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Si è conclusa a Roma la quinta edizione dell’EIIS Summit 2026. Leader globali, istituzioni e giovani si sono confrontati su sostenibilità, IA, clima e futuro

Per due giorni l’Acquario Romano si è trasformato in un laboratorio internazionale sul futuro. Leader globali, istituzioni, imprese e nuove generazioni si sono confrontati su sostenibilità, innovazione e trasformazione sociale durante la quinta edizione dell’European Institute of Innovation for Sustainability Summit 2026.

Il Summit, promosso da European Institute of Innovation for Sustainability in partnership con Roma Capitale, International Fund for Agricultural Development, Sustainable Development Solutions Network, WWF e CONAI, ha acceso i riflettori sui cosiddetti “segnali deboli” del presente: quei cambiamenti ancora poco visibili che potrebbero però ridefinire economia, società e modelli produttivi nei prossimi anni.

A guidare il confronto è stato il tema scelto per questa edizione, “The Future Is Here Somewhere”, una riflessione su come il futuro non sia più un concetto lontano, ma qualcosa già rintracciabile nelle trasformazioni in corso.

Jeffrey Sachs: “Serve una nuova leadership globale capace di trasformare il dialogo in azioni”

Nella foto Jeffrey Sachs – Credit: EIIS

Tra gli interventi più attesi, quello dell’economista Jeffrey Sachs, che nel keynote inaugurale ha indicato la necessità di ripensare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso una cooperazione più forte tra istituzioni, imprese e università.

Secondo Sachs, eventi come l’EIIS Summit rappresentano “lo spazio ideale per costruire una nuova leadership giovanile”, capace di affrontare le grandi crisi geopolitiche, climatiche ed economiche attraverso soluzioni condivise e concrete.

Durante le due giornate si sono alternati panel dedicati a infrastrutture, intelligenza artificiale, industria rigenerativa, sistemi agroalimentari e moda responsabile, con l’obiettivo di individuare modelli sostenibili già applicabili nel presente.

Carlo Alberto Pratesi: “Le tecnologie non bastano, servono empatia e alleanze”

Al centro del Summit anche il ruolo delle nuove generazioni nel guidare il cambiamento.

“Abbiamo tecnologie, strumenti e soluzioni, ma non basta”, ha dichiarato Carlo Alberto Pratesi. “Per costruire un futuro migliore serve l’impegno dei giovani, ai quali chiediamo di farsi ascoltare e indicarci la direzione del cambiamento. Ma serve anche maggiore empatia da parte di tutti noi per costruire quelle alleanze che sono alla base della sostenibilità”.

Un messaggio che ha attraversato l’intero evento, trasformando il Summit non solo in un appuntamento istituzionale, ma in uno spazio di ascolto e confronto intergenerazionale.

La ricerca “Future Messages”: salute mentale prima preoccupazione per gli under 35

Uno dei momenti più significativi dell’edizione 2026 è stata la presentazione della ricerca “Future Messages”, realizzata a Roma tra aprile e maggio in collaborazione con Roma Capitale, WWF e The Jackal.

Presentata da Gianluca Fru, l’indagine ha coinvolto centinaia di giovani under 35 invitati a scrivere una lettera al proprio sé del 2040. Il risultato è una fotografia inedita delle paure, delle aspirazioni e delle priorità della Generazione Z e dei Millennials.

Il dato che emerge con maggiore forza riguarda la salute mentale, indicata come principale preoccupazione dal 19% dei partecipanti, percentuale che sale al 22% nella fascia tra i 25 e i 34 anni.

Seguono temi concreti e quotidiani come:

  • educazione (14%);
  • accesso alla casa (14%);
  • cambiamento climatico, particolarmente sentito dagli under 25 (18%).

Sorprende invece il peso relativamente basso attribuito alla tecnologia, che si ferma al 7% nonostante sia al centro del dibattito pubblico globale.

Dalle lettere emerge inoltre un aspetto simbolico importante: quattro giovani su dieci parlano del futuro attraverso il linguaggio della speranza più che della volontà o della paura.

Monica Lucarelli: “La salute mentale non è un tema privato, ma politico”

A commentare i risultati della ricerca è stata Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti di Roma Capitale.

“Questi risultati raccontano una generazione che non chiede semplicemente di essere rappresentata, ma di essere ascoltata davvero”, ha spiegato Lucarelli. “Colpisce che la salute mentale emerga come la prima preoccupazione delle ragazze e dei ragazzi romani: è un segnale profondo che parla di fragilità, pressione sociale e bisogno di equilibrio”.

Secondo l’assessora, il benessere psicologico non può più essere considerato un tema marginale: “È una questione pubblica, culturale e politica che riguarda il modo in cui immaginiamo il futuro delle nostre città”.

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