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L’Unione europea seleziona 46 progetti strategici per rafforzare l’approvvigionamento di materie prime critiche, da litio e nichel alle terre rare, puntando su produzione, trasformazione e riciclo entro il 2030

L’Europa accelera sulla sicurezza delle materie prime strategiche, indispensabili per produrre batterie, tecnologie industriali, magneti permanenti e sistemi destinati alla difesa e all’aerospazio. La Commissione europea ha selezionato 46 nuovi progetti strategici distribuiti in 16 Stati membri, con l’obiettivo di rafforzare le filiere industriali del continente, diversificare i fornitori e ridurre la dipendenza dalle importazioni.

L’iniziativa rientra nella strategia europea sulle materie prime critiche e punta a trasformare una vulnerabilità economica e industriale in una maggiore capacità produttiva interna. Il traguardo è fissato al 2030, quando l’Unione vuole essere in grado di estrarre, trasformare e riciclare una quota crescente delle risorse di cui ha bisogno.

Materie prime critiche, la strategia europea guarda al 2030

La selezione dei nuovi progetti si inserisce nel quadro del regolamento europeo sulle materie prime critiche, noto come Critical Raw Materials Act (CRMA). La normativa stabilisce obiettivi precisi per rafforzare la capacità dell’UE lungo le principali fasi della filiera.

Entro il 2030, la capacità europea dovrebbe coprire almeno il 10% del consumo annuo di materie prime strategiche attraverso l’estrazione, il 40% attraverso la trasformazione e il 25% attraverso il riciclaggio.

La strategia risponde a un’esigenza che riguarda direttamente la competitività dell’industria europea. Le materie prime critiche sono infatti essenziali per numerosi comparti tecnologici e manifatturieri, ma le catene di approvvigionamento possono essere esposte a concentrazioni geografiche, tensioni commerciali e interruzioni delle forniture.

Aumentare la produzione e il recupero di questi materiali in Europa significa quindi cercare di contenere i rischi per le imprese e rendere più resilienti le filiere industriali.

Sedici Paesi coinvolti e 46 progetti selezionati

I nuovi progetti sono distribuiti in Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Svezia.

La Commissione li ha selezionati tra 102 candidature presentate nell’ambito dell’invito a proporre iniziative strategiche. Gli interventi interessano 15 delle 17 materie prime strategiche contemplate dal regolamento europeo.

Il dato più significativo è la varietà delle attività coinvolte: non soltanto estrazione mineraria, ma anche lavorazione industriale e recupero dei materiali. L’obiettivo è costruire filiere più complete, riducendo il rischio che le risorse estratte debbano essere trasformate altrove prima di diventare utilizzabili dalle imprese europee.

Litio, nichel e cobalto: il cuore della filiera delle batterie

Una parte consistente dei progetti riguarda i materiali necessari alla produzione di batterie. La distribuzione comprende sette iniziative sul litio, 12 sul nichel, dieci sul cobalto, cinque sul manganese e quattro sulla grafite.

Si tratta di risorse importanti per le catene industriali legate all’accumulo energetico e alla mobilità elettrica. La disponibilità di questi materiali, insieme alla capacità di trasformarli e recuperarli, rappresenta uno dei fattori che possono incidere sulla competitività della produzione europea.

La posta in gioco non riguarda soltanto la disponibilità fisica delle materie prime. Conta anche la possibilità di sviluppare competenze industriali, impianti di lavorazione e sistemi di riciclo capaci di trattenere una quota maggiore del valore economico all’interno del continente.

Difesa, aerospazio e magneti permanenti

I nuovi progetti interessano anche comparti nei quali la continuità degli approvvigionamenti assume una rilevanza strategica.

Due iniziative riguardano il magnesio e tre il tungsteno, materiali utilizzati in applicazioni industriali e tecnologiche connesse anche alla difesa e all’aerospazio.

Altri quattro progetti sono dedicati alle terre rare, fondamentali per la produzione di magneti permanenti impiegati in diverse tecnologie industriali, comprese alcune applicazioni legate alla transizione energetica.

La diversificazione delle fonti e il rafforzamento delle capacità di lavorazione possono contribuire a ridurre l’esposizione delle imprese europee alle criticità delle catene di fornitura internazionali.

Estrazione, trasformazione e riciclo: come sono distribuiti i progetti

I 46 interventi coprono differenti fasi della catena del valore delle materie prime.

Nel dettaglio, otto progetti riguardano l’estrazione, 11 la trasformazione e 19 il riciclaggio. A questi si aggiungono otto iniziative integrate: tre combinano estrazione e trasformazione, mentre cinque uniscono trasformazione e riciclo.

La struttura della selezione evidenzia l’importanza attribuita dall’UE a un approccio industriale integrato. Rafforzare una singola fase della filiera, infatti, non basta necessariamente a garantire un approvvigionamento stabile: la disponibilità di risorse deve essere accompagnata dalla capacità di lavorarle e, quando possibile, recuperarle al termine del loro ciclo di utilizzo.

Il riciclo assume quindi un ruolo centrale. Recuperare materiali da prodotti e processi industriali può contribuire a limitare la necessità di nuove estrazioni e a valorizzare risorse già presenti nel sistema economico. Il suo contributo effettivo dipenderà, tuttavia, dalla realizzazione degli impianti e dalla quantità di materiale che sarà possibile recuperare.

Quali obiettivi potrebbe raggiungere l’Europa grazie ai nuovi progetti

Secondo le stime riportate dalla Commissione, i 46 nuovi progetti, sommati alle iniziative strategiche già selezionate, potrebbero contribuire in modo significativo al raggiungimento dei traguardi europei.

Nel marzo e nel giugno dello scorso anno erano stati individuati, rispettivamente, 47 progetti strategici nell’UE e 13 in Paesi terzi. Il nuovo gruppo porta quindi a 106 il numero complessivo delle iniziative selezionate nei tre elenchi, considerando insieme quelli europei e quelli nei Paesi terzi.

Il contributo potenziale è particolarmente rilevante per alcuni materiali. Le iniziative potrebbero consentire di raggiungere integralmente i parametri di riferimento europei per l’estrazione di litio, nichel, terre rare, magnesio e tungsteno, oltre che per la trasformazione di litio e terre rare.

Per la lavorazione del cobalto, la copertura potenziale arriverebbe all’89% dell’obiettivo di riferimento; per tungsteno e magnesio, rispettivamente, al 57% e al 51%. I parametri previsti per il riciclaggio di litio, cobalto e terre rare potrebbero invece essere soddisfatti integralmente.

Si tratta di stime legate al potenziale dei progetti, non della certificazione che gli obiettivi siano già stati raggiunti. Il risultato concreto dipenderà dalla realizzazione degli impianti, dall’avvio delle attività e dalla capacità produttiva effettivamente disponibile.

Dai progetti agli impianti: autorizzazioni e finanziamenti

La sfida per l’Europa non si esaurisce nella selezione delle iniziative. Perché i progetti si traducano in una maggiore disponibilità di materie prime, servono autorizzazioni, capitali, infrastrutture e accordi commerciali in grado di sostenere la produzione nel tempo.

Su questo fronte, i primi risultati riguardano i progetti strategici selezionati nel 2025. Secondo la Commissione, 25 hanno completato la valutazione di impatto ambientale e 17 hanno ottenuto il permesso di costruzione.

Un ruolo è attribuito agli sportelli unici istituiti negli Stati membri, pensati per semplificare e accelerare le procedure autorizzative. La rapidità dei procedimenti resta un elemento importante, da conciliare con il rispetto delle valutazioni ambientali e delle regole applicabili.

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