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Crisi del riciclo della plastica, Utilitalia chiede al MASE misure urgenti e mette in guardia sul nuovo regolamento Ue End of Waste: «Rischia di aggravare l’emergenza»

La crisi del riciclo della plastica arriva sul tavolo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Al centro del confronto ci sono le difficoltà nella gestione dei materiali raccolti, la necessità di garantire sbocchi alla plastica da riciclare e le conseguenze che, secondo Utilitalia, potrebbero derivare dal nuovo regolamento europeo sui criteri di End of Waste.

La Federazione, intervenuta al tavolo di crisi convocato ieri dal MASE, ha chiesto innanzitutto misure immediate per fronteggiare l’emergenza. Tra le priorità indicate c’è la garanzia del ritiro della plastica raccolta da parte di COREPLA, insieme alla possibilità di aumentare gli stoccaggi attraverso procedure più semplici, mantenendo però i necessari requisiti di sicurezza degli impianti.

L’allarme di Utilitalia sul regolamento europeo

È soprattutto sul futuro delle attività di riciclo che si concentra la preoccupazione della Federazione.

Secondo Utilitalia, l’attuale versione del regolamento europeo sui criteri End of Waste per le plastiche potrebbe produrre un effetto opposto a quello auspicato, restringendo gli utilizzi possibili della plastica riciclata anziché favorire la chiusura del ciclo.

Il provvedimento dovrebbe essere sottoposto al voto degli Stati membri nelle prossime settimane, con un’adozione prevista a ottobre. Nel corso del confronto con il MASE, Utilitalia ha sostenuto che il testo, nella formulazione attuale, rischierebbe di limitare alcuni degli sbocchi commerciali e industriali sviluppati negli ultimi vent’anni nel settore del riciclo.

La richiesta rivolta al ministero è quindi di intervenire in sede europea, anche attraverso il confronto con altri Stati membri, per modificare alcuni punti del regolamento.

Utilitalia chiede di ampliare gli usi della plastica riciclata

Uno dei nodi indicati dalla Federazione riguarda il principio del plastic-to-plastic, cioè l’utilizzo della plastica riciclata per produrre nuovamente prodotti in plastica.

Per Utilitalia, gli utilizzi consentiti dovrebbero essere più ampi. La richiesta è inoltre quella di salvaguardare i criteri già previsti a livello nazionale, insieme alle autorizzazioni rilasciate caso per caso, e di consentire l’esportazione dei cosiddetti blend.

L’obiettivo dichiarato è evitare che nuove regole europee finiscano per ridurre gli sbocchi disponibili proprio in una fase in cui il comparto sta affrontando una situazione di difficoltà.

Più spazio alla materia prima seconda europea

Per il medio e lungo periodo, la Federazione indica invece come priorità la necessità di favorire la chiusura del ciclo della plastica.

Secondo la posizione espressa al tavolo del ministero, occorrerebbe incentivare l’utilizzo di materia prima seconda proveniente dall’Europa, rispetto sia alla plastica vergine sia alla materia prima riciclata importata da Paesi extra Ue.

Il tema è quello più ampio dell’economia circolare: rendere effettivamente utilizzabile la materia recuperata dai rifiuti significa creare una domanda stabile per i materiali riciclati e ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini.

Il nodo dei costi: «Non ricadano su gestori, Comuni e cittadini»

C’è poi la questione economica. L’attuale situazione di crisi può infatti tradursi in maggiori costi per l’intera filiera.

Su questo punto Utilitalia ha espresso una posizione netta: gli oneri aggiuntivi non dovrebbero essere sostenuti né dai gestori del servizio né dai Comuni e, di conseguenza, dai cittadini.

La Federazione chiede che i maggiori costi siano sostenuti dai sistemi EPR, secondo un meccanismo trasparente e considerando i ricavi ottenuti dalla vendita delle materie prime seconde.

L’Extended Producer Responsibility, o responsabilità estesa del produttore, attribuisce ai produttori una responsabilità nella gestione dei prodotti e degli imballaggi anche nella fase successiva al loro utilizzo. È proprio all’interno di questo sistema che Utilitalia colloca la responsabilità economica dell’emergenza.

Dalle misure d’emergenza alle soluzioni strutturali

Il confronto al MASE mette quindi insieme due livelli diversi del problema. Nel breve periodo, secondo Utilitalia, servono interventi per evitare che le difficoltà nella filiera si traducano in un accumulo dei materiali e per garantire il ritiro della plastica raccolta.

Nel medio e lungo periodo, invece, la questione riguarda la capacità del sistema di creare sbocchi industriali stabili per la plastica riciclata, sostenendo la domanda di materia prima seconda e assicurando regole che non restringano ulteriormente il mercato.

È su questo equilibrio tra gestione dell’emergenza e riforma strutturale della filiera che si gioca una parte importante del futuro del riciclo della plastica in Italia, mentre a Bruxelles si prepara il passaggio decisivo sul nuovo regolamento europeo.

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