- 26/06/2026
- Redazione
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Energia, 655 milioni di persone ancora senza elettricità: perché il mondo rischia di fallire l’obiettivo ONU del 2030
Nonostante la corsa globale alle energie rinnovabili e i progressi registrati negli ultimi anni, il mondo è ancora lontano dal garantire l’accesso universale all’energia. Oggi circa 655 milioni di persone vivono senza elettricità, mentre quasi 2 miliardi continuano a cucinare utilizzando combustibili e tecnologie altamente inquinanti, con pesanti conseguenze sulla salute, sull’ambiente e sullo sviluppo economico.
È quanto emerge dall’ultima edizione del rapporto internazionale Tracking SDG 7: The Energy Progress Report, che fotografa lo stato di avanzamento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 7 delle Nazioni Unite: assicurare entro il 2030 un accesso universale all’ energia moderna, affidabile, sostenibile e a costi accessibili.
L’allarme arriva in una fase particolarmente delicata, segnata dalla persistente instabilità dei mercati energetici e dalle crescenti preoccupazioni legate alla sicurezza degli approvvigionamenti.
L’Africa subsahariana resta il punto più critico della crisi energetica mondiale
Se a livello globale il tasso di accesso all’elettricità ha raggiunto il 92%, i progressi non sono distribuiti in modo uniforme.
La situazione più critica continua a essere quella dell’Africa subsahariana, dove oltre 560 milioni di persone non dispongono ancora di elettricità e circa 970 milioni non hanno accesso a sistemi di cottura puliti.
Secondo il rapporto, il ritmo dell’elettrificazione nella regione si è rallentato sensibilmente negli ultimi anni. Per raggiungere l’obiettivo dell’accesso universale entro il 2030 sarebbe necessario triplicare la velocità dei progressi attuali.
A pesare maggiormente sono le aree rurali, dove il divario energetico continua ad ampliarsi. Il numero di persone prive di accesso all’elettricità nelle campagne è infatti passato da 376 milioni nel 2010 a 447 milioni nel 2024.
Due miliardi di persone cucinano ancora con legna, carbone e cherosene
Uno dei dati più preoccupanti riguarda l’accesso a tecnologie pulite per la preparazione dei cibi.
Circa un quarto della popolazione mondiale continua a utilizzare combustibili tradizionali come legna, carbone, carbone fossile e cherosene. Una condizione che espone milioni di famiglie a elevati livelli di inquinamento domestico.
Le conseguenze sanitarie sono drammatiche: secondo le stime riportate nel documento, l’inquinamento dell’aria all’interno delle abitazioni provoca ogni anno circa 3 milioni di morti premature.
Anche in questo caso emerge una forte disparità tra città e campagne. L’89% della popolazione urbana ha accesso a sistemi di cottura puliti, contro appena il 56% degli abitanti delle zone rurali.
Senza interventi più incisivi, entro il 2030 quasi 1,8 miliardi di persone potrebbero continuare a dipendere da fonti energetiche altamente inquinanti.
Le energie rinnovabili avanzano e superano il 30% della produzione elettrica mondiale
Accanto alle criticità, il rapporto evidenzia segnali incoraggianti.
Le energie rinnovabili hanno continuato la loro espansione raggiungendo oltre il 30% del consumo globale di elettricità, mentre la capacità installata ha toccato un nuovo record mondiale di 544 watt pro capite.
Le tecnologie distribuite, come il solare off-grid e le mini-reti locali, stanno diventando strumenti sempre più importanti per portare energia nelle aree remote e nei territori dove la realizzazione di grandi infrastrutture risulta economicamente complessa.
Anche nuove soluzioni per la cottura pulita, tra cui bioetanolo, biogas ed elettrificazione domestica, stanno registrando una crescita significativa.
Tuttavia le differenze tra Paesi ricchi e Paesi poveri restano enormi. Nei Paesi ad alto reddito la capacità di generazione rinnovabile raggiunge i 1.224 watt per abitante, mentre nei Paesi a basso reddito si ferma a soli 33,6 watt pro capite.
Il vero ostacolo resta il costo dell’energia
Secondo gli esperti, il problema non riguarda soltanto la disponibilità delle infrastrutture.
In molti Paesi le reti elettriche esistono già, ma milioni di famiglie non riescono a sostenere i costi di connessione, cablaggio o utilizzo dei servizi energetici di base.
Per questo il rapporto sottolinea l’importanza di strumenti mirati come sussidi sociali, finanziamenti agevolati e modelli di elettrificazione a basso costo.
L’accessibilità economica dell’energia viene ormai considerata una condizione essenziale tanto quanto la disponibilità fisica delle infrastrutture.
Finanziamenti insufficienti: i Paesi più poveri ricevono meno risorse
Un altro elemento di preoccupazione riguarda il sostegno finanziario internazionale.
Nel 2024 i flussi pubblici destinati all’energia pulita nei Paesi in via di sviluppo hanno raggiunto 24,6 miliardi di dollari, in lieve aumento rispetto ai 24,4 miliardi dell’anno precedente.
Tuttavia il dato resta largamente insufficiente rispetto alle necessità globali.
Ancora più significativo il calo registrato nei Paesi meno sviluppati, che hanno ricevuto appena 3,7 miliardi di dollari, con una diminuzione dell’11% rispetto al 2023.
La maggior parte delle risorse continua inoltre ad arrivare sotto forma di debito, che rappresenta circa l’80% dei finanziamenti internazionali destinati all’energia pulita.
L’appello: servono scelte politiche più coraggiose per evitare il fallimento dell’Agenda 2030
Il messaggio che emerge dal rapporto è chiaro: senza un’accelerazione immediata degli investimenti e delle politiche energetiche il mondo rischia di mancare uno degli obiettivi chiave dell’Agenda ONU 2030.
Secondo Francesco La Camera, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), l’espansione delle energie rinnovabili nazionali rappresenta oggi uno strumento decisivo non solo per affrontare la crisi climatica, ma anche per rafforzare la sicurezza energetica e la resilienza economica dei Paesi.
Le istituzioni internazionali sono chiamate a concentrare gli sforzi soprattutto sulle comunità più vulnerabili, garantendo finanziamenti accessibili e strumenti concreti per favorire la diffusione dell’energia pulita.
La sfida non riguarda soltanto la transizione ecologica. Riguarda la possibilità per centinaia di milioni di persone di accedere a servizi essenziali, opportunità economiche e migliori condizioni di vita.











































































































































































































































































































































































































































