- 27/10/2026
- Simone Martino
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Dal Piano Mattei a Mission 300, Paolo Angelini indica le priorità per lo sviluppo africano: elettricità accessibile, formazione e intelligenza artificiale
L’Africa ha davanti a sé una sfida decisiva: trasformare la crescita della popolazione in sviluppo economico, occupazione e maggiore produttività. Per riuscirci non bastano investimenti e nuove tecnologie ma servono competenze professionali, infrastrutture affidabili e politiche capaci di mettere le persone nelle condizioni di cogliere le opportunità dell’innovazione.
Questo il messaggio lanciato da Paolo Angelini, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, alla seconda conferenza Agorà, Africa Growth and Opportunity: Research in Action Conference, in corso a Palermo, a Palazzo dei Normanni.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Banca d’Italia, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Italian Hub del Gruppo della Banca Mondiale, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra Italia e Africa attraverso la ricerca orientata alle politiche pubbliche.
Se la precedente conferenza aveva posto al centro le infrastrutture energetiche, quest’anno l’attenzione si concentra sulle competenze dei lavoratori. “Infrastrutture e tecnologia possono creare opportunità, ma è il capitale umano a determinare se queste si tradurranno in incrementi duraturi della produttività, occupazione di qualità e crescita economica”, è il principio che guida l’intervento di Angelini.
Africa, il dividendo demografico passa dal lavoro
Nel 2025 la forza lavoro africana ha raggiunto i 600 milioni di persone e, secondo le stime richiamate da Angelini, potrebbe più che raddoppiare entro il 2050. Creare occupazione per una popolazione in così rapida espansione è una sfida enorme, ma anche un’opportunità per trasformare il continente in un motore dell’economia globale, in un mondo segnato dall’invecchiamento demografico.
Per sfruttare questo dividendo demografico occorre investire nella formazione dei giovani, affinché sappiano utilizzare le tecnologie produttive disponibili. La crescita della popolazione, da sola, non garantisce sviluppo: senza competenze adeguate, il rischio è che gli investimenti non producano tutti i benefici attesi.
Energia, investimenti e formazione: il ruolo del Piano Mattei
L’accesso all’elettricità resta una priorità. Nel 2024 quasi 600 milioni di persone in Africa ne erano prive. Da allora, le iniziative di Mission 300 hanno portato l’elettricità a circa 60 milioni di persone in 40 Paesi. I progetti finora cofinanziati attraverso il Piano Mattei italiano dovrebbero garantire l’accesso a quasi 9 milioni di africani entro il 2030.
I progressi sono significativi, ma restano ostacoli rilevanti. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), finanziare progetti di energia pulita in Africa costa da due a tre volte di più rispetto alle economie avanzate e alla Cina. A pesare sono soprattutto i rischi macroeconomici e politici e le debolezze dei quadri normativi e istituzionali.
Le banche di sviluppo possono contribuire a ridurre i costi e mobilitare capitali privati, ma, osserva Angelini, una parte decisiva della soluzione dipende dai governi africani e dalla loro capacità di attuare riforme strutturali.
Accanto ai finanziamenti, è indispensabile affrontare la carenza di personale qualificato. Senza tecnici preparati e competenze adeguate nelle amministrazioni pubbliche, anche progetti economicamente validi rischiano di non arrivare alla realizzazione.
Per questo gli istituti di formazione dovrebbero collaborare con le imprese lungo tutte le fasi degli investimenti energetici. Il successo non va misurato soltanto dal numero di persone formate, ma anche dalla loro capacità di trovare un impiego produttivo.
In questo quadro si inseriscono Mission 300 Fellowship, che dall’ottobre 2025 ha iniziato a destinare professionisti africani dell’energia a ministeri e agenzie governative, e il Piano Mattei, che dedica uno dei suoi sei pilastri all’istruzione e alla formazione.
Nel giugno 2026, la Task Force del Piano Mattei e la Fondazione Enel hanno inoltre concordato un memorandum d’intesa per promuovere la formazione energetica in Africa. Tra gli esempi già avviati figura il Terna Innovation Zone in Tunisia, che integra formazione specialistica, trasferimento tecnologico e sostegno all’innovazione.
Intelligenza artificiale, adottare la tecnologia senza creare nuovi divari
La stessa relazione tra infrastrutture e competenze riguarda l’intelligenza artificiale. Per funzionare, un centro di elaborazione dati ha bisogno di elettricità affidabile; per generare benefici economici, però, occorre anche che lavoratori e amministrazioni sappiano utilizzare le applicazioni disponibili.
