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Le navi esistenti e quelle in costruzione produrrebbero il doppio delle emissioni richieste del budget di carbonio compatibile a 1,5°C

E’ quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Energy Institute Shipping and Oceans Research Group dell’UCL che valuta i rischi finanziari per il settore delle spedizioni derivanti da asset bloccati a causa di normative più severe sui gas serra nel settore e di una transizione globale verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Cosa emerge dal rapporto

Una rapida transizione potrebbe portare alla “rottamazione prematura” di oltre un terzo della flotta, valutata oltre 400 miliardi di dollari, a meno che non vengano sottoposte a costosi ammodernamenti per rimanere competitive sulla scia delle nuove politiche sui gas serra e di una più ampia transizione energetica.

Il rapporto rileva che il settore delle spedizioni affronta notevoli rischi sia per quanto riguarda l’offerta, rischi dovuti all’obsolescenza delle navi ad alta intensità di carbonio, e rischi dal lato della domanda legati alla diminuzione della richiesta di combustibili fossili.

Tutti gli investitori devono affrontare attivamente questi rischi attraverso scelte di investimento strategiche, misure di efficienza energetica e una pianificazione proattiva per le misure a medio termine dell’International Maritime Organization (IMO) e politiche più ampie sui cambiamenti climatici.

Rimanere allineati all’Accordo di Parigi

Per allinearsi alla giusta quota di 9,6 giga di tonnellate di CO2 equivalente con cui il comparto navale rispetterebbe una traiettoria allineata a Parigi oltre un terzo del valore della flotta esistente e in costruzione dovrebbero passare rapidamente a tecnologie a zero emissioni.

Se ciò non dovesse accadere, dice il rapporto, le emissioni di gas serra delle navi, a metà secolo, potrebbero superare i 18 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente (GtCO2eq).

Il rapporto rileva che oltre il 40% delle navi a livello globale trasporta combustibili fossili e quasi tutte le navi sono alimentate a combustibili fossili. La transizione globale dai combustibili fossili aumenterà i rischi, specialmente per le navi che trasportano gas liquefatto, che potrebbero affrontare un eccesso di offerta. Entro il 2030, il 26-32% del valore della loro flotta potrebbe essere a rischio.

Come agire?

Secondo quanto emerge dal rapporto, si potrebbero perseguire tre soluzioni: 1) retrofit delle navi esistenti; 2) investimenti in tecnologie per l’efficientamento energetico; 3) preferenza per navi facilmente convertibili.

Armatori e finanziatori potrebbero gestire o tenere conto dei rischi dal lato della domanda evitando investimenti in segmenti con una domanda di trasporto futura incerta, investendo in opzionalità per il riutilizzo di altri carichi e tenendo conto di questo rischio nei rendimenti previsti.

Il retrofit e il riutilizzo delle navi con tecnologie a zero o quasi zero emissioni può salvare gran parte della flotta anche se rappresenta un’alternativa costosa con riduzione del valore degli asset.

L’incertezza nel mix tecnologico futuro complica la pianificazione, ma la gestione proattiva attraverso l’opzionalità, ad esempio tramite navi a doppio combustibile, rimane necessaria.

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