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Il Water Resilience Lab – Bacino dell’Arno unisce imprese, istituzioni e ricerca scientifica per rafforzare la resilienza idrica in Toscana, contrastare siccità e alluvioni e promuovere investimenti sostenibili nella tutela delle risorse naturali

Proteggere l’acqua significa proteggere il territorio, l’economia e il futuro delle comunità. È da questa consapevolezza che nasce a Firenze il Water Resilience Lab – Bacino dell’Arno, una piattaforma che punta a mettere in rete istituzioni, imprese, università e investitori per affrontare le principali criticità ambientali della Toscana.

La presentazione si è svolta a Palazzo Medici Riccardi, nell’ambito delle iniziative per il 60° anniversario dell’alluvione di Firenze del 1966. Una ricorrenza che riporta l’attenzione sul rapporto tra il fiume e il territorio, soprattutto in una fase storica in cui eventi meteorologici estremi, scarsità idrica e cambiamento climatico rendono sempre più urgente una gestione sostenibile delle risorse naturali.

Promossa da Kering, Conservation International ed Etifor, l’iniziativa coinvolge una rete di soggetti pubblici e privati con un obiettivo preciso: superare gli interventi frammentati e costruire una strategia di lungo periodo per contrastare siccità, alluvioni e inquinamento.

Toscana, il rischio idrico diventa una questione economica

Le alluvioni che hanno colpito la regione nel 2023 hanno causato danni stimati in 1,89 miliardi di euro. Un dato che restituisce la dimensione economica della vulnerabilità del territorio, dove gli eventi estremi possono compromettere infrastrutture, attività produttive e servizi essenziali.

fiume ArnoA questa criticità si aggiunge il rischio legato alle temperature elevate. Entro il 2030, secondo le previsioni riportate dal progetto, la Toscana potrebbe registrare oltre 50 giorni all’anno di stress termico, con conseguenze sulla disponibilità d’acqua e sugli equilibri degli ecosistemi.

Il bacino dell’Arno interessa aree strategiche per l’economia italiana, con distretti manifatturieri, industrie tessili e conciarie, attività agricole, artigianali e turistiche. La tutela della risorsa idrica diventa quindi una condizione fondamentale non soltanto per la salvaguardia ambientale, ma anche per la continuità delle attività economiche.

Investimenti pubblico-privati e sei aree di intervento

Il Water Resilience Lab punta a trasformare questa esigenza in un programma operativo, sostenuto da meccanismi di cofinanziamento pubblico-privato e strumenti finanziari innovativi.

La piattaforma intende favorire la collaborazione tra chi pianifica e gestisce il territorio, chi sviluppa conoscenze scientifiche e chi può contribuire con risorse economiche. L’obiettivo è finanziare interventi capaci di produrre benefici ambientali misurabili e rafforzare la capacità del bacino di affrontare le emergenze future.

Nel corso dell’evento è stata presentata una roadmap condivisa, elaborata sulla base dell’approccio Nexus, che considera le connessioni tra acqua, natura, clima e società.

Il documento nasce da un’analisi scientifica condotta nel 2025 da Etifor, in collaborazione con i dipartimenti DAGRI e DICEA dell’Università degli Studi di Firenze, integrata da un processo di consultazione degli stakeholder pubblici e privati.

Sono sei le aree individuate come prioritarie per i primi progetti di ripristino ambientale basati sulla natura: Villa Petriolo; Ombrone/Bisenzio; Altopascio/Lago di Sibolla; Pisa/Bacino dell’Era; Usciana/Fiume Pescia e Arezzo/Val di Chiana.

Gli interventi punteranno a valorizzare gli ecosistemi e migliorare la gestione delle risorse naturali, attraverso soluzioni che possano contribuire a ridurre i rischi idrici e ambientali.

