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Global Mutirão: alla COP30 nasce un nuovo impegno per accelerare la transizione climatica con cooperazione internazionale e fondi triplicati per l’adattamento

La plenaria della COP30 di Belém ha approvato all’unanimità il Global Mutirão, un accordo politico che richiama la tradizione amazzonica della cooperazione comunitaria.

Dopo due settimane di negoziati e un’ultima maratona notturna sulle bozze finali, 194 Paesi hanno partecipato ai lavori internazionali sulla crisi climatica e sulla transizione, con 118 nuovi piani climatici nazionali presentati nel corso dell’anno. Gli Stati Uniti, tuttavia, non hanno preso parte al summit.

Oltre i combustibili fossili: nuovi processi e nuovi strumenti

Nel testo finale non compare alcun riferimento diretto alle fonti fossili, nonostante la richiesta di oltre 80 Paesi e l’appello del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva.

Tuttavia, il Global Mutirão apre nuovi spazi di confronto sul taglio delle emissioni e avvia processi orientati ad accelerare la transizione energetica.

Tra questi:
– il Global Implementation Accelerator, un processo biennale guidato dalle presidenze COP30 e COP31 per ridurre il divario tra i piani nazionali attuali e ciò che è necessario per mantenere la soglia di 1,5°C;
lo sviluppo di un meccanismo per la transizione giusta, dedicato a cooperazione internazionale, assistenza tecnica, capacity building e condivisione delle conoscenze.

Finanza climatica: impegni e nuove direttrici

Sul fronte finanziario, la COP30 segna un’ondata di nuovi impegni:

– i Paesi più ricchi hanno assunto l’impegno di triplicare la finanza per l’adattamento entro il 2035, destinando 120 miliardi di dollari ai Paesi più vulnerabili all’interno del nuovo obiettivo complessivo da 300 miliardi;
– definito un programma di lavoro biennale per garantire l’erogazione dei fondi, compreso l’obiettivo dei 300 miliardi;
135 milioni di dollari sono stati destinati all’Adaptation Fund;
– la Baku-to-Belém Roadmap ha fissato l’obiettivo di portare i finanziamenti globali per il clima ad almeno 1,3 trilioni di dollari l’anno entro il 2035;
300 milioni di dollari sono stati impegnati per il Belém Health Action Plan, dedicato all’adattamento dei sistemi sanitari;
– annunciate 13 nuove piattaforme nazionali e una regionale per incrementare i finanziamenti climatici domestici.

Fuori dal perimetro strettamente negoziale, continuano progressi paralleli tramite riforme del sistema finanziario, aumento dei fondi delle banche multilaterali di sviluppo, swap del debito e nuovi meccanismi di finanziamento.

Foreste: una roadmap globale per fermare la deforestazione

Oltre 90 Paesi hanno sostenuto la proposta di una roadmap globale contro la deforestazione, basata su tre pilastri: finanza, monitoraggio e diritti delle popolazioni indigene.

Parallelamente, sono stati annunciati almeno 6,5 miliardi di dollari per la Tropical Forests Forever Facility, destinati alla protezione forestale e alle iniziative di conservazione guidate dalle comunità locali.

Transizione energetica: segnali politici e investimenti record

Il fronte energetico ha registrato alcuni dei progressi più concreti:
– la Corea del Sud ha annunciato un’uscita anticipata dal carbone e ha aderito alla Powering Past Coal Alliance;
– più di 1 trilione di dollari è stato impegnato entro il 2030 per l’espansione delle reti elettriche, lo stoccaggio energetico e altre iniziative per la transizione;
590 milioni di dollari mobilitati per la riduzione del metano;
– governi e partner industriali hanno riportato progetti di industria pulita per 140 miliardi di dollari in fase di sviluppo, un terzo dei quali in economie emergenti.

Informazione e integrità: la “COP della verità”

La COP30 è stata definita anche la “COP della Verità”, con un impegno formale di tutti i negoziatori a rafforzare l’integrità dell’informazione nel quadro degli esiti del Mutirão.

Tra le decisioni:
18 governi hanno firmato la Dichiarazione sull’integrità dell’informazione sul cambiamento climatico;
– cresce la Global Initiative for Information Integrity on Climate Change, istituita nel 2025: ora coinvolge 14 Paesi;
– l’Unione Europea, riconoscendo l’impatto della disinformazione sulle ambizioni climatiche, ha incluso per la prima volta nel suo NDC misure esplicite contro la disinformazione climatica.

Commercio e clima: un nuovo spazio di coordinamento

Il testo finale riafferma che le misure climatiche non devono tradursi in discriminazioni arbitrarie né ostacolare il commercio internazionale, un punto sostenuto in particolare dalla Cina.

Nel contempo:

– il Brasile ha lanciato un Integrated Forum on Climate Change and Trade per coordinare politiche commerciali coerenti con gli obiettivi climatici;

– Brasile, UE, Cina, Regno Unito e altri Paesi — responsabili di circa il 20% delle emissioni globali — hanno concordato una Global Carbon Market Coalition per armonizzare monitoraggio, rendicontazione e metodologie di contabilizzazione del carbonio.

Partecipazione indigena: una COP storica

È stata una COP record per la partecipazione dei popoli indigeni:

– 900 rappresentanti indigeni hanno partecipato nella Blue Zone e oltre 3.000 complessivamente agli eventi di Belém;
– donatori internazionali hanno allocato 1,8 miliardi di dollari direttamente e indirettamente a favore dei popoli indigeni e delle comunità locali;
– il Brasile ha avanzato il riconoscimento di nuovi territori indigeni, con 10 aree formalmente dichiarate;
– lanciato un Global Intergovernmental Land Tenure Commitment, sottoscritto da 15 governi per rafforzare i diritti fondiari su 160 milioni di ettari — una superficie simile a quella della Mongolia.

Lula: “La scienza ha prevalso, il multilateralismo ha vinto”

Accogliendo l’accordo, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha sottolineato il valore politico del Global Mutirão:“La scienza ha prevalso, il multilateralismo ha vinto”, ha dichiarato.

In un anno in cui la temperatura globale ha superato stabilmente la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, Lula ha ricordato che la comunità internazionale era chiamata a scegliere tra continuare o rinunciare. “Abbiamo scelto di continuare”, ha affermato al vertice G20 di Johannesburg.

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