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Dopo lo stop degli impianti annunciato nei giorni scorsi da Assorimap, UNIRIMA avverte: “Filiera della plastica al limite, rischio blocco nazionale”

La crisi del riciclo della plastica in Italia continua ad aggravarsi. Dopo la decisione annunciata nei giorni scorsi da Assorimap di fermare gli impianti di riciclo delle materie plastiche, è arrivato il monito di UNIRIMA, l’associazione che rappresenta imprese di raccolta, recupero e riciclo dei materiali.

Un appello che parla senza mezzi termini di un “rischio di blocco sistemico della filiera”, con conseguenze dirette sulla gestione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

“Impianti saturi, stoccaggi al limite”: l’allarme dei Centri Comprensoriali

Il fermo dei riciclatori ha già iniziato a mostrare i primi effetti. Secondo UNIRIMA, i circa 250 Centri Comprensoriali attivi sul territorio – quelli che ricevono la plastica dalla raccolta differenziata – stanno arrivando alla saturazione.

“I ritardi nel ritiro degli imballaggi pressati stanno creando una situazione insostenibile” spiega Francesco Sicilia, direttore generale di UNIRIMA. “Le strutture hanno ormai raggiunto i limiti di stoccaggio autorizzati e quelli imposti dalle norme di prevenzione incendi. Se la situazione non si sblocca i Comuni potrebbero non riuscire più a conferire la plastica raccolta dai cittadini, mandando in tilt la differenziata”.

Effetto domino: cosa succede se la filiera si ferma

UNIRIMA spiega che i Centri Comprensoriali sono il primo anello della catena: se non riescono più a conferire la plastica agli impianti di riciclo, tutta la filiera si inceppa.
Il rischio concreto è un effetto domino, con: blocco del conferimento dei rifiuti da parte dei Comuni; rifiuti plastici accumulati nei centri di raccolta; impossibilità di garantire la regolarità del servizio pubblico.

Una prospettiva che, nella pratica, potrebbe avere impatti immediati su intere città.

Assorimap: “Abbiamo fermato gli impianti, era impossibile continuare”

Il quadro è precipitato dopo la scelta di Assorimap, comunicata nei giorni scorsi. “Fermiamo gli impianti” ha annunciato il presidente Walter Regis, spiegando che le aziende non possono più sostenere le perdite operative.

I numeri del settore mostrano un crollo senza precedenti:

  • utili di esercizio -87% dal 2021 al 2023 (da 150 milioni a 7 milioni),
  • proiezioni per il 2025 prossime allo zero,
  • fatturato in calo del 30% dal 2022.

Tra le cause principali, l’esplosione dei costi energetici, tra i più alti d’Europa, e la concorrenza delle importazioni extra-Ue di plastica vergine e riciclata, venduta a prezzi talmente bassi da rendere impossibile competere.

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UNIRIMA: “Disponibili a collaborare, ma servono interventi immediati”

UNIRIMA ribadisce la massima disponibilità a lavorare con tutte le parti coinvolte per individuare soluzioni urgenti e strutturali.

“Dobbiamo tutelare l’intera filiera e il servizio pubblico di raccolta differenziata” sottolinea Sicilia. “Ma senza un intervento rapido la crisi potrebbe trasformarsi in un blocco nazionale, con pesanti ripercussioni su cittadini, imprese e amministrazioni”.

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