- 15/08/2025
- Luca Martino
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Sebbene il riscaldamento globale sia spesso visto come una minaccia a lungo termine, il ruolo che i conflitti armati hanno nell’aggravare la crisi climatica è un aspetto ancora troppo sottovalutato, ma che rischia di minacciare gravemente il nostro futuro comune
Oggi, alle 21.00 ora italiana, in Alaska, si terrà il tanto atteso vertice tra il Presidente americano Donald Trump e il Presidente russo Vladimir Putin, focalizzato sul conflitto in Ucraina. L’incontro rappresenta il primo faccia a faccia tra le due superpotenze dopo l’inizio delle ostilità il 22 febbraio 2022, con il mondo che guarda con speranza a questa opportunità come possibile inizio per un cessate il fuoco.
Tuttavia, accanto alle preoccupazioni geopolitiche, emerge un altro tema urgente, legato agli effetti collaterali di tale conflitto: il cambiamento climatico.
Non solo le guerre accelerano il deterioramento ambientale durante il conflitto stesso, ma hanno anche effetti a lungo termine, aggravando la già fragile condizione del nostro ecosistema.
Le emissioni Militari: un settore nascosto
Uno degli aspetti più problematici quando si parla di guerra e ambiente è la mancanza di trasparenza sulle emissioni di gas serra del settore militare.
I trattati internazionali sul clima, come il Protocollo di Kyoto (1997) e l’Accordo di Parigi (2015), hanno escluso esplicitamente le emissioni provenienti dalle attività militari, lasciando ogni Stato libero di decidere se comunicare o meno i dati relativi alle proprie forze armate.
Tale esclusione, purtroppo, ha creato una vera e propria lacuna informativa, ostacolando qualsiasi tentativo di monitoraggio e regolamentazione delle emissioni dirette ed indirette legate ai conflitti armati.
Se da una parte alcuni paesi, come gli Stati Uniti e diversi membri dell’Unione Europea, forniscono periodicamente questi dati, molti altri Stati non lo fanno, lasciando incertezza e difficoltà nelle valutazioni globali delle emissioni. Ciò ha un impatto diretto sulla formulazione di politiche di mitigazione climatica, che, senza informazioni precise, rischiano di essere incomplete o inadeguate.
Un impatto diretto e indiretto sul Clima
L’impatto del conflitto sul clima è duplice: diretto e indiretto. Le emissioni dirette provengono principalmente dal consumo di carburanti fossili (diesel, gasolio, aviazione e carburanti navali), che alimentano veicoli terrestri, aerei e navali militari.
Ogni movimento di truppe, trasporto di armamenti e logistica genera enormi quantità di CO2. In tempo di guerra, inoltre, le esplosioni, l’uso di armi incendiari e la distruzione di infrastrutture (tra cui centrali elettriche e raffinerie) determinano un aumento significativo delle emissioni, rilasciando non solo gas serra ma anche sostanze chimiche dannose.
A ciò si aggiungono gli incendi dolosi: quando le forze militari distruggono impianti petroliferi per impedirne l’utilizzo da parte dei nemici (una pratica nota come gas flaring), la quantità di carbonio immessa nell’atmosfera è enorme. Paesi come Siria, Iraq, Libia e Colombia hanno assistito a devastazioni di questa natura, con emissioni che superano quelle annuali di interi Stati.
Gli effetti collaterali del Conflitto
Anche gli effetti indiretti della guerra sul clima sono devastanti. In contesti di conflitto, la governance ambientale viene spesso minata, portando a un maggiore uso di risorse naturali in modo non sostenibile.
Ad esempio, la deforestazione per la produzione di legna da ardere, una necessità nei paesi colpiti dalla guerra, è una prassi comune in luoghi come la Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan, Yemen e Siria.
Anche le missioni umanitarie, pur essendo necessarie, contribuiscono all’impronta di carbonio globale: le forniture di cibo, acqua e tende per milioni di profughi e sfollati, unite alla necessità di trasporti e alle attività logistiche, generano elevate quantità di emissioni indirette.
Anche se le agenzie umanitarie, come l’UNHCR, stanno cercando di passare all’energia rinnovabile, il cammino rimane lungo e difficile.
L’interferenza della Guerra con la Politica Climatica Globale
Un esempio lampante della relazione tra conflitti e crisi climatica si è avuto con l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, che ha avuto un impatto diretto sulle politiche energetiche e climatiche in Europa.
In un evento del 2022 alla COP27, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha avvertito che l’aumento dell’uso di combustibili fossili come risposta alla guerra rischia di vanificare i progressi compiuti nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Se i paesi aumentano la loro dipendenza da fonti fossili per rispondere a crisi energetiche locali o globali, gli obiettivi climatici a lungo termine potrebbero essere compromessi.
Le guerre, in sostanza, compromettono le politiche climatiche globali non solo per le emissioni dirette, ma anche per i mutamenti nei comportamenti energetici che inducono a politiche più intensive in carbonio.
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Un settore da monitorare
In un mondo in cui i cambiamenti climatici rappresentano una delle sfide più urgenti, non possiamo ignorare l’impatto ambientale dei conflitti armati. Il settore militare, che continua a essere escluso dai trattati sul clima, deve essere monitorato e incluso in un bilancio complessivo delle emissioni globali.
L’introduzione di obblighi di rendicontazione per le emissioni militari e la creazione di metodologie standardizzate per la misurazione di tali emissioni sono passi necessari per affrontare la crisi climatica in modo efficace e globale.
I governi e le istituzioni internazionali devono affrontare la questione in modo serio, consapevoli che la sicurezza climatica è inseparabile dalla sicurezza globale. Solo un approccio integrato che consideri tutti i settori, anche quello militare, potrà garantire un futuro più sostenibile per le generazioni a venire.


















































































































































































































































































































































































































































