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Al via ieri, a Roma, l’XI edizione di Ecoforum la conferenza nazionale sull’economia circolare

Durante la conferenza di quest’anno dal titolo “Economia 2030. Priorità, cantieri, strumenti per raggiungere gli obiettivi europei”, organizzata da Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club, in collaborazione con Conai e CONOU, e con il patrocinio del MASE e della Regione Lazio, sono stati presentati i dati del sondaggio Ipsos sull’Italia e l’economia circolare.

Cosa emerge dal sondaggio

Per il 75% degli intervistati ad oggi il nucleare non è una soluzione attuabile e non rappresenta una valida alternativa perché troppo pericoloso e poco conveniente. Solo il 25% sostiene che sia meglio un ritorno al nucleare, data la situazione complessa.

Dati che Legambiente e Kyoto Club hanno portato all’attenzione del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin intervenuto alla prima giornata dell’Ecoforum.

Per le due associazioni è un grave errore che il Governo segua la strada dell’atomo. Pochi giorni fa, infatti, l’italia ha inviato a Bruxelles il testo definitivo del Piano Nazionale integrato Energia e Clima all’interno del quale il Governo ha previsto un mix elettrico con una quota di nucleare “di circa l’11% e il 22% al 2050”.

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Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, per centrare gli obiettivi Ue al 2030 servono politiche e interventi coraggiosi che permettano di accelerare il passo e di contrastare la crisi climatica. Mancano solo sei anni al 2030, ma il Governo Meloni guarda al passato a partire dalla scelta fatta sul PNIEC contenente un mix energetico basato anche sul nucleare, sul gas e sul Piano Mattei. Una decisione grave che non tiene conto delle esperienze virtuose in fatto di rinnovabili, sparse nella Penisola, e della leadership italiana sull’economia circolare in Europa.

Rinnovabili ed economia circolare rappresentano le soluzioni

Per gran parte dei cittadini, l’Italia deve fare di più su rinnovabili, economia circolare e lotta alla crisi climatica. La via da percorrere, dunque, è quella delle rinnovabili, dicendo no al nucleare e stop alle fonti fossili, e dell’economia circolare, facendola decollare in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale a partire dalle tre filiere strategiche RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), tessile e materie critiche.

Le tre filiere rappresentano, infatti, le nuove “miniere urbane” a cui attingere senza dipendere dall’estero migliorando al tempo stesso la qualità della raccolta differenziata, su cui l’Italia oggi è in ritardo.

Le fonti pulite e l’economia circolare rappresentano, inoltre, due volani per il Paese permettendo di creare nuovi green jobs: oltre 1 italiano su 2 ritiene che in futuro aumenteranno.

Il ruolo del Governo e delle amministrazioni per arginare la crisi climatica

Dal sondaggio Ipsos emergono poi due priorità d’azione: per il 54% degli intervistati il Governo dovrebbe incentivare la produzione e l’impiego di energie rinnovabili e per sviluppare l’economia circolare; per il 38% le amministrazioni dovrebbero semplificare il processo autorizzativo degli impianti di energie rinnovabili e per sviluppare l’economia circolare.

Per quanto riguarda la crisi climatica che avanza, i cittadini sono sempre più consapevoli delle ricadute economiche e degli impatti su territori e salute delle persone. In particolare, per il 61% degli intervistati l’aumento dei disastri naturali è dovuto proprio alla crisi climatica, per il 45% i cambiamenti climatici hanno effetti sul costo della vita in generale, per il 44% determinano un aumento dei costi dei prodotti alimentari, per il 29% un aumento delle malattie croniche, allergie e tolleranze.

Secondo il 72% degli intervistati l’impegno a contrastare la crisi climatica deve vedere in prima fila i Governi nazionali, seguiti da aziende e consorzi (42%), amministrazioni locali (39%), cittadini /consumatori (35%), media (20%).

“Economia circolare e transizione energetica da fossili a rinnovabili non sono più solo un must per affrontare la crisi climatica che si è fatta drammatica realtà, ma anche la chiave per fare una politica industriale che consenta al nostro sistema economico di giocare un ruolo da protagonista e non solo in difesa nello sconvolgimento geopolitico cui stiamo assistendo. Siamo quindi preoccupati per gli errori che si stanno facendo sul fronte delle rinnovabili e sul fronte dell’economia circolare” ha dichiarato Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club.

