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Bruxelles conferma gli obiettivi fissati dal regolamento europeo sulle batterie. Entro il 2031 dovranno aumentare sensibilmente i livelli di recupero di litio, cobalto, rame, piombo e nichel

L’Europa non cambia rotta sul riciclo delle batterie. La Commissione europea ha pubblicato oggi, 11 settembre, una nuova valutazione sugli obiettivi fissati dal regolamento UE sulle batterie e ha concluso che, allo stato attuale, non ci sono motivi per modificarli.

Il tema è tutt’altro che tecnico. Dietro le percentuali di riciclaggio ci sono infatti alcune delle materie prime considerate essenziali per la transizione energetica e per lo sviluppo della mobilità elettrica: litio, cobalto, rame, piombo e nichel.

Recuperare questi materiali dalle batterie a fine vita significa ridurre gli sprechi, limitare la necessità di nuove materie prime e, soprattutto, rendere più solida una filiera europea che oggi dipende ancora in larga misura dalle importazioni.

La Commissione: gli obiettivi attuali sono ancora adeguati

La valutazione era prevista dallo stesso regolamento europeo. La Commissione era chiamata a verificare se i cambiamenti del mercato, l’evoluzione delle tecnologie delle batterie, la disponibilità delle materie prime e i progressi scientifici e tecnologici rendessero necessario correggere gli obiettivi già stabiliti.

La conclusione è stata netta: gli attuali target rappresentano un equilibrio tra ambizione e fattibilità.

Secondo la Commissione, mantenere gli obiettivi esistenti permette di spingere il settore verso livelli sempre più elevati di recupero dei materiali, incentivando allo stesso tempo investimenti e innovazione senza introdurre oneri sproporzionati per un’industria ancora in fase di crescita.

La valutazione tecnica è stata supportata dal Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea.

Perché il riciclo delle batterie è strategico per l’Europa

Il punto centrale della strategia europea è trasformare le batterie esauste da problema ambientale a fonte di materie prime da reimmettere nel ciclo produttivo.

È una delle logiche alla base dell’economia circolare: invece di estrarre continuamente nuove risorse, una parte crescente dei materiali già utilizzati deve essere recuperata e nuovamente impiegata.

Per l’Unione europea la questione assume anche una dimensione industriale e geopolitica. Litio, cobalto, nichel e altri materiali sono fondamentali per numerose tecnologie legate alla mobilità sostenibile, all’elettrificazione e alla transizione energetica.

Aumentare la capacità di recupero significa quindi anche ridurre la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento europee.

I numeri del riciclo: cosa deve cambiare entro il 2030

Il regolamento europeo sulle batterie, il Regolamento (UE) 2023/1542, stabilisce obiettivi progressivi sia per l’efficienza del riciclaggio sia per il recupero dei materiali.

Per quanto riguarda l’efficienza del riciclaggio, entro il 31 dicembre 2025 devono essere raggiunti almeno questi livelli, calcolati sul peso medio:

  • 75% per le batterie al piombo-acido;
  • 65% per le batterie al litio;
  • 80% per le batterie al nichel-cadmio;
  • 50% per le altre batterie esauste.

Gli obiettivi diventano ancora più stringenti nel 2030. Entro il 31 dicembre 2030 il riciclaggio dovrà raggiungere almeno l’80% per le batterie al piombo-acido e il 70% per quelle al litio.

Recupero dei materiali: la sfida riguarda soprattutto il litio

Un altro capitolo riguarda il recupero dei materiali presenti nelle batterie.

Entro il 31 dicembre 2027, l’Unione europea punta a recuperare almeno il: 90% di cobalto, rame, piombo e nichel e il 50% del litio.

Nel 2031 gli obiettivi aumenteranno ulteriormente: 95% per cobalto, rame, piombo e nichel e 80% per il litio.

Il salto previsto per il litio è particolarmente significativo, considerando il ruolo che questo materiale ha assunto nell’industria delle batterie per la mobilità elettrica e per i sistemi di accumulo energetico.

Nessuna revisione degli obiettivi, ma la Commissione continuerà a monitorare il mercato

La decisione di mantenere gli obiettivi attuali non significa però che la Commissione consideri il quadro definitivo.

Il settore delle batterie è infatti in rapida evoluzione, sia sul fronte delle tecnologie sia su quello delle materie prime e dei processi industriali. Per questo Bruxelles continuerà a monitorare i progressi scientifici, tecnologici e di mercato.

L’obiettivo è evitare due rischi opposti: fissare traguardi troppo poco ambiziosi, frenando l’innovazione, oppure imporre standard difficili da raggiungere, con il rischio di appesantire un comparto strategico ancora in espansione.

La linea scelta dalla Commissione è quindi quella della continuità, mantenendo target considerati sufficientemente ambiziosi ma concretamente raggiungibili.

Batterie, materie prime e indipendenza europea

La partita non riguarda soltanto il riciclo. Sullo sfondo c’è la più ampia strategia europea per rendere più resilienti le catene di approvvigionamento delle materie prime considerate essenziali.

Il mantenimento degli obiettivi sul recupero dei materiali dovrà contribuire anche agli obiettivi del piano d’azione RESourceEU, che punta a ridurre la dipendenza dell’Unione da un singolo Paese di origine nelle catene del valore delle materie prime legate alle batterie, portandola dal 30% al 50% entro il 2029.

In questo scenario, ogni batteria arrivata a fine vita può diventare una sorta di “miniera urbana”: non una nuova fonte da sfruttare, ma un deposito di materiali già estratti e lavorati che possono essere recuperati e utilizzati nuovamente.

È anche per questo che il riciclo delle batterie è destinato ad avere un peso crescente nelle politiche industriali europee.

Quando verranno rivalutati gli obiettivi

La Commissione europea dovrà tornare a valutare l’efficacia degli obiettivi almeno ogni cinque anni, come previsto dal regolamento sulle batterie.

La prossima revisione dovrà quindi arrivare entro e non oltre il 18 agosto 2031.

Fino ad allora, il quadro resta quello già delineato dal regolamento: più riciclo, maggiore recupero delle materie prime e una progressiva riduzione della dipendenza dell’Europa dalle forniture esterne.

La sfida, adesso, passa dalle norme alla capacità dell’industria di trasformare questi obiettivi in risultati concreti.

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