- 30/10/2025
- Redazione
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L’Europa riduce emissioni e cresce nelle rinnovabili. Italia seconda per economia circolare, ma in forte ritardo su clima e biodiversità
L’Europa si conferma leader globale nella corsa verso la sostenibilità. Le emissioni di gas serra continuano a diminuire, i combustibili fossili lasciano spazio alle rinnovabili – la cui quota è raddoppiata dal 2005 – e migliorano anche la qualità dell’aria, l’efficienza energetica e i modelli di economia circolare.
Ma non tutto è in equilibrio: il continente più verde del pianeta è anche quello che si riscalda più rapidamente, e la biodiversità resta in grave sofferenza in tutti gli ecosistemi, terrestri e marini.
È il quadro che emerge dai nuovi dati presentati a Roma dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa).
Tre i rapporti al centro dell’iniziativa, tenutasi alla Camera dei Deputati: Europe’s Environment 2025 dell’Agenzia europea per l’ambiente, il Rapporto sullo Stato dell’Ambiente in Italia 2025 dell’Ispra e il Rapporto Ambiente Snpa. Tre analisi complementari, che offrono una fotografia multilivello della situazione ambientale europea, nazionale e regionale.
L’Italia, campione di economia circolare ma fragile sul fronte climatico
Nel confronto europeo, l’Italia si distingue per le sue performance nel campo dell’economia circolare. Con un tasso di utilizzo circolare dei materiali del 20,8% nel 2023, quasi il doppio della media europea (11,8%), il nostro Paese si colloca al secondo posto nell’Ue, confermando un ruolo di primo piano nella gestione efficiente delle risorse.
Bene anche la riduzione delle emissioni di gas serra, diminuite del 26,4% rispetto al 1990, e la crescita dell’agricoltura biologica, che continua a espandersi. Sul fronte energetico, l’Italia ha superato gli obiettivi europei del 2020 e punta a raggiungere una quota di rinnovabili del 38,7% entro il 2030.
Ma accanto ai progressi, restano tre grandi sfide aperte: biodiversità, consumo di suolo e cambiamenti climatici.
Biodiversità in affanno e suolo sempre più consumato
L’Italia possiede una delle biodiversità più ricche d’Europa, ma lo stato di conservazione degli ecosistemi è preoccupante. Solo l’8% degli habitat naturali risulta in condizioni favorevoli, mentre il 28% dei vertebrati e il 24% delle piante vascolari sono a rischio di estinzione.
Il consumo di suolo resta un’emergenza cronica: nel solo 2024 sono stati persi 7.850 ettari, l’equivalente di 21,5 ettari al giorno. E sul fronte climatico, l’anno appena trascorso è stato il più caldo dal 1961, con ghiacciai alpini in rapido arretramento e un livello del mare in costante crescita.
Le conseguenze economiche si fanno sentire: le perdite pro capite dovute a eventi estremi sono quintuplicate in sette anni, e dal 2017 l’Italia registra valori superiori alla media europea.
Qualità dell’ambiente: migliorano i fiumi, resta l’allerta sull’aria
Nonostante un generale miglioramento della qualità dell’aria, i livelli di inquinamento restano ancora troppo vicini ai limiti di legge e lontani dai valori raccomandati dall’Oms. Segnali positivi invece arrivano dai corsi d’acqua: il 78% dei fiumi italiani è oggi in buono stato chimico, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti.
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Le regioni italiane tra eccellenze e ritardi
A livello territoriale, l’Italia mostra un mosaico di eccellenze locali e disuguaglianze ambientali. In testa per raccolta differenziata ci sono Veneto (77,7%), Emilia-Romagna (77,2%) e Sardegna (76,3%).
Valle d’Aosta, Trentino e Basilicata spiccano invece per l’alto consumo di energia da fonti rinnovabili, mentre le regioni del Centro e Sud si avvicinano ai target europei per l’agricoltura biologica.
Sul fronte dei piani di adattamento ai cambiamenti climatici, solo sette regioni hanno approvato una strategia formale, ma tutte hanno inserito l’adattamento climatico tra le priorità della loro programmazione ambientale.
Una rete di conoscenze per una transizione condivisa
I tre rapporti presentati da Ispra e Snpa non sono analisi isolate, ma tasselli di un’unica cornice conoscitiva basata su indicatori ambientali ufficiali e aggiornati, che garantiscono comparabilità e trasparenza. Uno strumento essenziale per misurare l’efficacia delle politiche pubbliche e orientare le strategie future.
In un momento in cui l’Europa accelera sulla transizione ecologica, il messaggio è chiaro: l’Italia può e deve giocare un ruolo da protagonista, ma la sfida vera sarà unire le eccellenze regionali in una strategia nazionale coerente, capace di coniugare competitività economica e tutela dell’ambiente.
























































































































































































































































































































































































































