- 11/01/2026
- Redazione
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In Italia 4,2 milioni di famiglie soffrono di povertà alimentare. I dati dell’Atlante della Fame 2025 e le proposte per uscire dall’emergenza
In Italia la povertà alimentare non è più un’emergenza invisibile. È una realtà quotidiana che riguarda milioni di persone e attraversa tutto il Paese, dal Sud alle grandi città del Nord. A dirlo è l’Atlante della Fame in Italia 2025, realizzato da Azione Contro la Fame con il contributo di Percorsi di Secondo Welfare e dell’Università degli Studi di Milano.
I numeri raccontano una situazione preoccupante: oltre 4 milioni di famiglie mostrano segnali di deprivazione alimentare e quasi 3 milioni non riescono ad accedere con continuità a un pasto nutrizionalmente adeguato. Significa, in concreto, mangiare meno e peggio ogni giorno.
Mangiare costa troppo: cosa significa deprivazione alimentare
La povertà alimentare non si manifesta solo con la fame. Spesso prende la forma di rinunce silenziose: si sceglie il cibo più economico invece di quello nutriente, si riducono le porzioni, si eliminano frutta, verdura, carne e pesce dalla spesa settimanale.
Nel 2024, secondo l’Atlante, 4,2 milioni di famiglie hanno vissuto almeno una forma di deprivazione alimentare. C’è chi non può permettersi un pasto proteico ogni due giorni, chi arriva a fine mese senza soldi per fare la spesa e chi convive con un’insicurezza alimentare cronica. Un dato che mostra come il problema non sia episodico, ma strutturale.
Dove si soffre di più: Sud e categorie fragili
L’incidenza della povertà alimentare varia sul territorio, ma resta alta ovunque. Nel 2023, l’8,8% delle famiglie italiane non riusciva a garantire un pasto proteico regolare. Nel Sud Italia la percentuale sale al 14,3%, superando il 10% anche nelle Isole e nel Centro.
Alcuni nuclei sono più esposti di altri:
famiglie con tre o più figli minori: 16,6%
famiglie con componenti stranieri: 14,7%
nuclei con basso livello di istruzione: 11,4%
giovani sotto i 34 anni: 10,8%
Il filo conduttore è economico: redditi bassi, lavoro precario, spese arretrate. Oggi lavorare non basta più per mangiare in modo sano. È il volto sempre più diffuso della povertà lavorativa, che colpisce anche chi un’occupazione ce l’ha.
Politiche pubbliche e Terzo Settore: risposte ancora insufficienti
In Italia il contrasto alla povertà alimentare si affida a misure pubbliche e al lavoro del Terzo Settore. Strumenti come la Carta Dedicata a Te o il Reddito Alimentare aiutano nell’immediato, ma restano legati a una logica emergenziale.
Accanto a questi interventi esistono esperienze più avanzate, come empori solidali, tessere spesa e progetti che uniscono assistenza alimentare, educazione nutrizionale e inserimento lavorativo. Tuttavia, la risposta resta frammentata e spesso limitata alla semplice distribuzione di cibo.
Le proposte di Azione Contro la Fame: dal soccorso ai diritti
Secondo Azione Contro la Fame, continuare a rispondere alla povertà alimentare solo con interventi di emergenza non basta più. L’Atlante della Fame in Italia 2025 indica con chiarezza la necessità di un cambio di paradigma: non semplici aiuti temporanei, ma una strategia strutturale che metta al centro i diritti delle persone e la loro capacità di tornare autonome.
Il primo passo, spiegano gli autori dell’Atlante, è il riconoscimento del diritto al cibo nella legislazione nazionale, perché potersi nutrire in modo adeguato non sia considerato un privilegio, ma un diritto fondamentale garantito dallo Stato. A questo deve affiancarsi un coordinamento stabile tra le istituzioni, attraverso un Tavolo permanente che metta in rete politiche sociali, sanitarie, del lavoro e del welfare, superando la frammentazione attuale.
Ma la lotta alla povertà alimentare passa anche dalle persone. Per questo Azione Contro la Fame insiste sulla necessità di percorsi personalizzati, capaci di accompagnare le famiglie fuori dalla vulnerabilità, e non solo di tamponarne gli effetti. Un ruolo centrale lo gioca il lavoro: senza occupazione dignitosa e salari adeguati, avvertono, è impossibile garantire a tutti l’accesso a una dieta sana e sufficiente.
Infine, un elemento spesso trascurato ma decisivo: i dati. Servono informazioni pubbliche, aggiornate e trasparenti per capire chi resta escluso dagli aiuti e quali politiche funzionano davvero. Solo così, sottolinea Azione Contro la Fame, sarà possibile passare dal soccorso all’effettiva tutela di un diritto essenziale come quello al cibo.
Leggi anche: Povertà alimentare in aumento: il cibo non è più per tutti
Un problema che riguarda tutti
La povertà alimentare non è lontana né astratta. È nei quartieri delle nostre città, nelle famiglie che incontriamo ogni giorno. Raccontarla significa renderla visibile. Affrontarla significa difendere un diritto fondamentale: quello di mangiare in modo sano e dignitoso.
























































































































































































































































































































































































