Tre gli interventi urgenti

Secondo Legambiente e Kyoto Club è necessario che l’Italia si adoperi, in particolare, nell’accompagnare la realizzazione degli impianti necessari alla rivoluzione circolare del Paese, visti come un’opportunità di riqualificazione sociale, risanamento ambientale e rilancio economico dei territori; nel sostenere lo sviluppo di filiere e settori strategici nel panorama nazionale, dal tessile alle materie prime critiche, dai rifiuti speciali ai RAEE passando per lo spreco alimentare, e sostenere ricerca e sviluppo di nuove soluzioni per affrontare le sfide dell’era digitale anche in questi settori e, infine, nel consolidare e rafforzare nei territori i principi cardine della gerarchia della gestione dei rifiuti (4R), ossia riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero dei rifiuti. 

Numeri filiere strategiche: RAEE, tessili e Materie critiche

Secondo i dati di Erion Wee, il consorzio dei rifiuti associati ai prodotti elettronici, dal riciclo di 1.000 tonnellate di Raee si potrebbero recuperare circa 900 tonnellate di materie prime come plastiche, vetro, cemento, rame, alluminio e legno.

Leggi anche: CdC RAEE: A che punto siamo con la raccolta dei rifiuti elettronici?

Per quanto riguarda il settore tessile, stando ai dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), nel 2020, è stato la terza fonte di degrado delle risorse idriche e dell’uso del suolo. In quell’anno, sono stati necessari in media nove metri cubi di acqua, 400 metri quadrati di terreno e 391 chilogrammi di materie prime per fornire abiti e scarpe per ogni cittadino dell’UE.

Per quanto riguarda le materie prime critiche necessarie all’Europa, ebbene, il 56% viene attualmente dalla Cina così come circa il 90% della produzione mondiale di terre rare, di manganese e di germanio.

In questo scenario il Critical Raw Materials Act, emanato a marzo 2023 dalla Commissione UE stabilisce che entro il 2030 l’estrazione, raffinazione e riciclo di tali materie debbano soddisfare, rispettivamente, almeno il 10%, 40% e 15% del fabbisogno europeo, con l’obiettivo di rendere le filiere industriali più resilienti e meno dipendenti da Paesi terzi.

Conoscenza economia circolare e focus smaltimento rifiuti

Tornando al sondaggio Ipsos, resta stabile la conoscenza sull’economia circolare. La quota dei conoscitori resta stabile al 45% (come nel 2023).

Per quanto riguarda il corretto smaltimento dei rifiuti, il 70% di famiglie e individui si confermano i soggetti più virtuosi rispetto allo smaltimento dei rifiuti, seguiti dal settore pubblico (62%) e dalle aziende (57%).

Nella classifica dei materiali ritenuti dai cittadini più pericolosi da smaltire, si confermano: l’olio minerale lubrificante usato (60%), RAEE (53%), e plastica dura (50%). Per quel che riguarda l’olio minerale esausto, i cittadini sanno che viene raccolto e che può essere rigenerato, ma il consumatore chiede che venga indicato sulla lattina per poter fare scelte consapevoli.

Per Riccardo Piunti, presidente del CONOU dai numerosi rapporti sui rifiuti e sull’Economia Circolare emerge il dato che siamo spesso più bravi a raccogliere che a riciclare. Questo però, se vale per molti rifiuti urbani e no, non vale per l’olio minerale che (dallo studio UE della fine del 2023) pone l’Italia in prima fila nella raccolta (100%) e nella rigenerazione (98%) rispetto all’82% e 61% della media UE.

Anche per quanto riguarda il riciclo degli imballaggi l’Italia è avanti, infatti, come ha spiegato Fabio Costarella, vicedirettore generale CONAI, il nostro Paese ha superato gli obiettivi complessivi di riciclo chiesti dall’Europa al 2030, quando ogni Stato dovrà riciclare almeno il 70% dei suoi rifiuti di imballaggio.

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