Scioglimento della neve legato alle emissioni delle Olimpiadi invernali e agli sponsor fossili
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Una nuova ricerca denuncia il paradosso climatico delle Olimpiadi invernali: tra emissioni e sponsor fossili, Milano-Cortina 2026 rischia di accelerare la scomparsa di neve e ghiacciai

Le Olimpiadi invernali esistono grazie alla neve. Ma oggi, sempre più spesso, contribuiscono a farla sparire. È un paradosso che emerge con forza da una nuova ricerca pubblicata in occasione della Giornata Mondiale della Neve, che si celebra oggi 18 gennaio, e che mette sotto la lente l’impatto climatico dei Giochi.

Secondo lo studio, firmato da Scientists for Global Responsibility e dal New Weather Institute, le emissioni di carbonio prodotte dall’organizzazione delle Olimpiadi invernali – e soprattutto dagli accordi di sponsorizzazione con grandi gruppi industriali – stanno accelerando lo scioglimento della neve e dei ghiacciai da cui dipendono gli sport invernali.

Milano-Cortina 2026: l’impronta climatica dei Giochi

Limitandosi ai dati ufficiali, e senza considerare l’effetto degli sponsor, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 produrranno circa 930 mila tonnellate di CO₂ equivalente. Un numero che, tradotto in impatti concreti, significa la perdita stimata di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso e lo scioglimento di oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale.

Per avere un’idea delle dimensioni, è come se scomparissero 1.300 piste olimpiche di hockey su ghiaccio. Non un dettaglio, per un evento che dovrebbe celebrare la montagna e l’inverno.

Quando entrano in gioco gli sponsor, il conto cresce

Ma il quadro diventa ancora più critico se si guarda a tre soli accordi di sponsorizzazione: quelli con Eni, Stellantis e ITA Airways. Secondo i ricercatori, questi partnership promozionali potrebbero indurre emissioni aggiuntive pari a circa 1,3 milioni di tonnellate di CO₂, facendo crescere l’impronta climatica complessiva dei Giochi di circa il 40%.

Più della metà di queste emissioni aggiuntive sarebbe riconducibile alla sponsorizzazione con Eni, colosso del petrolio e del gas. Il resto arriverebbe dal settore automobilistico e dal trasporto aereo. Anche qui, l’effetto non è astratto: si traduce in altri 3,2 chilometri quadrati di neve persa e oltre 20 milioni di tonnellate di ghiaccio destinate a sciogliersi.

Il bilancio finale: meno neve, meno ghiaccio, meno futuro

Sommando l’impatto diretto dei Giochi e quello delle sponsorizzazioni ad alto contenuto di carbonio, il risultato è netto: 5,5 chilometri quadrati di manto nevoso in meno e oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale perse. L’equivalente di più di 3.000 piste olimpiche di hockey.

Numeri che raccontano una contraddizione difficile da ignorare: mentre gli sport invernali diventano sempre più fragili a causa del riscaldamento globale, il loro evento simbolo continua a legarsi a chi quel riscaldamento lo alimenta.

Stazioni sciistiche che chiudono, neve artificiale che avanza

Il contesto è già drammatico. Negli ultimi cinque anni, l’Italia ha perso 265 stazioni sciistiche. In Francia, che ospiterà i Giochi del 2030, ne sono scomparse oltre 180, mentre in Svizzera hanno chiuso 55 impianti di risalita.

La neve naturale è sempre più rara, soprattutto a quote medio-basse, e molte località sopravvivono solo grazie alla neve artificiale, che richiede energia, acqua e investimenti crescenti. Un circolo vizioso che rende gli sport invernali sempre meno sostenibili.

“Gli sport invernali possono cambiare rotta”

Secondo Stuart Parkinson, direttore di Scientists for Global Responsibility e autore principale del rapporto, la responsabilità è chiara: “Chiunque frequenti le montagne può vedere che la neve si sta perdendo e i ghiacciai si stanno sciogliendo. Questo studio dimostra che gli sport invernali contribuiscono a questo processo, sia direttamente con le loro emissioni, sia promuovendo grandi inquinatori. Ma proprio per questo possono diventare parte della soluzione”.

Il precedente del tabacco e la sfida climatica

Il rapporto richiama un episodio spesso dimenticato: nel 1988, alle Olimpiadi di Calgary, il movimento olimpico prese una posizione netta contro la sponsorizzazione del tabacco. Una scelta che contribuì a cambiare il rapporto tra sport e industria.

Secondo Andrew Simms, co-direttore del New Weather Institute: “Oggi l’inquinamento da combustibili fossili provoca un numero di morti paragonabile a quello del tabacco. Le Olimpiadi dovrebbero seguire il loro stesso precedente e interrompere un legame che minaccia non solo gli atleti, ma la sopravvivenza dei Giochi”.

Dalla celebrazione della neve a scelte concrete

Anche Anna Jonsson del New Weather Institute Sweden invita a passare dalle parole ai fatti: “Se davvero vogliamo celebrare la neve, il modo migliore è smettere di promuovere le aziende che stanno distruggendo il futuro degli sport invernali”.

Un messaggio condiviso da molti atleti, come lo sciatore svedese Björn Sandström, che sottolinea il valore simbolico delle Olimpiadi e il segnale che inviano al mondo.

Meno sponsor fossili, meno cemento, meno voli

Secondo il rapporto, le misure più efficaci per ridurre l’impatto climatico dei Giochi sono chiare: porre fine alle sponsorizzazioni con aziende ad alto contenuto di carbonio, evitare nuove infrastrutture permanenti e ridurre drasticamente i viaggi aerei degli spettatori.

Nel frattempo, attivisti e sportivi si mobilitano con iniziative come savethewintergames.com e la petizione “Ski Fossil Free”, per difendere non solo lo sport, ma l’inverno stesso.

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