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La crisi climatica altera il sonno globale: una ricerca Climate Central rivela che il caldo notturno ha raddoppiato la perdita di ore di riposo dagli anni ’70. In Italia Milano, Torino, Palermo, Roma e Napoli sopra la media mondiale

Il cambiamento climatico non sta modificando soltanto il volto del pianeta, ma anche una delle attività più essenziali per il benessere umano: dormire.

Una nuova analisi condotta da Climate Central mostra che, nelle 1.338 principali città del mondo prese in esame, la perdita di sonno legata alle temperature elevate è almeno raddoppiata dall’inizio degli anni Settanta.

Lo studio rappresenta una delle prime analisi globali capaci di quantificare direttamente il rapporto tra riscaldamento climatico e ore di sonno perse, combinando le ricerche sugli effetti del caldo sul riposo con le più recenti metodologie scientifiche di attribuzione climatica.

Il risultato è chiaro: il caldo notturno sta diventando un problema crescente per la salute pubblica.

In cinque anni persi quasi 56 ore di sonno ogni anno per il caldo

Secondo la ricerca, tra il 2020 e il 2025 una persona media nel mondo ha perso quasi 56 ore di sonno all’anno a causa delle temperature elevate.

Una quota significativa di questa perdita — oltre il 10% — è direttamente attribuibile al cambiamento climatico provocato principalmente dalle emissioni generate dall’utilizzo di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas, oltre alla deforestazione.

Il fenomeno riguarda soprattutto le ore notturne, quando il corpo dovrebbe abbassare naturalmente la propria temperatura per recuperare dopo il calore accumulato durante il giorno.

Quando le notti rimangono troppo calde, questo processo viene ostacolato: il sonno diventa più frammentato, meno profondo e meno efficace.

Italia sopra la media mondiale: Milano perde più ore di sonno

Anche le città italiane mostrano un impatto superiore alla media globale.

Secondo l’analisi di Climate Central:

  • Milano: il cambiamento climatico è responsabile del 20% della perdita di sonno legata al caldo, con circa 7 ore di riposo perse in più ogni anno.
  • Torino: 19%, pari a circa 6 ore aggiuntive perse.
  • Palermo: 18%, con circa 8 ore di sonno perse ogni anno.
  • Roma: 14%, pari a circa 5 ore aggiuntive.
  • Napoli: 12%, con circa 6 ore perse annualmente.

Un dato che evidenzia come anche le grandi città mediterranee siano sempre più esposte agli effetti delle temperature notturne elevate.

Dal Medio Oriente all’Europa: dove il caldo compromette maggiormente il riposo

Le aree più colpite sono quelle dove le temperature notturne hanno raggiunto livelli estremi.

In alcune città del Medio Oriente, tra cui quelle di Arabia Saudita, Oman ed Emirati Arabi Uniti, le persone hanno perso tra 55 e 87 ore di sonno all’anno a causa del caldo notturno. Di queste, tra 12 e 16 ore sarebbero legate direttamente al cambiamento climatico.

Situazioni simili si registrano nell’India meridionale e in diversi Paesi del Sud-est asiatico, dove la perdita complessiva arriva fino a 91 ore di sonno annuali.

Anche alcune città dell’Africa occidentale, tra Niger, Nigeria e Burkina Faso, hanno registrato oltre 65 ore di sonno perse ogni anno per effetto delle temperature elevate.

Perché dormire con il caldo è un rischio per la salute

Il problema non riguarda soltanto la stanchezza del giorno dopo. Un sonno insufficiente o disturbato nel tempo può avere conseguenze importanti sull’organismo: aumenta il rischio di problemi cardiovascolari, pressione alta, diabete, aumento di peso e riduzione delle capacità cognitive.

Le temperature notturne elevate sono particolarmente critiche perché impediscono al corpo di raffreddarsi e completare i normali processi di recupero.

Gli effetti possono coinvolgere anche: sistema immunitario; memoria e apprendimento; sviluppo cerebrale nei bambini; capacità di concentrazione; sicurezza sul lavoro e alla guida.

Secondo gli esperti, dormire meno di sette ore per notte è associato a un aumento di errori, incidenti e problemi di salute nel lungo periodo.

Anziani, bambini e fasce fragili più esposti agli effetti del caldo

Gli effetti delle notti torride non sono uguali per tutti. Le categorie maggiormente vulnerabili sono: anziani; neonati; donne in gravidanza; persone con condizioni economiche più fragili.

Le differenze dipendono anche dalla qualità delle abitazioni e dalla possibilità di utilizzare sistemi di raffrescamento.

Nelle aree urbane il problema viene amplificato dall’effetto “isola di calore”, che rende le città più calde rispetto alle zone periferiche e rurali circostanti.

Le notti si scaldano più rapidamente dei giorni

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dalla ricerca riguarda la velocità con cui stanno aumentando le temperature notturne.

Il riscaldamento globale sta infatti modificando soprattutto il periodo notturno: le temperature minime crescono rapidamente e sempre più spesso impediscono al corpo umano di recuperare.

Nel 2025 alcune città del Medio Oriente hanno registrato temperature minime notturne record, con valori che non sono scesi sotto i 36 gradi.

Gli scienziati: “Il clima sta compromettendo un requisito fondamentale della salute”

“La crisi climatica si sta traducendo in ore di sonno perse misurabili per milioni di persone”, ha spiegato la dottoressa Kristina Dahl, vicepresidente scientifica di Climate Central.

Secondo Dahl, il nuovo studio dimostra che gli effetti del riscaldamento globale non riguardano soltanto eventi estremi come incendi, alluvioni o ondate di calore, ma anche aspetti quotidiani della vita come il riposo notturno.

Anche la dottoressa Courtney Howard, medico d’urgenza e presidente eletta della Canadian Medical Association, sottolinea il legame tra sonno e salute pubblica: l’aumento delle temperature notturne rappresenta una minaccia crescente soprattutto per le popolazioni più vulnerabili.

La sfida del futuro: ridurre le emissioni e adattare le città al nuovo clima

La ricerca lancia un messaggio preciso: proteggere il sonno significa proteggere la salute.

Ridurre le emissioni di gas serra resta la misura principale per limitare l’aumento delle temperature, ma saranno necessarie anche strategie di adattamento: città più verdi, abitazioni meglio isolate, maggiore accesso ai sistemi di raffrescamento e interventi mirati per le fasce più fragili.

Perché il cambiamento climatico non sta soltanto rendendo il pianeta più caldo: sta modificando anche il modo in cui viviamo, recuperiamo energie e affrontiamo ogni giornata.

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