- 22/07/2026
- Simone Martino
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Nel 2024 la produzione di rifiuti speciali in Italia supera i 172 milioni di tonnellate (+4,6%). L’edilizia resta il settore principale, mentre il recupero di materia raggiunge il 74,3% e il riciclo dei rifiuti da costruzione supera gli obiettivi UE
L’Italia produce sempre più rifiuti speciali, ma allo stesso tempo migliora la capacità di recuperarli e trasformarli nuovamente in risorsa. È il quadro che emerge dai dati 2024 diffusi da ISPRA, secondo cui la produzione complessiva di rifiuti derivanti dalle attività industriali, commerciali, artigianali, di servizio, dal trattamento dei rifiuti e dalle operazioni di bonifica ha superato i 172 milioni di tonnellate, con una crescita del 4,6% rispetto al 2023.
Si tratta di un incremento pari a circa 7,6 milioni di tonnellate, decisamente superiore all’andamento dell’economia italiana nello stesso periodo, che ha registrato una crescita del PIL dello 0,8% e dei consumi dell’1,3%. Un dato che evidenzia come la produzione di rifiuti speciali continui ad aumentare più rapidamente dell’attività economica.
Credit: Ispra
L’edilizia resta il settore che produce più rifiuti
A trainare la crescita è ancora il comparto delle costruzioni e demolizioni, che da solo genera 90,4 milioni di tonnellate, oltre la metà dell’intera produzione nazionale (52,5%).
Molto più distanziati gli altri comparti: trattamento dei rifiuti e attività di risanamento: 23,1%; industria manifatturiera: 15,9% e altre attività economiche: 8,5%.
La quasi totalità dei rifiuti speciali continua a essere costituita da materiali non pericolosi, che rappresentano il 93,7% del totale e crescono del 4,5% rispetto all’anno precedente.
Aumentano però anche i rifiuti pericolosi, arrivati a 10,8 milioni di tonnellate, con una crescita del 6%, pari a oltre 600 mila tonnellate in più.
Il Nord produce oltre la metà dei rifiuti speciali italiani
La distribuzione geografica segue la mappa del sistema produttivo italiano. Le regioni del Nord concentrano il 56% della produzione complessiva.
La Lombardia si conferma nettamente la prima regione con 36,4 milioni di tonnellate, pari a oltre un quinto del totale nazionale. Seguono Veneto (18 milioni), Emilia-Romagna (15 milioni) e Piemonte (13,9 milioni).
Nel Centro Italia vengono prodotti 31,3 milioni di tonnellate, con Toscana e Lazio pressoché allineate rispettivamente a 11,5 e 11,2 milioni.
Il Mezzogiorno arriva invece a 44,3 milioni di tonnellate. La Campania guida la graduatoria del Sud con 11,7 milioni, davanti a Sicilia (10,1 milioni) e Puglia (9,3 milioni).
Cala il ricorso alla discarica, cresce il recupero di materia
Il dato più significativo riguarda però la gestione dei rifiuti. Nel corso del 2024 sono state gestite 187,2 milioni di tonnellate, di cui quasi il 95% non pericolose.
Prosegue la riduzione del conferimento in discarica: il ricorso a questa soluzione diminuisce del 2% rispetto al 2023 e di quasi il 24% rispetto al 2021.
Credit: Ispra
La strada scelta dal sistema italiano è sempre più quella del recupero di materia, che rappresenta ormai il 74,3% dell’intera gestione dei rifiuti speciali, con 139,1 milioni di tonnellate recuperate e una crescita del 6,4% in un solo anno.
Lo smaltimento si ferma invece al 13,9%. Anche gli scambi internazionali confermano il ruolo strategico del settore: l’Italia importa circa 7 milioni di tonnellate, prevalentemente rottami metallici destinati alle acciaierie nazionali, soprattutto da Germania e Francia, mentre esporta 5,1 milioni di tonnellate, dirette principalmente verso il mercato tedesco.
Oltre diecimila impianti, Lombardia ancora leader
La rete impiantistica nazionale conta oggi 10.563 impianti autorizzati. Ancora una volta è la Lombardia a rappresentare il principale polo nazionale, ospitando quasi il 20% delle infrastrutture dedicate alla gestione dei rifiuti, con 2.068 impianti.
ISPRA: “La crescita del recupero dimostra la solidità del modello circolare”
Secondo la presidente di ISPRA e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, Maria Alessandra Gallone, i dati mostrano come il Paese stia consolidando il proprio percorso verso un modello di economia circolare.
Pur restando criticità legate all’elevata produzione di rifiuti e alla distribuzione non omogenea degli impianti sul territorio, l’incremento del recupero di materia e gli ottimi risultati raggiunti nel riciclo dei materiali provenienti dalle costruzioni dimostrano che innovazione tecnologica e buona gestione possono produrre benefici concreti sia per l’ambiente sia per il sistema produttivo.
L’obiettivo, sottolinea ISPRA, è continuare a investire nella prevenzione, nel riutilizzo delle risorse e nello sviluppo delle filiere industriali del riciclo.
I numeri migliori arrivano dalle costruzioni. Restano criticità su amianto e rifiuti sanitari
Tra i diversi flussi analizzati emergono risultati molto positivi nel comparto delle costruzioni e demolizioni.
Il tasso di riciclo, calcolato escludendo terre, rocce e fanghi di dragaggio, raggiunge infatti l’82,4%, superando con ampio margine il target europeo fissato al 70%.
Buoni risultati arrivano anche dai veicoli fuori uso, che registrano un tasso di riciclaggio dell’86,7%, superiore all’obiettivo dell’85%, anche se resta ancora distante il traguardo del 95% di recupero complessivo, soprattutto per la carenza di impianti dedicati al recupero energetico.
Per gli pneumatici fuori uso sono state gestite 495 mila tonnellate, con l’85% destinato al recupero di materia, mentre per i fanghi di depurazione oltre la metà (53,7%) viene recuperata, anche se una quota significativa (44,1%) continua a essere smaltita.
Più critico il quadro dell’amianto. Nel 2024 sono state prodotte 272 mila tonnellate di rifiuti contenenti questo materiale, con una crescita del 13,4% rispetto all’anno precedente, segnale che continua a pesare la mancanza di un programma sistematico di bonifica del territorio.
In aumento anche i rifiuti sanitari, che raggiungono 259 mila tonnellate, prevalentemente pericolosi, mentre i rifiuti tessili e conciari superano complessivamente 551 mila tonnellate, sostenuti soprattutto dagli scarti della filiera della concia.
Il dato che racconta la transizione
Il Rapporto ISPRA fotografa un sistema che continua a produrre quantità sempre maggiori di rifiuti speciali, ma che parallelamente migliora le proprie performance nel recupero delle materie prime seconde.
Il primato dell’edilizia nel riciclo dei materiali da costruzione e il progressivo calo del ricorso alla discarica indicano una trasformazione ormai strutturale del settore. La sfida resta quella di ridurre la produzione dei rifiuti all’origine, colmare gli squilibri impiantistici tra le diverse aree del Paese e rafforzare ulteriormente le filiere dell’economia circolare.








































































































































































































































































































