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Due procedure di infrazione dall’UE, un sistema in crisi e una nuova legge per tentare il rilancio: ecco cosa sta succedendo nel mondo dei RAEE in Italia

A luglio 2024 la Commissione Europea ha avviato due procedure di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto delle norme comunitarie sui rifiuti elettronici. Il segnale di un fallimento che ha radici profonde: a oltre vent’anni dall’introduzione del sistema, il tasso di raccolta dei RAEE nel nostro Paese è sceso al 29,6%, ben lontano dal 65% richiesto dall’UE. Solo tre anni fa era al 34,5%, a dimostrazione di una tendenza in calo.

Il Position Paper “Gestione dei RAEE: Cosa Cambia?” pubblicato da Laboratorio Ref Ricerche esamina le misure recentemente introdotte, passando in rassegna i principali punti deboli del sistema di gestione dei RAEE e provando a capire se le novità normative sono idonee ad accrescere la consapevolezza dei cittadini, migliorare i tassi di raccolta e la gestione dei RAEE.

Un sistema che non funziona

Le modalità di conferimento previste – il ritiro “uno contro uno” (alla consegna di un nuovo elettrodomestico) e “uno contro zero” (deposito gratuito nei negozi sopra i 400 mq) – non hanno mai davvero preso piede. A questo si aggiungono la mancanza di infrastrutture adeguate, la scarsa collaborazione di rivenditori e centri assistenza, e l’assenza di un sistema di tracciabilità efficace.

Il risultato? Una raccolta parziale e spesso fuorviante. Nel 2023, ad esempio, ISPRA ha rilevato circa 274mila tonnellate di RAEE domestici, contro le 348mila censite dal CdC RAEE, il Centro di Coordinamento nazionale. Un buco nero da oltre 70mila tonnellate.

Dove finiscono i rifiuti elettronici?

Un’indagine condotta da Erion WEEE e Altroconsumo nel 2023, grazie all’uso di dispositivi GPS, ha rivelato che solo il 66% dei rifiuti elettronici tracciati finisce in impianti accreditati. Il 23% sparisce in destinazioni sconosciute o non autorizzate.

Non è un dettaglio. I RAEE contengono materiali pericolosi e al tempo stesso preziosi: gestirli correttamente significa ridurre l’impatto ambientale e recuperare risorse fondamentali per l’economia circolare.

In Italia ci sono quasi 1.100 impianti di trattamento, ma solo 48 sono accreditati presso il CdC RAEE. Gli altri – oltre mille – spesso non garantiscono la trasparenza necessaria. Secondo Erion, si disperdono fino a 400mila tonnellate di RAEE l’anno: l’equivalente di 3 milioni di grandi elettrodomestici e 400 milioni di piccoli apparecchi.

Cittadini disinformati e poco coinvolti

A peggiorare la situazione è la scarsa consapevolezza dei cittadini. Solo la metà sa cosa siano i RAEE, secondo dati Erion. Il 61% conserva in casa apparecchi non funzionanti e un giovane su tre ignora del tutto i rischi ambientali legati al conferimento errato. Senza un’informazione diffusa, difficile migliorare le performance di raccolta.

Le infrazioni europee

Le due procedure aperte dalla Commissione Europea colpiscono due fronti:

  1. La prima riguarda il recepimento della Direttiva Quadro sui rifiuti (2008/98/CE) e i suoi aggiornamenti, con particolare riferimento alla responsabilità estesa del produttore, alla qualità del riciclaggio e alla tracciabilità.

  2. La seconda coinvolge tutti i Paesi UE per il mancato rispetto della Direttiva RAEE (2012/19/UE), ma l’Italia si distingue in negativo, con i peggiori risultati in Europa in alcuni raggruppamenti: calo del 10,9% per TV e monitor, -0,3% per le sorgenti luminose. Solo l’elettronica di consumo (R4) mostra un recupero: +7,5%.

Il Decreto Salva Infrazioni: cosa cambia

Per evitare sanzioni e sanare le criticità, il governo ha approvato il Decreto-legge n. 131/2024, convertito nella Legge n. 166/2024, ribattezzata “Decreto Salva Infrazioni”.

Tre i pilastri dell’intervento:

  • Semplificazione: i rivenditori non devono più iscriversi all’Albo Gestori Ambientali (categoria 3bis abolita), possono trasportare i RAEE con un semplice documento e non sono obbligati a registri o MUD. Vengono anche aumentati i limiti di stoccaggio per una gestione più agile.

  • Tracciabilità: tutti i luoghi di raggruppamento devono ora registrarsi al portale del CdC RAEE. Già nel primo trimestre 2025 si contano oltre 9.000 siti registrati e 14.252 punti vendita attivi.

  • Comunicazione obbligatoria: per la prima volta, i Consorzi dovranno investire almeno il 3% dei ricavi in campagne di informazione rivolte ai cittadini. Chi non lo fa rischia sanzioni fino al 3% dei ricavi. L’obiettivo è chiaro: far sapere dove e come conferire i RAEE.

Tra le novità anche la regolamentazione dell’e-commerce: chi vende online, anche tramite marketplace come Amazon, dovrà rispettare le regole dell’EPR (responsabilità estesa del produttore).

I primi segnali: inizia la risalita?

Le prime applicazioni della nuova normativa fanno ben sperare. Il numero di punti di raccolta è in aumento e si prevede un miglioramento anche nella quantità di RAEE intercettati. Nel 2024, solo 80mila tonnellate provenivano da Luoghi di Raggruppamento o da servizi alternativi ai centri comunali. La speranza è che questa cifra cresca rapidamente nei prossimi mesi.

Inoltre, l’Accordo di Programma 2025 ANCI–CdC RAEE prevede l’obbligo per comuni e aziende di raccolta di comunicare tutti i dati relativi ai RAEE direttamente avviati a trattamento, aumentando la trasparenza.

Le sfide che restano

Il decreto rappresenta un cambio di passo atteso da tempo. Ma l’Italia arriva in ritardo: per colmare il divario tra il 29,6% attuale e il 65% richiesto dall’UE, servirà un impegno straordinario e coordinato.

Il successo della riforma dipenderà da tre fattori: l’efficacia della comunicazione verso i cittadini; la capacità delle autorità di controllo di garantire il rispetto delle regole; la responsabilità degli operatori economici, dai produttori ai marketplace, fino agli impianti di trattamento.

Solo con un sistema trasparente, efficiente e partecipato sarà possibile costruire un modello virtuoso di economia circolare. Perché dietro ogni vecchio cellulare, frigorifero o televisore non smaltito correttamente, c’è un’occasione persa per l’ambiente e per il Paese.

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