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A dieci anni dall’adozione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, l’Italia fa il punto sui progressi, sugli ostacoli ancora da superare e sulle prospettive future

L’occasione è l’evento online “10 anni dell’Agenda 2030: progressi, ostacoli e prospettive future”, organizzato dall’ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, in collaborazione con la Rappresentanza permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, l’UN Global Compact Network Italia e il SDSN Italia.

L’evento si è svolto ieri, nel giorno del primo anniversario del “Patto sul Futuro” delle Nazioni Unite e ha riunito rappresentanti di istituzioni internazionali, imprese, università e società civile per analizzare lo stato dell’Agenda 2030, il ruolo dell’Italia e le nuove sfide globali, tra cui cambiamento climatico, disuguaglianze, crisi geopolitiche e trasformazioni tecnologiche.

Secondo una recente indagine condotta in 16 Paesi europei, l’80% dei cittadini UE considera lo sviluppo sostenibile una priorità, e l’85% ritiene necessarie regole stringenti per le imprese in materia di sostenibilità. Gli italiani, in particolare, chiedono più responsabilità alle grandi aziende: l’85% è favorevole a leggi che obblighino le imprese a prevenire i danni ambientali e sociali delle proprie attività, anche se ciò comporta costi aggiuntivi.

Un futuro che si costruisce oggi

“Le sfide che abbiamo davanti impongono un cambiamento radicale nel modo in cui prendiamo decisioni,” ha dichiarato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. “Serve una governance anticipante, che tenga conto dell’impatto delle scelte di oggi sulle generazioni di domani.”

Proprio in questa direzione va il Future Paper presentato da ASviS, dal titolo “Una governance anticipante per l’Italia”, disponibile su ecosistemafuturo.it

Il documento propone una serie di interventi da attuare entro il 2027 per rafforzare la capacità del Paese di pianificare a lungo termine. Tra questi: Strutture di strategic foresight per esplorare scenari futuri e anticipare rischi e opportunità; Valutazione di Impatto Generazionale per leggi e politiche pubbliche; Istituzione di autorità indipendenti per la tutela dei diritti delle generazioni future; Formazione della Pubblica Amministrazione sulle competenze necessarie per una governance orientata al futuro; Creazione di un’Assemblea Nazionale sul Futuro, con il coinvolgimento diretto dei giovani.

“La Costituzione italiana, con la riforma dell’articolo 9, ci impone di proteggere l’ambiente anche nell’interesse delle future generazioni – ha ricordato Giulia Di Donato, autrice del documento – e i giovani devono essere protagonisti di questo processo”.

Cittadini consapevoli, istituzioni ancora indietro

I dati raccolti in Italia mostrano un’elevata consapevolezza tra i cittadini sull’urgenza di una transizione sostenibile. Tuttavia, solo un terzo degli italiani ritiene che i governi stiano facendo abbastanza per limitare l’impatto negativo delle grandi imprese su ambiente e diritti umani.

Inoltre, il 79% vuole che le aziende siano obbligate a ridurre le proprie emissioni, mentre il 75% chiede investimenti pubblici e privati più consistenti per raggiungere gli SDGs.

L’Italia e il suo ruolo globale

Durante l’evento, il Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, Maurizio Massari, ha ricordato che il decennale dell’Agenda 2030 coincide con l’80° anniversario dell’ONU e i 70 anni dell’Italia nell’Organizzazione.

“Il nostro Paese è in prima linea su temi cruciali, come le istituzioni giuste (SDG16), la sicurezza alimentare e i cambiamenti climatici,” ha sottolineato Massari, annunciando che l’Italia ha co-ospitato ad Addis Abeba l’evento Unfss+4 sulla trasformazione dei sistemi agroalimentari.

Il ruolo delle imprese e delle università

A evidenziare il legame tra sostenibilità e competitività è stato Filippo Bettini, presidente del UN Global Compact Network Italia: “Tre italiani su quattro riconoscono che la sostenibilità è una leva strategica per le imprese. Ma serve una regolamentazione chiara e accessibile anche alle PMI, affinché nessuno resti indietro.”

Sull’importanza dell’educazione al futuro è intervenuta Patrizia Lombardi, co-presidente del SDSN Italia: “Le università devono essere motori di innovazione e consapevolezza. Solo con una formazione adeguata possiamo generare cittadini capaci di affrontare le sfide globali e contribuire a un futuro più giusto.”

Leggi anche: Obiettivi di sviluppo sostenibile: otto Stati aderiscono alla Partnership Platform on Localizing the SDGs

La sfida del nostro tempo

A chiudere l’evento è stato Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS, con un appello forte: “Non possiamo più considerare il futuro un concetto astratto. Dobbiamo usarlo come bussola per le scelte del presente. È questa la chiave per coniugare prosperità, equità e sostenibilità.”

Il tempo stringe: mancano solo cinque anni alla scadenza dell’Agenda 2030. Ma la consapevolezza cresce, e con essa anche la pressione dei cittadini verso istituzioni e imprese. Il futuro è ancora tutto da scrivere — e potrebbe iniziare proprio da qui.

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