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Il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin a Lussemburgo: no a vincoli europei sulle tariffe di rete, sì alla neutralità tecnologica e al nucleare sostenibile. Sul tavolo anche tasse, bollette e sicurezza energetica

La riforma degli oneri di rete, la tassazione dell’elettricità, il futuro del nucleare e la sicurezza degli approvvigionamenti in vista dell’inverno, questi i temi principali  al centro del Consiglio dei ministri dell’Energia dell’Unione europea in corso a Lussemburgo, dove l’Italia è rappresentata dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Nel confronto con i partner europei, il governo italiano pone l’accento su due questioni: i) la necessità di preservare l’autonomia regolatoria nazionale nella definizione delle tariffe energetiche; ii) l’importanza della neutralità tecnologica nel percorso verso la decarbonizzazione. Due principi che, secondo il ministro, devono accompagnare le politiche europee senza trascurare le differenze tra i sistemi energetici dei singoli Stati.

La riunione affronta anche le prospettive del mercato dell’energia, le sfide legate ai cambiamenti climatici e gli obiettivi da raggiungere dopo il 2030, in vista del traguardo della neutralità climatica europea entro il 2050.

Oneri di rete, Pichetto chiede di tutelare l’autonomia nazionale

Il nodo più delicato per l’Italia riguarda la proposta di regolamento europeo sugli oneri di rete, cioè la componente della bolletta destinata a remunerare i costi delle infrastrutture elettriche. L’obiettivo della proposta è adeguare il sistema alle esigenze future, attraverso la riduzione dei costi complessivi e la promozione della digitalizzazione.

Nel corso del dibattito orientativo a Lussemburgo, Pichetto Fratin ha però sollevato riserve sull’ipotesi di introdurre criteri armonizzati a livello europeo per la definizione delle tariffe.

“È fondamentale, nel rispetto dei principi di proporzionalità e sussidiarietà, che l’introduzione di criteri armonizzati non proceda a scapito della necessità di tener conto delle specificità dei sistemi elettrici nazionali e del ruolo delle Autorità di regolazione nazionali nella definizione degli assetti tariffari più adeguati ed efficienti”, ha dichiarato il ministro.

Il punto non è soltanto come distribuire i costi delle reti, ma anche chi debba stabilire le regole. La Commissione europea propone di attribuirsi il potere di adottare atti delegati per definire criteri comuni sulle tariffe, una prospettiva che, secondo Pichetto, rischia di restringere eccessivamente lo spazio decisionale dei singoli Paesi.

Questo strumento, ha sottolineato il ministro, “andrebbe a incidere in maniera significativa sull’autonomia regolatoria degli Stati membri e, in ultima analisi, sull’indipendenza dei regolatori nazionali, i quali devono disporre di un maggiore margine di discrezionalità nella valutazione dei differenti contesti nazionali”.

La posizione italiana è quindi orientata a preservare il ruolo delle autorità nazionali, affinché la definizione degli oneri tenga conto delle caratteristiche dei rispettivi sistemi elettrici e delle esigenze dei consumatori.

Tassazione dell’elettricità, nel mirino l’articolo 18c

Accanto alle tariffe di rete, il confronto europeo riguarda la fiscalità energetica, in particolare, l’Italia contesta l’inserimento dell’articolo 18c nella proposta di regolamento, ritenendo che contenga disposizioni di natura fiscale senza fare riferimento alla base giuridica che il diritto europeo richiede per armonizzare la fiscalità indiretta.

Pichetto Fratin ha richiamato espressamente l’articolo 113 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), necessario, secondo la posizione espressa dal ministro, per questo tipo di disposizioni: “A nostro avviso – ha evidenziato – l’inclusione di questa disposizione non è opportuna”.

La contestazione riguarda anche il rapporto con i lavori sulla direttiva relativa alla tassazione dei prodotti energetici, attualmente all’esame del Consiglio attraverso la filiera Ecofin. In quel contesto, ha ricordato il ministro, era emerso un accordo per escludere l’elettricità da qualsiasi forma di “ranking” rispetto agli altri vettori energetici.

Per l’Italia, introdurre nuove regole in questo ambito potrebbe avere conseguenze rilevanti sia sul gettito fiscale sia sui costi sostenuti da famiglie e imprese.

“Infine – ha concluso Pichetto – per l’Italia, tale disposizione avrebbe un impatto significativo sul gettito nazionale, (se si riducesse l’aliquota sull’elettricità) o sarebbe economicamente insostenibile per famiglie e imprese (ove si aumentasse l’aliquota del gas naturale)”.

Il ministro ha inoltre avvertito del rischio di un effetto contrario rispetto agli obiettivi perseguiti: un aumento della tassazione sul gas naturale, secondo la valutazione espressa dall’Italia, potrebbe tradursi in un’impennata dei prezzi dell’elettricità e scoraggiarne l’utilizzo.

La richiesta italiana è dunque di stralciare l’articolo 18c dalla proposta di regolamento, evitando che la disciplina degli oneri di rete diventi anche uno strumento di armonizzazione fiscale senza il necessario inquadramento giuridico.

Nucleare sostenibile, l’Italia punta sulla neutralità tecnologica

La giornata di lavori a Lussemburgo si è aperta con la consueta riunione dei ministri dei Paesi che partecipano all’Alleanza sul Nucleare. Un appuntamento nel quale Pichetto Fratin ha ribadito la posizione italiana sul ruolo delle diverse tecnologie nella transizione energetica.

