- 09/06/2026
- Luca Martino
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La Commissione UE approva 23 miliardi per le rinnovabili in Italia: nuovi impianti, meno importazioni fossili e bollette più stabili
La Commissione europea ha dato il via libera a un regime di aiuti di Stato da 23 miliardi di euro destinato a sostenere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia. Una misura che rappresenta uno dei più importanti interventi pubblici nel settore energetico degli ultimi anni e che punta ad accelerare la transizione verso un’economia a emissioni nette zero, in linea con gli obiettivi del Clean Industrial Deal europeo.
L’approvazione arriva nell’ambito del nuovo Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF), il quadro normativo adottato dalla Commissione il 25 giugno 2025 per consentire agli Stati membri di sostenere più rapidamente gli investimenti strategici necessari alla decarbonizzazione dell’economia europea.
Nuovi impianti e quasi 37 GW di capacità aggiuntiva
Il piano italiano sosterrà la realizzazione di nuovi impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in particolare eolico, solare, idroelettrico e gas derivato da impianti fognari.
Secondo le stime, il programma consentirà di aggiungere 37,15 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, un valore che equivale a circa il 48% dell’attuale capacità nazionale da fonti energetiche rinnovabili.
L’obiettivo è contribuire in modo decisivo al raggiungimento del target nazionale fissato per il 2030, quando il 39,4% del consumo finale lordo di energia elettrica dovrà provenire da fonti rinnovabili.
La Commissione sottolinea inoltre che il rafforzamento della produzione interna di energia pulita potrà contribuire a contenere i prezzi dell’elettricità e a ridurre la dipendenza energetica dell’Unione europea dalle importazioni, in particolare di combustibili fossili.
Come funzioneranno gli incentivi
Il sostegno economico sarà erogato attraverso contratti bidirezionali per differenza (CfD), uno strumento già utilizzato in diversi Paesi europei per favorire gli investimenti nelle energie pulite.
Il meccanismo dei contratti per differenza
Il sistema prevede un prezzo di riferimento, definito “prezzo di esercizio”, per ogni kilowattora di energia immesso in rete.
Se il prezzo di mercato dell’elettricità dovesse scendere al di sotto di questa soglia, lo Stato verserà ai produttori la differenza. Al contrario, se il prezzo di mercato dovesse superare il valore stabilito, saranno gli operatori energetici a restituire la differenza alle casse pubbliche.
I contratti avranno una durata di 20 anni e sono stati progettati per garantire stabilità agli investimenti senza generare sovracompensazioni.
Gare competitive e sostegno ai piccoli impianti
Gli aiuti saranno assegnati tramite procedure competitive trasparenti e non discriminatorie. I partecipanti dovranno indicare il prezzo di esercizio necessario per rendere sostenibile il proprio progetto e saranno selezionati sulla base delle offerte più efficienti.
Per gli impianti solari ed eolici con potenza superiore a 1 megawatt verranno organizzate gare dedicate. In questi casi i candidati dovranno rispettare ulteriori criteri di preselezione previsti dal Net Zero Industry Act e dalla normativa europea di settore.
Diverso il trattamento per gli impianti più piccoli. Le strutture con capacità inferiore a 1 MW potranno infatti accedere direttamente al regime senza partecipare alle aste. Per queste installazioni il prezzo di esercizio sarà definito dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente.
Un budget da 23 miliardi che potrebbe costare meno
L’importo complessivo del programma è stato stimato in 23 miliardi di euro sulla base delle attuali previsioni dei prezzi dell’energia.
Tuttavia, il costo effettivo per lo Stato potrebbe risultare significativamente inferiore. Se infatti i prezzi di mercato dovessero mantenersi elevati rispetto alle stime, i produttori sarebbero tenuti a restituire parte delle risorse ricevute attraverso il meccanismo dei contratti per differenza.
Bruxelles: misura necessaria e proporzionata
Nel valutare il piano italiano, la Commissione europea ha concluso che il regime rispetta pienamente le condizioni previste dal CISAF.
Secondo Bruxelles, la misura è necessaria, appropriata e proporzionata per accelerare la transizione energetica e favorire lo sviluppo delle attività economiche considerate strategiche per l’attuazione del Clean Industrial Deal.
Particolare attenzione è stata riservata alle garanzie previste per il corretto funzionamento del mercato elettrico, compresi i meccanismi che evitano compensazioni ai produttori nei periodi in cui i prezzi dell’energia risultano negativi.
Ribera: “Meno dipendenza dai combustibili fossili”
Grande soddisfazione è stata espressa da Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per una transizione pulita, giusta e competitiva, che ha evidenziato il valore strategico dell’iniziativa italiana.
“Con questo schema da 23 miliardi di euro, l’Italia sosterrà la produzione di energia elettrica rinnovabile da varie tecnologie, come l’eolico onshore, il solare o l’energia idroelettrica, per raggiungere gli obiettivi del Clean Industrial Deal. Il regime aiuterà inoltre l’Italia a ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e a migliorare la sua quota di energia rinnovabile”.
Le parole della vicepresidente sottolineano uno degli aspetti più rilevanti del provvedimento: rafforzare l’autonomia energetica del Paese e dell’intera Unione europea in una fase in cui la sicurezza degli approvvigionamenti resta una delle principali sfide economiche e geopolitiche.
Cos’è il nuovo quadro europeo CISAF
Il regime italiano è uno dei primi grandi interventi autorizzati nell’ambito del Clean Industrial Deal State Aid Framework, adottato dalla Commissione il 25 giugno 2025.
Il nuovo quadro consente agli Stati membri di introdurre misure di sostegno per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili, favorire la decarbonizzazione industriale, sostenere la produzione di tecnologie pulite e incentivare gli investimenti privati necessari alla transizione energetica.
Tra gli interventi previsti figurano anche misure per alleggerire temporaneamente il costo dell’elettricità per le industrie energivore, incentivi alla produzione di batterie, pannelli solari, turbine eoliche, pompe di calore ed elettrolizzatori, oltre a progetti legati all’idrogeno e all’economia circolare.
L’obiettivo finale è rendere l’Europa più competitiva sul piano industriale e meno dipendente dalle fonti fossili importate, accelerando il percorso verso la neutralità climatica.

































































































































































































































































































