- 28/09/2026
- Redazione
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Humana e Assoambiente chiedono regole chiare e sostenibilità economica per rafforzare la filiera del riuso e del riciclo del tessile post-consumo in vista del nuovo EPR
La transizione verso un’economia circolare del tessile passa anche dalla sostenibilità economica della filiera. È questo uno dei temi emersi a Pregnana Milanese, nel corso della tappa milanese di “Impianti Aperti”, la campagna promossa da ASSOAMBIENTE con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e di ISPRA SNPA.
Per il terzo anno consecutivo, l’impianto di selezione di Humana People to People Italia ha aperto le proprie porte agli operatori del settore. Oltre 60 professionisti hanno partecipato alla giornata di confronto dedicata soprattutto all’imminente introduzione del sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile.
Il tema al centro del dibattito è stato chiaro: costruire una filiera del tessile post-consumo capace di tenere insieme tutela ambientale, impatto sociale, sostenibilità economica e tracciabilità.
EPR tessile, la sostenibilità economica diventa centrale
Il confronto si è articolato in due tavoli. Il primo ha riunito rappresentanti delle diverse componenti della filiera, con l’obiettivo di fotografare una catena del valore che, secondo i partecipanti, dispone già di competenze e infrastrutture sulle quali costruire il nuovo sistema.
Dalla produzione alla raccolta, dalla selezione al riuso e al riciclo, il settore del tessile post-consumo si trova davanti a un passaggio destinato a modificarne gli equilibri economici e organizzativi.
Per Humana, però, l’arrivo dell’EPR non può essere considerato soltanto come una futura fonte di finanziamento. La priorità, sostiene l’organizzazione, è creare fin da subito modelli industriali efficienti e sostenibili.
«La giornata di oggi ha dimostrato che, per superare l’attuale crisi della filiera del tessile post-consumo, la vera sfida è la sostenibilità economica».
Lo ha sottolineato Karina Bolin, presidente di Humana People to People Italia, secondo cui non sarebbe sufficiente attendere l’entrata a regime dei contributi EPR senza intervenire nel frattempo sull’efficienza della filiera.
L’obiettivo indicato da Humana è fare dell’EPR uno strumento capace di applicare concretamente la gerarchia europea dei rifiuti, attribuendo priorità al riutilizzo prima del riciclo.
Foto: Credit Assoambiente
Dal capo usato al riuso: come funziona l’impianto Humana
Il centro di Pregnana Milanese rappresenta uno dei nodi industriali della filiera del tessile post-consumo gestita da Humana.
La struttura può arrivare a trattare 12.000 tonnellate di materiale all’anno e utilizza sistemi digitali per la gestione e la tracciabilità dei flussi.
La selezione avviene attraverso 25 macro-categorie e circa 65 sotto-categorie, grazie alla combinazione tra automazione e competenze specialistiche degli operatori.
I numeri relativi al 2025 indicano che il 64,5% del materiale selezionato è stato destinato al riutilizzo, mentre il 25,6% è stato avviato al riciclo.
Numeri che restituiscono una fotografia concreta del percorso che compie un capo una volta entrato nella filiera del post-consumo: la selezione diventa quindi un passaggio determinante per stabilire quale destinazione possa avere il materiale e quanto valore possa ancora essere recuperato.
Il nodo dell’export degli abiti usati
Il secondo tavolo di confronto ha spostato l’attenzione oltre i confini europei, affrontando uno degli aspetti più discussi della filiera: l’esportazione degli abiti usati.
Humana ha presentato le esperienze raccolte durante un viaggio effettuato nel luglio scorso in Malawi, insieme ai consorzi Erion Textiles e Reconomy.
Secondo quanto emerso nel corso dell’incontro, il materiale destinato all’esportazione viene sottoposto a una selezione preventiva in Italia e in Europa. Nel centro di smistamento di DAPP, consociata di Humana in Malawi, meno dell’1% del materiale smistato viene classificato come non recuperabile, secondo i dati forniti dall’organizzazione.
La tesi sostenuta da Humana è che l’export, se inserito in una filiera tracciabile e adeguatamente organizzata, possa alimentare circuiti di riutilizzo anche fuori dall’Europa e contribuire allo sviluppo di economie locali.
La rete Humana, viene spiegato, sostiene complessivamente oltre 125.000 posti di lavoro, tra occupazione formale e informale.
L’organizzazione ha inoltre annunciato che nel 2027 proporrà nuovamente agli stakeholder interessati la possibilità di visitare direttamente la filiera in Malawi.
Dalla moda al riciclo: una filiera che chiede regole chiare
Al confronto hanno partecipato rappresentanti di aziende tessili, operatori ambientali, consorzi e organizzazioni impegnate nella sostenibilità. Tra gli intervenuti Elisabetta Perrotta, direttore di ASSOAMBIENTE; Simone Colombo di OVS; Marco Farina di A2A Ambiente; Giuseppe Picerno di Manteco; Andrea Ratti di Ecotessili; Inge Baars di Reconomy e Niccolò Nocentini di Erion Compliance Organization.
Per Elisabetta Perrotta, l’introduzione dell’EPR rappresenta un passaggio determinante per la filiera, ma dovrà essere accompagnata da regole capaci di garantire la sostenibilità economica della raccolta, della selezione e del riciclo.
«In Italia esistono già competenze, operatori e infrastrutture che costituiscono una base industriale importante su cui costruire il nuovo sistema».
Il punto, secondo ASSOAMBIENTE, è evitare che la costruzione del nuovo modello parta da zero. Le infrastrutture esistenti e le competenze sviluppate negli anni possono rappresentare una base per accompagnare la transizione, a condizione che vengano sostenuti investimenti, innovazione e collaborazione lungo tutta la filiera.
La sfida per il tessile: trasformare il rifiuto in una risorsa
Il futuro del tessile post-consumo si gioca dunque su più livelli, dalla capacità di aumentare il riuso e il riciclo fino alla sostenibilità economica degli impianti e dei servizi.
Da un lato c’è la necessità di ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti tessili e aumentare riuso e riciclo. Dall’altro emerge la questione industriale: raccogliere, selezionare, tracciare e valorizzare i materiali ha un costo e richiede infrastrutture specializzate.
L’introduzione dell’EPR potrebbe ridisegnare proprio questo equilibrio, attribuendo ai produttori una maggiore responsabilità nella gestione dei prodotti anche nella fase successiva al loro utilizzo.
Per Humana e ASSOAMBIENTE, il passaggio decisivo sarà quindi costruire un sistema nel quale sostenibilità ambientale e sostenibilità economica procedano insieme.
La filiera, intanto, esiste già. Gli impianti, le competenze e i modelli operativi sono una parte dell’infrastruttura sulla quale il nuovo sistema dovrà misurarsi. La partita dell’EPR sarà anche quella di capire come valorizzare ciò che già funziona, rendendo più solido e tracciabile il percorso che porta un capo usato dalla raccolta alla sua seconda vita.
















































































































































































































































































