“Sosteniamo l’approccio del gruppo dell’Alleanza sul Nucleare che si basa sul principio di neutralità tecnologica che permetta agli Stati membri di valorizzare il proprio mix energetico e di scegliere un percorso di decarbonizzazione che rifletta le specificità dei propri sistemi energetici nazionali”, ha dichiarato il ministro.

Il principio è che gli Stati membri possano individuare il proprio percorso verso la riduzione delle emissioni senza essere vincolati a un’unica soluzione tecnologica, valorizzando le risorse e le caratteristiche dei rispettivi sistemi energetici.

Nel suo intervento, Pichetto ha annunciato anche un passaggio importante per il quadro normativo italiano ossia l’entrata in vigore della legge delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile.

Il ministro ha aggiunto che sono attualmente in fase di predisposizione i decreti legislativi attuativi, destinati a definire “un quadro normativo organico per l’eventuale sviluppo dell’energia nucleare in Italia”.

Elettrificazione e decarbonizzazione: il contributo delle altre tecnologie

Nel delineare la strategia italiana, Pichetto Fratin ha ribadito che il nucleare non esaurisce gli strumenti a disposizione per ridurre le emissioni ma ha richiamato il ruolo dell’elettrificazione, indicata come uno degli assi portanti della transizione.

“L’importanza dell’elettrificazione come asse portante della decarbonizzazione”, ha ricordato Pichetto, sottolineando contemporaneamente il contributo di altre tecnologie e fonti energetiche.

Tra queste figurano l’idrogeno, i gas rinnovabili, i biocarburanti e le tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio. Si tratta di settori nei quali l’Italia sta già sperimentando e investendo.

Il messaggio rivolto ai partner europei è quello di una strategia che affianchi più strumenti, lasciando ai singoli Paesi la possibilità di comporre il proprio mix energetico in funzione delle caratteristiche nazionali e degli obiettivi climatici comuni.

Obiettivi post-2030 e neutralità climatica entro il 2050

Il Consiglio Energia affronta anche il quadro degli obiettivi che dovranno orientare le politiche europee dopo il 2030. La discussione riguarderà anche i traguardi potenziali in materia di efficienza energetica, resilienza, interconnessioni ed elettrificazione.

L’intento è integrare questi obiettivi nel quadro post-2030, in modo da allinearli al traguardo climatico europeo per il 2040 e alla neutralità climatica dell’Unione entro il 2050.

Il confronto riguarda quindi non soltanto la produzione di energia, ma anche la capacità dei sistemi di rispondere alle esigenze future, rafforzare i collegamenti tra i Paesi e migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse.

Nel confronto sugli obiettivi di efficienza energetica per il periodo successivo al 2030, Pichetto Fratin ha ribadito la contrarietà dell’Italia a nuovi target vincolanti per gli Stati membri, chiedendo di privilegiare indicatori basati sui risparmi generati dalle politiche attive.

Secondo il ministro, la definizione degli obiettivi dovrà tenere conto delle diverse condizioni di partenza dei Paesi, evitando di penalizzare quelli che hanno già raggiunto livelli elevati di efficienza energetica, come l’Italia, e lasciando un adeguato margine di flessibilità nazionale.

Pichetto Fratin ha inoltre espresso preoccupazione per la riduzione dei fondi del Meccanismo per collegare l’Europa (CEF) nell’ambito dei negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, sottolineandone la rilevanza per la realizzazione dei progetti inseriti nelle liste PCI/PMI.

In questo scenario, la discussione sugli oneri di rete assume un significato più ampio: la modernizzazione delle infrastrutture e la digitalizzazione devono procedere insieme alla sostenibilità economica del sistema e alla definizione di regole adeguate alle diverse realtà nazionali.

Sicurezza energetica, l’inverno tra prezzi e approvvigionamenti

Tra i temi all’ordine del giorno figura infine la sicurezza energetica dell’Unione europea in vista della prossima stagione invernale. Verranno esaminate le previsioni sugli approvvigionamenti e sulle possibili pressioni sui prezzi, in un contesto condizionato da tensioni geopolitiche e cambiamenti climatici.

In vista dell’inverno 2026/2027, Pichetto Fratin ha indicato nella diversificazione delle forniture di gas, nel coordinamento europeo e nella flessibilità delle infrastrutture le principali leve per ridurre i rischi di approvvigionamento.

Le tensioni in Medio Oriente e le possibili ripercussioni di una crisi prolungata nello Stretto di Hormuz rafforzano, secondo il ministro, l’esigenza di ampliare le rotte del gas naturale liquefatto (GNL), valutare contratti di fornitura a lungo termine con altri Paesi esportatori e migliorare il monitoraggio dei mercati e dei flussi energetici.

Tra gli strumenti a disposizione figurano anche i terminali GNL, gli stoccaggi e le interconnessioni, mentre eventuali interventi sulla domanda dovrebbero privilegiare, in condizioni normali, misure volontarie e graduali.

Sul fronte di medio-lungo periodo, il ministro ha richiamato inoltre la necessità di adeguare le infrastrutture ai rischi climatici, rafforzare le reti elettriche e sostenere gli investimenti nell’adattamento.

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