- 09/02/2026
- Redazione
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La Corte dei conti analizza il programma Mangiaplastica: ritardi, rendicontazioni incomplete e dati disomogenei frenano l’impatto degli eco-compattatori sul riciclo del PET
Il programma Mangiaplastica, pensato per rafforzare la raccolta selettiva delle bottiglie in PET e sostenere l’economia circolare, mostra risultati incoraggianti ma ancora incompleti. A certificarlo è la Corte dei Conti, che richiama l’attenzione su ritardi procedurali, criticità nella rendicontazione e, soprattutto, sulla necessità di rafforzare i sistemi di raccolta e analisi dei dati.
È quanto emerge dall’analisi approvata con la Delibera n. 2/2026 della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, dedicata al fondo istituito dal D.L. 111/2019 presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, con una dotazione complessiva di 41 milioni di euro.
I numeri del programma: 1.620 istanze ammesse
Tra il 2021 e il 2024, sono state 1.620 le istanze ammesse al Programma sperimentale Mangiaplastica, destinato ai Comuni per l’acquisto e l’installazione di eco-compattatori in grado di raccogliere bottiglie in PET destinate al riciclo “bottle to bottle”.
Tuttavia, allo stato attuale risulta concluso solo il primo sportello, riferito al 2021, con un tasso di realizzazione del 77,5%. Per gli sportelli successivi (2022-2024), sulla base di dati ancora parziali, la Corte stima un tasso di attuazione superiore all’80%, ma il quadro resta incompleto.
Revoche e rinunce: 2,8 milioni non riallocati
Uno dei nodi principali riguarda la gestione delle risorse. Le revoche e rinunce da parte dei Comuni hanno liberato circa 2,8 milioni di euro, pari al 7% del Programma, che non sono stati riallocati, nonostante la presenza di istanze giudicate ammissibili ma rimaste escluse per esaurimento dei fondi.
Un elemento che, secondo la magistratura contabile, segnala una rigidità procedurale e una scarsa capacità di adattamento nella gestione operativa del fondo.
Raccolta dati disomogenea: difficile valutare l’impatto reale
Il punto più critico riguarda però la qualità delle informazioni trasmesse dai Comuni beneficiari. I dati risultano spesso disomogenei e incompleti, rendendo complessa una valutazione complessiva dell’efficacia del Programma.
Secondo la Corte dei conti, è quindi necessario rafforzare i sistemi di raccolta e analisi dei dati, anche per collocare i risultati di Mangiaplastica all’interno della più ampia programmazione della raccolta differenziata della plastica, in coerenza con gli obiettivi della Direttiva SUP del 2019.
Non a caso, la raccolta selettiva del PET viene definita uno strumento complementare, il cui contributo, allo stato attuale, non risulta determinante ai fini complessivi della raccolta differenziata.
Filiera del riciclo e benefici economici: incognite aperte
Resta difficile anche stimare il contributo del Programma alla creazione di una filiera diffusa del riciclo del PET. I quantitativi raccolti dipendono infatti dall’utilizzo effettivo dei macchinari e dal livello di sensibilizzazione dei cittadini.
Dal punto di vista dei Comuni, inoltre, i benefici economici — influenzati da variabili di mercato — potrebbero non compensare i costi di gestione e manutenzione, solo in parte prevedibili in fase di adesione al Programma.
Più informazione e incentivi, soprattutto al Centro-Sud
Per rafforzare l’impatto di Mangiaplastica, la Corte dei conti suggerisce di affiancare agli eco-compattatori campagne informative e sistemi di incentivazione, coordinandoli con le altre iniziative ambientali già in corso.
Una strategia necessaria anche per ridurre i divari territoriali, considerando che oltre l’80% delle istanze ammesse proviene da Comuni del Centro e del Sud/Isole, aree dove la raccolta differenziata è storicamente meno sviluppata.
Ritardi strutturali e tempi di attuazione dilatati
Sul piano finanziario, infine, il Programma paga un ritardo originario: l’avvio operativo è avvenuto solo nel terzo esercizio successivo alla costituzione del fondo, con un’ulteriore dilatazione dei tempi dovuta sia alle disponibilità di cassa dell’amministrazione, sia alla tardiva rendicontazione da parte dei soggetti attuatori.
Un insieme di fattori che, secondo la Corte dei conti, rischia di ridurre l’efficacia complessiva di una misura che resta strategica, ma che necessita di correzioni strutturali per esprimere appieno il suo potenziale.









































































































































































































































































































