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Il nuovo rapporto delle Nazioni Unite avverte: i piani dei governi globali mettono a rischio gli obiettivi climatici di 1,5°C e 2°C. Solo 6 Paesi su 20 allineano la produzione ai target net-zero

A dieci anni dall’Accordo di Parigi, i governi del mondo continuano a pianificare livelli di produzione di combustibili fossili ben al di sopra dei limiti compatibili con gli obiettivi climatici internazionali. È quanto emerge dal Production Gap Report 2025, pubblicato dallo Stockholm Environment Institute (SEI), Climate Analytics e l’International Institute for Sustainable Development (IISD).

Secondo il rapporto, entro il 2030 i governi prevedono di produrre una quantità di carbone, petrolio e gas pari al 120% in più rispetto a quanto compatibile con il limite di riscaldamento di 1,5°C e al 77% in più rispetto al limite dei 2°C, entrambi stabiliti nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

Si tratta di un aumento rispetto alla valutazione del 2023, che stimava un eccesso del 110% rispetto al limite di 1,5°C. Questi dati indicano che, nonostante nuovi impegni climatici, le politiche energetiche dei principali paesi produttori non sono ancora allineate agli obiettivi dell’Accordo.

Piani nazionali ancora lontani dalla transizione

L’analisi ha preso in esame le previsioni di produzione di 20 paesi responsabili di circa l’80% della produzione globale di combustibili fossili, tra cui Stati Uniti, Cina, Russia, Arabia Saudita, India e Brasile. Diciassette di questi paesi prevedono ancora di aumentare la produzione di almeno un combustibile fossile entro il 2030 e undici hanno aumentato le previsioni rispetto al 2023.

Solo sei paesi stanno pianificando una produzione compatibile con i propri impegni climatici nazionali e internazionali, rispetto ai quattro del 2023.

Carbone, petrolio e gas in crescita fino al 2050

Il rapporto sottolinea che le previsioni di produzione di carbone sono in aumento fino al 2035, mentre per il gas e il petrolio l’espansione è prevista almeno fino al 2050. Secondo gli autori, questo trend rappresenta un rischio significativo sia per il clima sia per la stabilità economica, in quanto le infrastrutture realizzate oggi potrebbero trasformarsi in stranded assets, ovvero beni destinati a perdere valore con la transizione energetica.

Richiesta di azione politica coordinata

Gli autori del rapporto evidenziano l’urgenza di adottare politiche coordinate e deliberate per attuare una giusta transizione dai combustibili fossili. Questo implica riduzioni rapide e consistenti nella produzione, il riequilibrio degli investimenti verso le energie rinnovabili e strategie di gestione della domanda energetica.

“La produzione pianificata dai governi ci allontana dagli obiettivi climatici, nonostante il riconoscimento formale della necessità di abbandonare i combustibili fossili alla COP28,” ha dichiarato Derik Broekhoff, autore principale del rapporto e direttore del programma sulle politiche climatiche del SEI US.

Transizione ed equità

Il rapporto richiama anche la necessità di un approccio equo alla transizione energetica. Emily Ghosh, direttrice del programma Equitable Transitions del SEI US, sottolinea che entro la COP30 i governi dovranno impegnarsi su più fronti: dall’espansione delle energie rinnovabili alla graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, passando per la centralità delle comunità locali nei processi di transizione.

Leggi anche: Le emissioni globali toccano nuovi record, ma l’UE traccia la via del cambiamento climatico

Appello della comunità scientifica e degli esperti

Tra i commenti autorevoli raccolti nel rapporto, Christiana Figueres, ex Segretario esecutivo dell’UNFCCC, esorta a un’azione immediata: “Le rinnovabili elimineranno inevitabilmente i combustibili fossili, ma servono coraggio e solidarietà per accelerare la giusta transizione.”

Anche Olivier Bois von Kursk, coautore del rapporto, avverte: “Per evitare gravi impatti climatici e turbolenze economiche, i governi devono impegnarsi a non avviare nuovi progetti fossili e a sostenere le industrie pulite del futuro.”

Il Production Gap Report 2025 conferma che la traiettoria attuale della produzione globale di combustibili fossili è in netto contrasto con gli impegni dell’Accordo di Parigi. A meno di un’inversione di rotta guidata da politiche incisive e cooperative, il mondo rischia di oltrepassare soglie critiche di riscaldamento globale, con conseguenze significative per l’ambiente, l’economia e le popolazioni più vulnerabili.

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