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La carenza di impianti per il trattamento dei rifiuti in Italia costringe il Paese a trasferire milioni di tonnellate tra le regioni. Secondo Utilitalia, i viaggi pesano sull’ambiente e sulla Tari, mentre restano da raggiungere gli obiettivi Ue su riciclo e smaltimento in discarica

Nel 2024 la produzione nazionale di rifiuti urbani ha raggiunto circa 30 milioni di tonnellate, in crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente. La media è stata di 507,9 chilogrammi per abitante.

La disponibilità di impianti per il trattamento, tuttavia, continua a variare sensibilmente da un territorio all’altro. Il Nord ha accolto circa 2,3 milioni di tonnellate provenienti dal Centro-Sud, confermandosi il principale polo di destinazione dei flussi interregionali.

Il Centro ha trasferito fuori dai propri confini circa 880mila tonnellate, pari al 14% della produzione. Ancora più consistente il dato del Sud peninsulare, che ha esportato 1,74 milioni di tonnellate, equivalenti al 29% dei rifiuti prodotti.

Le differenze riguardano anche la capacità di raggiungere gli obiettivi ambientali. Regioni come Lombardia ed Emilia-Romagna, grazie a una dotazione più articolata di impianti di riciclo e recupero energetico, registrano risultati più avanzati. Al contrario, il Centro-Sud e la Sicilia presentano maggiori difficoltà, soprattutto sul fronte del trattamento dei rifiuti non riciclabili.

Il prezzo dei trasferimenti: 75 milioni di euro a carico della Tari

La movimentazione dei rifiuti comporta un costo che va oltre quello della gestione ordinaria. Per trasportare le quantità trattate fuori regione nel 2024 sono stati necessari circa 176mila viaggi di camion, per un totale di 124 milioni di chilometri.

Secondo le stime di Utilitalia, questi spostamenti hanno prodotto oltre 65mila tonnellate di emissioni aggiuntive di CO₂ e generato 75 milioni di euro di maggiori costi, che si riflettono sulla Tari.

Circa il 90% di questa spesa grava sulle regioni del Centro-Sud, dove la minore disponibilità di impianti rende più frequente il ricorso a strutture situate altrove. Una condizione che alimenta le differenze territoriali anche sul piano economico: i cittadini delle aree meno attrezzate devono sostenere i costi di un sistema che non riesce a chiudere localmente il ciclo dei rifiuti.

Obiettivi europei al 2035, riciclo ancora sotto la soglia richiesta

La carenza di infrastrutture rappresenta un ostacolo anche per il raggiungimento dei target europei. Entro il 2035 l’Italia dovrà portare il riciclaggio effettivo dei rifiuti urbani al 65% e ridurre sotto il 10% la quota destinata alle discariche.

Attualmente il riciclaggio si ferma al 52,3%, mentre lo smaltimento in discarica riguarda ancora il 14,8% dei rifiuti urbani.

Per colmare il divario non basta aumentare la raccolta differenziata: occorre disporre degli impianti necessari a trasformare i materiali raccolti in nuove risorse e a gestire le frazioni che non possono essere riciclate.

Organico, con il PNRR arrivano 22 nuovi impianti

Un segnale di miglioramento arriva dal trattamento dei rifiuti organici. Nel 2024 la raccolta differenziata di questa frazione ha raggiunto circa 7,66 milioni di tonnellate, pari al 37,8% del totale della raccolta differenziata.

Di queste quantità, 1,46 milioni di tonnellate sono state trattate fuori dalla regione di produzione. Oltre 1,1 milioni hanno viaggiato dal Centro e dal Sud peninsulare verso gli impianti del Nord.

La situazione sta però cambiando grazie anche agli investimenti del PNRR: sono già entrati in funzione o saranno realizzati nel prossimo triennio altri 22 impianti dedicati alla frazione organica.

Per Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, la presenza di infrastrutture adeguate è strettamente collegata ai risultati della raccolta differenziata. I territori che ottengono le performance migliori sono infatti anche quelli dotati di una maggiore capacità di trattamento e recupero.

Rifiuti non riciclabili, servono 2,7 milioni di tonnellate di capacità in più

Il quadro è più complesso per le frazioni che non possono essere recuperate attraverso il riciclo. In questo ambito, secondo Utilitalia, l’Italia deve incrementare la propria capacità di recupero energetico di circa 2,7 milioni di tonnellate per raggiungere gli obiettivi europei.

Il fabbisogno potrebbe ridursi di circa la metà con la realizzazione del termovalorizzatore di Roma e dei due impianti previsti in Sicilia.

Si tratta di interventi destinati a incidere sull’organizzazione del sistema nazionale, soprattutto nelle aree che oggi dipendono maggiormente dal trasferimento dei rifiuti verso altre regioni. Il recupero energetico riguarda le frazioni non ulteriormente riciclabili e costituisce una delle alternative allo smaltimento in discarica.

Discariche, in Sicilia resta circa un anno di capacità residua

La pressione sul sistema è aggravata dalla progressiva riduzione degli spazi disponibili nelle discariche attive. Nel 2024 vi sono state smaltite circa 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Di queste, un milione è stato conferito in regioni diverse da quelle di produzione dopo il trattamento negli impianti meccanico-biologici (TMB).

Secondo le stime dello studio “Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035”, la capacità residua delle discariche varia sensibilmente tra le diverse aree italiane:

  • Nord: 4-5 anni.
  • Centro: 3-4 anni.
  • Sud peninsulare: 7-8 anni.
  • Sardegna: 2-3 anni.
  • Sicilia: circa un anno.

Proprio la Sicilia presenta la situazione più ravvicinata a un possibile esaurimento degli spazi disponibili. Un dato che rende evidente la necessità di intervenire sulla capacità di trattamento e sulle alternative allo smaltimento finale.

La sfida per il 2035: chiudere il ciclo dei rifiuti nei territori

Il quadro delineato da Utilitalia evidenzia una criticità strutturale: l’Italia produce e raccoglie rifiuti in quantità sempre più rilevanti, ma non dispone ancora di una rete di impianti distribuita in modo equilibrato.

Gli investimenti sull’organico rappresentano un passo avanti, mentre il recupero energetico delle frazioni non riciclabili resta uno dei principali fabbisogni da affrontare.

La sfida dei prossimi anni sarà costruire un sistema capace di trattare i rifiuti più vicino ai luoghi di produzione, riducendo i trasferimenti tra regioni, i costi per i cittadini e l’impatto ambientale. Un passaggio necessario anche per rispettare gli obiettivi europei e limitare la dipendenza dalle discariche.

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