- 05/11/2026
- Simone Martino
- 0
La raccolta degli oli esausti in Italia cresce del 10% e supera le 88mila tonnellate nel 2025. Il riciclo permette di produrre biodiesel e ridurre le emissioni di CO₂, ma resta ancora ampio il potenziale della raccolta domestica
Oltre 88mila tonnellate di oli vegetali esausti raccolte in un anno, con un aumento di quasi il 10% rispetto al 2024. È il risultato raggiunto nel 2025 dalla filiera italiana del recupero, che ha permesso di evitare l’emissione di 235mila tonnellate di CO₂ equivalente e di risparmiare quasi 97mila metri cubi d’acqua.
I dati emergono dal Report di attività 2025 del CONOE, il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, presentato a Rimini il 5 novembre. Un bilancio che conferma la crescita del settore e il valore economico e ambientale di una risorsa spesso sottovalutata. Ma mette in evidenza anche una criticità: la raccolta domestica rimane molto distante dal proprio potenziale.
Raccolta degli oli esausti, in quattordici anni volumi quasi raddoppiati
Il percorso della filiera mostra una crescita costante. Nel 2011 le quantità recuperate si attestavano intorno alle 46mila tonnellate, salite a 76mila nel 2018. Negli anni successivi la raccolta si è mantenuta intorno alle 80mila tonnellate, fino al nuovo traguardo raggiunto nel 2025.
Le oltre 88mila tonnellate registrate nell’ultimo anno rappresentano un incremento significativo rispetto alle 80.345 del 2024 e confermano il progressivo consolidamento del sistema nazionale di recupero.
Il 62% dell’olio esausto proviene dalle famiglie: la raccolta domestica è ancora insufficiente
La principale opportunità di crescita si trova nelle abitazioni. In Italia vengono immessi sul mercato ogni anno circa 3,2 milioni di tonnellate di oli vegetali, mentre la produzione complessiva di oli esausti è stimata in circa 300mila tonnellate.
Di questo quantitativo, il 62% deriva dalle utenze domestiche e il restante 38% dalle attività professionali, tra cui ristoranti, industrie alimentari e imprese artigiane.
Eppure, dalle famiglie vengono recuperate attualmente meno di 14mila tonnellate. Un divario che evidenzia quanto sia ancora necessario intervenire sulle abitudini quotidiane dei cittadini.
L’olio utilizzato per friggere o quello delle conserve alimentari, ad esempio, non deve essere versato nel lavandino o nel WC. Una volta raffreddato, va raccolto in un contenitore e consegnato presso le isole ecologiche o gli altri punti di conferimento predisposti dal Comune.
Un comportamento semplice che permette di evitare dispersioni nell’ambiente e alimentare una filiera industriale capace di trasformare un rifiuto in una materia prima.
Dal recupero al biodiesel: come vengono riutilizzati gli oli esausti
Una volta raccolti e sottoposti ai processi di trattamento e rigenerazione, gli oli vegetali esausti possono essere destinati a diverse applicazioni produttive.
La quota principale, pari al 90%, viene impiegata nella produzione di biodiesel. Un ulteriore 8% trova utilizzo in altri settori industriali, dalla produzione di saponi e detergenti all’oleochimica, dai bio-lubrificanti ai prodotti tecnici e ai nuovi materiali di origine biologica.
Il recupero consente così di valorizzare un materiale che, se gestito in maniera scorretta, diventerebbe un rifiuto da smaltire, trasformandolo invece in una risorsa per l’industria e per lo sviluppo dell’economia circolare.
Emissioni e consumi idrici: i vantaggi ambientali del riciclo
L’impatto positivo della filiera si misura anche attraverso il risparmio di risorse naturali. Secondo il CONOE, ogni tonnellata di biodiesel prodotta e utilizzata consente di risparmiare circa 3,13 tonnellate di CO₂ equivalente e 1,29 metri cubi d’acqua.
Nel 2025 le emissioni evitate hanno raggiunto quota 235mila tonnellate, mentre il risparmio idrico è stato pari a 96.831 metri cubi.
Il potenziale ancora da recuperare è considerevole. Se fosse possibile intercettare l’intera produzione nazionale di oli vegetali esausti, si potrebbero evitare ogni anno circa 790mila tonnellate di CO₂ equivalente e risparmiare 325.700 metri cubi d’acqua.
CONOE, progetti in oltre 80 Comuni per aumentare la raccolta
Per ridurre il divario tra il potenziale disponibile e le quantità effettivamente recuperate dalle abitazioni, il Consorzio ha avviato 18 progetti territoriali, già attivi in oltre 80 Comuni. Altre iniziative sono in preparazione e interesseranno ulteriori 100 amministrazioni.
Le campagne di informazione raggiungono complessivamente quasi 10 milioni di cittadini e comprendono attività di sensibilizzazione, brochure, video-pillole e materiali dedicati al corretto conferimento degli oli alimentari.
Sono previsti anche progetti specifici rivolti alle scuole e ai porti, con l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza ambientale e rendere più accessibili le opportunità di raccolta.
Campanile: «Gli oli esausti sono una risorsa strategica per l’economia circolare»
Il presidente del CONOE, Tommaso Campanile, sottolinea il ruolo assunto dalla filiera nel coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e sviluppo industriale.
«La filiera degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti è oggi riconosciuta come una componente strategica dell’economia circolare, capace di coniugare tutela ambientale, sicurezza energetica e sviluppo industriale», dichiara.
Campanile richiama anche la necessità di migliorare la raccolta domestica e tutelare gli operatori che lavorano correttamente nel settore: «Ciò che un tempo era percepito prevalentemente come un rifiuto da gestire, oggi si configura sempre più come una risorsa da valorizzare. La piena intercettazione dei flussi domestici resta però un obiettivo prioritario, così come il contrasto alle distorsioni di mercato che rischiano di penalizzare le filiere virtuose».
Il presidente conclude evidenziando l’importanza della partecipazione collettiva: «Nessun sistema può funzionare senza un’assunzione diffusa di responsabilità, dalle imprese fino ad ogni singolo cittadino».
I risultati del 2025 confermano dunque la crescita del recupero degli oli esausti in Italia. La prossima sfida sarà portare questo modello sempre più vicino alle famiglie, perché una parte importante della transizione verso un’economia circolare passa anche dalla corretta gestione dell’olio utilizzato in cucina.









































































































































































































































