L’IA può automatizzare alcune mansioni e crearne di nuove, complementari alle capacità umane. Il suo impatto sull’occupazione dipenderà dall’equilibrio tra questi effetti e dalla distribuzione dei guadagni di produttività.
Una maggiore efficienza, infatti, non si traduce automaticamente in più posti di lavoro o in occupazioni migliori. Le differenze nella capacità di adottare le nuove tecnologie possono quindi ridurre oppure ampliare i divari economici.
Per Angelini, la priorità immediata per l’Africa, ma probabilmente anche per l’Europa, non è competere nello sviluppo dei modelli di IA più avanzati o riprodurre ogni livello della filiera tecnologica ma piuttosto adottare le tecnologie esistenti in modo efficace e con ritmi adeguati.
Questo richiede soluzioni compatibili con le lingue locali, le istituzioni e le condizioni infrastrutturali dei singoli Paesi. Non tutte le applicazioni necessitano di grandi centri di calcolo o di connessioni continue ad alta velocità.
Nell’Africa orientale, per esempio, uno strumento offline per smartphone è stato utilizzato per aiutare a diagnosticare le malattie delle colture. In Ghana, un tutor di matematica ha prodotto miglioramenti nell’apprendimento equivalenti a un anno scolastico aggiuntivo attraverso semplici messaggi di testo su telefoni cellulari di base.
L’intelligenza artificiale può inoltre sostenere gli insegnanti e ampliare l’accesso alla conoscenza. Ma le competenze digitali non bastano: capacità di lettura e scrittura, conoscenze matematiche e problem solving rimangono fondamentali per affrontare il cambiamento tecnologico.
L’IA può anche migliorare la gestione delle reti energetiche, aiutando a prevedere la produzione da fonti rinnovabili, individuare i guasti e pianificare l’espansione delle infrastrutture.
L’indagine dell’Agenzia internazionale dell’energia del 2025 sulle imprese del settore ha tuttavia individuato nell’insufficienza delle competenze digitali interne il principale ostacolo alla sua adozione.
Un ulteriore elemento decisivo è la qualità dei dati. Per sfruttare l’IA occorre digitalizzare documenti, ampliare le fonti informative e garantire che i dati siano pertinenti, affidabili, aggiornati e sicuri.
Agorà, dalla ricerca ai risultati concreti
Nelle conclusioni, Angelini ribadisce che infrastrutture energetiche, tecnologia e competenze devono svilupparsi insieme. Lo sviluppo africano deve fondarsi sulle risorse e sulle capacità del continente, ma può beneficiare di iniziative di cooperazione internazionale mirate.
La proposta è trasformare Agorà in un forum periodico nel quale Banca Mondiale, Banca d’Italia, Ministero dell’Economia e delle Finanze e partner africani possano verificare i progressi, discutere le difficoltà e definire le priorità future.
I prossimi incontri potrebbero concentrarsi su due questioni: che cosa è stato realizzato dalla conferenza precedente e quali progetti hanno incontrato ostacoli; quali nuove iniziative e ricerche possono sostenere lo sviluppo nei successivi uno o due anni.
La verifica dovrebbe riguardare soprattutto i risultati concreti: gli investimenti hanno prodotto competenze utili per il mercato del lavoro, maggiore produttività e occupazioni migliori?
L’obiettivo è rafforzare Agorà come spazio di ricerca utile alle politiche pubbliche e come piattaforma per monitorare i progetti, individuare gli ostacoli e orientare gli interventi successivi.
Il futuro economico dell’Africa non dipende soltanto dalla disponibilità di energia o dall’accesso alle tecnologie più avanzate. Dipende dalla capacità di trasformare infrastrutture e innovazione in opportunità reali, attraverso formazione, investimenti efficaci e cooperazione duratura.




































































































































































































































































































