- 19/02/2026
- Redazione
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L’Europa si riscalda il doppio della media globale. Il Comitato Scientifico Ue chiede un quadro normativo più forte per l’adattamento climatico: 24mila morti nel 2025 per il caldo e 45 miliardi di danni l’anno
L’Europa corre più veloce verso il caldo estremo rispetto al resto del pianeta. E non è un modo di dire: il continente si sta riscaldando a una velocità circa doppia rispetto alla media globale. Ondate di calore, incendi, alluvioni e siccità non sono più eventi eccezionali, ma una nuova normalità che sta già costando vite umane e miliardi di euro.
A lanciare l’allarme è il Comitato Consultivo Scientifico Europeo sui Cambiamenti Climatici, che in un nuovo rapporto chiede all’Unione europea di rafforzare con urgenza il proprio quadro normativo sull’adattamento climatico. Il messaggio è chiaro: ridurre le emissioni non basta, bisogna anche prepararsi agli impatti ormai inevitabili.
L’Europa si scalda più del resto del mondo
Secondo i dati scientifici, la temperatura media globale è già aumentata di circa 1,4°C rispetto ai livelli preindustriali. E l’obiettivo di contenere l’aumento entro 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi appare sempre più difficile da raggiungere.
In Europa, però, la situazione è ancora più critica. Il surriscaldamento è superiore alla media mondiale e si traduce in fenomeni estremi sempre più frequenti: ondate di calore prolungate, incendi boschivi devastanti, inondazioni, erosione costiera e innalzamento del livello del mare.
Il bilancio è già pesantissimo. Solo il caldo estremo ha causato circa 24mila morti premature nell’estate del 2025. I danni economici a infrastrutture, abitazioni e attività produttive ammontano a circa 45 miliardi di euro l’anno.
Perché l’adattamento è diventato una priorità
“Gli eventi estremi stanno già causando gravi perdite in tutta Europa”, ha spiegato il presidente del Comitato, Ottmar Edenhofer. “Maggiori sforzi di adattamento non sono facoltativi, ma essenziali per proteggere vite umane, mezzi di sussistenza e le fondamenta economiche dell’Europa”.
Finora, però, le misure adottate non sono considerate sufficienti. Il problema è anche strutturale: molti rischi climatici sono transfrontalieri. Le alluvioni non si fermano ai confini, così come le crisi energetiche o le interruzioni delle catene di approvvigionamento.
Per questo, secondo il Comitato, serve un quadro normativo europeo più solido, capace di coordinare gli Stati membri e garantire coerenza nelle strategie.
Come sottolinea la vicepresidente Laura Diaz Anadon, l’adattamento “va oltre la politica climatica”: riguarda la sicurezza alimentare, l’accesso all’acqua, la stabilità energetica, la salute pubblica e la competitività economica.
Le cinque mosse chieste all’Unione europea
Nel rapporto, gli scienziati indicano cinque raccomandazioni chiave per rendere l’Europa più resiliente:
1. Valutazioni del rischio obbligatorie
Rendere obbligatorie e armonizzare le valutazioni dei rischi climatici in tutte le politiche europee e nazionali, utilizzando scenari e metodologie comuni.
2. Prepararsi anche agli scenari peggiori
Adottare un quadro di riferimento che consideri uno scenario di riscaldamento globale fino a 2,8–3,3°C entro il 2100. In Europa questo significherebbe condizioni ancora più critiche rispetto al resto del mondo.
3. Una visione chiara al 2050
Definire obiettivi misurabili per rendere l’Ue resiliente entro il 2050, con strategie settoriali precise.
4. Equità e resilienza sociale
Integrare la dimensione sociale nelle politiche di adattamento, per evitare che le fasce più vulnerabili paghino il prezzo più alto.
5. Più investimenti pubblici e privati
Mobilitare risorse finanziarie per prevenzione e adattamento, rendendo più coerente la gestione dei costi legati ai disastri climatici.
Mitigazione e adattamento: due facce della stessa strategia
Un punto centrale del rapporto è che l’adattamento non può sostituire la mitigazione. Ridurre drasticamente le emissioni resta indispensabile per evitare scenari ancora più gravi e irreversibili.
Come ha evidenziato la vicepresidente Jette Bredahl Jacobsen, una gestione solida dei rischi significa prepararsi a diversi scenari possibili. Ma senza un taglio profondo e duraturo delle emissioni, anche le migliori strategie di adattamento rischiano di non bastare.
In altre parole, l’Europa deve agire su due fronti contemporaneamente: ridurre le emissioni per limitare i danni futuri e rafforzare l’adattamento per proteggere cittadini, economia ed ecosistemi dagli impatti già in atto.




























































































































































































































































































































































































