Trattenere 48 milioni di metri cubi d’acqua per limitare i danni

Tra le indicazioni più significative delle analisi presentate dal Lab emerge il potenziale della gestione della risorsa idrica nella prevenzione delle alluvioni.

Secondo le stime del progetto, la capacità di trattenere circa 48 milioni di metri cubi d’acqua nel bacino dell’Arno potrebbe contribuire a ridurre l’impatto degli eventi alluvionali.

Le stesse analisi indicano che ogni metro cubo d’acqua trattenuto potrebbe evitare circa 157 euro di danni da alluvione. Una valutazione che mette in evidenza il valore economico degli interventi preventivi e del ripristino degli equilibri naturali.

Il principio alla base del progetto è che investire nella capacità del territorio di assorbire e gestire l’acqua possa generare vantaggi per le comunità, le infrastrutture e il sistema produttivo.

Da Kering a LVMH: le imprese aderiscono al progetto

La partecipazione delle aziende rappresenta uno degli elementi distintivi dell’iniziativa. Tra le organizzazioni che contribuiscono attivamente e finanziariamente figurano Kering, Etifor, LVMH, Burberry, Giardini di Toscana e Italpreziosi.

Al progetto partecipano inoltre KONE, Mosaiq Group, Assicurazioni Generali, Messaggerie Libri, Generali Agenzia di Firenze Rifredi, Butterfield & Robinson, Caurum, Neavita, Kallas Viaggi, Planet Viaggi Responsabili, Natua S.r.l. e Molino Pordenone, attraverso attività di cofinanziamento sul territorio. Global Fashion Agenda contribuisce invece con conoscenze e collaborazioni industriali.

Per Marie-Claire Daveu, Chief Sustainability and Institutional Affairs Officer di Kering, la collaborazione tra imprese, istituzioni e comunità scientifica è indispensabile per affrontare le sfide climatiche e garantire maggiore continuità alle catene del valore.

Anche LVMH, attraverso la propria adesione, sottolinea l’importanza di un approccio territoriale condiviso. «La tutela degli ecosistemi e il rafforzamento della resilienza agli eventi estremi richiedono un approccio territoriale radicato e collaborativo», ha dichiarato Helène Valade, Environment Development Director del gruppo.

Un coinvolgimento che risponde anche a esigenze industriali concrete. Come ha osservato Gaia Checcucci, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale, la risorsa idrica deve essere considerata «un’infrastruttura strategica per lo sviluppo economico».

Un modello che potrebbe essere replicato in altri territori

L’ambizione dei promotori è fare del Water Resilience Lab un’esperienza di riferimento anche oltre i confini regionali, sviluppando un modello finanziario e operativo applicabile ad altri bacini idrografici esposti allo stress idrico.

Secondo Alessandro Leonardi, CEO di Etifor | Valuing Nature, la sfida consiste nel mettere in relazione competenze scientifiche, conoscenza del territorio e risorse finanziarie, dimostrando come gli investimenti nella natura possano generare valore economico e ridurre i rischi per le imprese.

Tra i soggetti coinvolti c’è anche Giardini di Toscana, realtà imprenditoriale le cui origini familiari risalgono al 1942 a Bibbiena, nel Casentino. L’azienda sostiene il progetto Montanino Forest, dedicato alla riforestazione e alla gestione dei boschi nell’area di Pisa.

Anche Global Fashion Agenda evidenzia il legame tra la tenuta degli ecosistemi e la competitività delle filiere manifatturiere, in particolare quelle tessili e conciarie, per le quali la disponibilità di acqua rappresenta un fattore produttivo essenziale.

La sfida per il Water Resilience Lab sarà ora tradurre la strategia in risultati concreti, attraverso progetti finanziati, interventi realizzati e benefici ambientali verificabili. Per il bacino dell’Arno, la resilienza idrica non è più soltanto un tema di tutela ambientale: è una condizione sempre più determinante per la sicurezza del territorio e lo sviluppo economico della Toscana.

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