- 21/09/2026
- Luca Martino
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Il ministro Pichetto Fratin parla di rinnovabili, superamento del carbone, piccoli reattori nucleari e caro energia: “Prima di tutto abbiamo interesse nazionale”
Il nodo delle aree idonee, il superamento del carbone, il ritorno del nucleare attraverso piccoli reattori e, soprattutto, il peso del caro energia sulle imprese. Sono questi i temi affrontati dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, rispondendo alle domande dei cronisti, a margine dell’evento di Confartigianato “La visione governativa della sostenibilità”, in corso a Cagliari.
Il ministro parte dalla Sardegna e dalla necessità di arrivare alla definizione delle aree nelle quali poter realizzare gli impianti energetici. “Forse, è una scelta”, osserva Pichetto Fratin, auspicando che la Regione arrivi a definire le proprie aree idonee. Secondo il ministro, la Sardegna avrebbe gli spazi per approvare una propria legge, individuare le aree e arrivare così alla produzione di energia.
Un passaggio che, nelle parole di Pichetto, è legato anche alla necessità di superare progressivamente l’utilizzo del carbone. “Dobbiamo superare il carbone”, sottolinea, ricordando che la produzione di energia elettrica da carbone in Sardegna comporta “molte, molte centinaia di milioni di integrazioni annuali”.
Nucleare, l’obiettivo dei primi reattori nel 2033-34
Sul fronte nucleare, il ministro conferma l’obiettivo indicato per la realizzazione dei primi reattori nel 2033-34 e spiega quale sarà il percorso per individuare le aree.
Il primo passaggio, chiarisce, è l’approvazione della legge delega. “Entro fine anno io mi sono impegnato a presentare i decreti legislativi con i criteri di individuazione delle aree”, afferma Pichetto.
Anche in questo processo, secondo il ministro, le Regioni avranno un ruolo rilevante. Ci sarà infatti “un ruolo di proposta da parte del sistema e delle imprese”, ma anche da parte dei gruppi di consumo.
Il modello, inoltre, sarà diverso rispetto a quello delle grandi centrali nucleari del passato. Pichetto sottolinea infatti che non si parlerà più necessariamente delle grandi centrali, ma di piccoli reattori, con una distribuzione sul territorio molto diversa rispetto a quella associata agli impianti nucleari di prima e seconda generazione.
Rinnovabili, autorizzazioni ancora da valutare
Il tema delle aree idonee si intreccia inevitabilmente con quello delle autorizzazioni per gli impianti rinnovabili. In Sardegna, osserva il ministro, il livello di attenzione per la tutela del paesaggio è particolarmente elevato.
Le richieste di autorizzazione arrivano, ma dovranno essere valutate anche alla luce della futura legge regionale sulle aree idonee. La Sardegna, sottolinea Pichetto, dispone di “una posizione di soleggiamento rilevante” e proprio per questo esistono forti interessi sul fronte della produzione energetica.
Ma questo, precisa, non significa che tutte le richieste debbano essere accolte. Il ragionamento riguarda sia l’eolico a terra sia l’eolico offshore, per i quali il ministro parla di “tantissime domande”, chiarendo però che “l’autorizzazione è tutta da fare”.
Il caro energia e la nuova emergenza per le imprese
Il secondo grande capitolo affrontato da Pichetto Fratin riguarda il costo dell’energia e le difficoltà delle piccole e medie imprese.
Il ministro ricorda che un primo percorso era stato avviato con il cosiddetto decreto Bollette di febbraio. Allora, spiega, le condizioni nazionali erano caratterizzate da prezzi dell’energia considerati abbordabili e l’obiettivo era stabilizzare la situazione, prevedendo anche una riduzione per una piccola quota.
Poi lo scenario è cambiato radicalmente con la guerra del Golfo e con un quadro geopolitico “completamente diverso”.
Le quotazioni di gas e petrolio, afferma il ministro, sono “esageratamente elevate” e in questi giorni si attestano a circa due volte e mezzo rispetto al prezzo di sei mesi prima.
Una situazione che, spiega, ha imposto alcuni interventi immediati, a partire dai carburanti. Inizialmente si riteneva che l’emergenza sarebbe durata pochissimo, ma il prolungarsi della situazione ha imposto una revisione dell’approccio.
Da qui, nelle parole del ministro, l’idea di valutare interventi di agevolazione più mirati e settoriali.
Aiuti mirati per chi subisce di più il caro energia
L’obiettivo del governo, spiega Pichetto, è intervenire tenendo conto delle caratteristiche delle diverse attività economiche. Da un lato ci sono le imprese per le quali il carburante rappresenta un elemento di base del budget; dall’altro quelle nelle quali il modello di consumo energetico incide in maniera significativa sul prezzo finale dei beni.
È su questi meccanismi che, secondo il ministro, si sta concentrando l’azione dell’esecutivo.
Ma c’è un ulteriore problema, particolarmente rilevante per il sistema manifatturiero italiano e per il mondo dell’artigianato: quello della contrattualistica a media tensione.
“Dobbiamo assolutamente intervenire”, afferma Pichetto, indicando tra le possibilità anche alcune trattative già aperte. In particolare, resta sul tavolo il confronto con la Commissione europea sul decreto Bollette.
Il ministro riconosce apertamente le difficoltà del negoziato e la “forte resistenza” da parte della Commissione europea e della Direzione generale della Concorrenza. Il nodo, spiega, riguarda la tutela del meccanismo degli aiuti di Stato, che può incidere sull’equilibrio della concorrenza a livello europeo. Ma, aggiunge, “dobbiamo assolutamente riuscire a intervenire”.
Piccole imprese ed energivori, il nodo dello squilibrio
Un altro punto sollevato nel confronto con Confartigianato riguarda il diverso peso fiscale delle bollette tra piccole imprese e grandi consumatori di energia.
Pichetto ricorda che per i grandi energivori è già stato previsto un intervento attraverso l’Energy Release, definito come una misura pensata in una situazione nella quale era in gioco “l’elemento sopravvivenza o di chiusura”.
Il provvedimento, spiega il ministro, riguarda 24 terawattora e punta quindi a incidere riducendo il peso dei costi. Parallelamente, gli uffici del ministero stanno valutando ulteriori interventi. Anche in questo caso, però, dovrà esserci il via libera dell’Unione europea, precisa Pichetto.
Bruxelles, sei mesi di trattative e la scelta nazionale
Infine, il ministro torna sul rapporto con Bruxelles e sull’ipotesi di accelerare gli interventi anche assumendo il rischio di un impatto sull’inflazione europea.
Pichetto precisa che non si è trattato di un semplice annuncio, ma di una considerazione maturata dopo mesi di confronto. “È una considerazione che ho fatto la settimana scorsa”, spiega, ricordando che ci sono stati “sei mesi di trattativa che non arrivavano a nessuna conclusione”.
Da qui la necessità, secondo il ministro, di prendere in considerazione anche scelte a livello nazionale. “Io sono anche europeista convinto”, afferma Pichetto. Ma subito dopo introduce la priorità che, nelle sue parole, deve guidare le decisioni: “Prima di tutto abbiamo interesse nazionale”.



















































































































































































































































































