- 22/06/2026
- Simone Martino
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Un controllo europeo su 132 capi di abbigliamento rivela un fenomeno più diffuso del previsto: nel 37% dei prodotti analizzati le etichette non corrispondevano alla reale composizione dei tessuti. Dalle fibre diverse da quelle dichiarate alle percentuali errate, l’UE accende i riflettori su trasparenza, tutela dei consumatori e concorrenza nel settore moda
Quando acquistiamo un capo di abbigliamento, diamo per scontato che l’etichetta riporti informazioni corrette sui materiali utilizzati. Ma non sempre è così. Un’indagine coordinata a livello europeo ha infatti rilevato che più di un capo su tre presenta informazioni non conformi rispetto alla reale composizione delle fibre tessili.
Il dato emerge da una campagna di controlli sostenuta dalla Direzione Generale per il Mercato Interno, l’Industria, l’Imprenditorialità e le PMI della Commissione Europea (DG GROW), che ha analizzato 132 articoli di abbigliamento acquistati sia nei negozi fisici sia online in diversi Paesi dell’Unione Europea.
Il risultato è significativo: 49 prodotti, pari al 37% del campione esaminato, presentavano irregolarità nell’etichettatura.
Fibre dichiarate ma percentuali sbagliate: le tre principali irregolarità
L’indagine ha riguardato magliette, capi per neonati, abbigliamento sportivo, pigiami, sciarpe e altri articoli tessili realizzati in cotone, lana o fibre miste.
Gli esperti hanno individuato tre principali categorie di non conformità. Nel primo caso, le fibre indicate erano corrette ma le percentuali riportate in etichetta non corrispondevano a quelle realmente presenti nel tessuto.
Nel secondo, ancora più grave, alcuni capi contenevano fibre differenti e generalmente più economiche rispetto a quelle dichiarate dal produttore.
Infine, diversi prodotti riportavano denominazioni errate delle fibre oppure indicazioni non conformi alla normativa europea.
Secondo le autorità di vigilanza del mercato, queste pratiche non rappresentano soltanto un problema di trasparenza, ma possono causare un danno economico diretto ai consumatori, che rischiano di pagare per materiali diversi da quelli effettivamente acquistati.
Sciarpe e magliette tra i prodotti più problematici
I controlli effettuati hanno messo in evidenza differenze significative nei livelli di conformità tra le diverse categorie di prodotto. Le sciarpe risultano essere la tipologia più critica, con un tasso di non conformità pari all’80% dei campioni esaminati, segnalando una diffusione particolarmente elevata di anomalie.
Anche le magliette e i top presentano un’incidenza rilevante di irregolarità, che interessa il 54% dei prodotti controllati. Una situazione meno critica, ma comunque significativa, emerge nell’abbigliamento per neonati, dove il 25% dei campioni analizzati non è risultato conforme ai requisiti previsti.
Per quanto riguarda le altre categorie, i livelli di non conformità sono più contenuti. Gli altri articoli tessili registrano una percentuale del 40%, mentre i pigiami si attestano al 16%. L’abbigliamento sportivo presenta invece il valore più basso tra le categorie considerate, con un tasso di non conformità pari al 13%.
Nel complesso, i risultati evidenziano come le criticità siano concentrate soprattutto nelle sciarpe e nelle magliette, mentre gli altri segmenti mostrano livelli di irregolarità decisamente inferiori.
Le fibre miste sono quelle più a rischio
Particolarmente critica è risultata la situazione dei capi composti da fibre miste. I prodotti etichettati come combinazione di fibre naturali e artificiali hanno registrato il tasso più elevato di irregolarità, pari al 64%.
Anche i capi realizzati con miscele di fibre naturali hanno mostrato un livello di non conformità elevato, attestandosi al 46%.
Molto più basso, invece, il dato relativo agli articoli dichiarati come realizzati al 100% con una singola fibra naturale, dove le irregolarità si sono fermate al 15%.
Secondo gli ispettori europei, il problema non riguarda soltanto la tutela dei consumatori. Una composizione errata delle fibre può compromettere anche i processi di riciclo dei tessuti, sempre più centrali nelle strategie europee di economia circolare. Per recuperare correttamente i materiali è infatti indispensabile conoscere con precisione la composizione dei prodotti.
Gli acquisti online risultano più a rischio
L’indagine, condotta dalle autorità di vigilanza di Cipro, Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Lituania, Malta e Portogallo, ha analizzato complessivamente 132 articoli tessili. Di questi, 104 sono stati acquistati presso punti vendita tradizionali, mentre 28 provenivano da piattaforme di e-commerce.
I risultati evidenziano una maggiore incidenza delle non conformità nei prodotti acquistati online. Quasi la metà degli articoli comprati attraverso il commercio elettronico (46%) presentava infatti irregolarità, contro il 36% dei prodotti acquistati nei negozi fisici. Un dato che conferma come il canale online possa presentare maggiori criticità dal punto di vista della conformità e della sicurezza dei prodotti.
Un ulteriore aspetto emerso dall’indagine riguarda la tracciabilità degli articoli. Numerosi prodotti importati da Paesi esterni all’Unione europea e all’area EFTA erano privi delle informazioni essenziali relative al produttore. Questa carenza rende più complessi i controlli da parte delle autorità competenti e può ostacolare eventuali operazioni di richiamo o altre misure correttive necessarie per tutelare i consumatori.
Scattano ritiri e misure correttive
A seguito delle verifiche, le autorità europee hanno già adottato diversi provvedimenti. In particolare, 18 prodotti sono stati ritirati dal mercato, mentre per altri due sono state richieste specifiche misure correttive ai produttori. Due articoli hanno dovuto essere sottoposti a una nuova etichettatura e, in altri tre casi, è stato imposto l’inserimento di avvertenze aggiuntive per informare adeguatamente i consumatori.
Le attività di controllo sono tuttavia ancora in corso. All’inizio di marzo 2026 risultavano infatti aperte procedure di verifica su 24 prodotti. Nel complesso, 41 articoli sono stati registrati nel Sistema di informazione e comunicazione per la sorveglianza del mercato (SIS), la piattaforma europea utilizzata dalle autorità nazionali per condividere informazioni sulle non conformità riscontrate e coordinare le attività di vigilanza.
L’UE: «I consumatori devono ricevere ciò per cui pagano»
L’elevata percentuale di irregolarità rilevata suggerisce che il fenomeno dell’etichettatura errata possa essere più diffuso di quanto si pensasse.
Per questo motivo Bruxelles invita sia le aziende sia gli organismi di controllo a intensificare le verifiche sui tessuti e sui capi finiti.
Anche i consumatori possono adottare alcune precauzioni, prestando attenzione a offerte e prezzi eccessivamente bassi e verificando che sull’etichetta siano riportati chiaramente il nome, l’indirizzo o il sito web del produttore.
«I consumatori e le aziende devono essere certi che le etichette dei capi che acquistano forniscano un quadro veritiero della composizione delle fibre. Le campagne di sorveglianza del mercato contribuiscono a garantire che i consumatori ricevano ciò per cui pagano e proteggono le aziende dalla concorrenza sleale», ha dichiarato Vanessa Capurso, responsabile delle politiche della DG GROW.
L’indagine è stata realizzata nell’ambito della campagna europea JACOP 2025 (Joint Actions on Compliance of Products), che ha coinvolto undici diverse categorie di prodotti sottoposti a controlli in tutta l’Unione Europea.



































































































































































































































































































