Auto elettriche aziendali
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Le auto elettriche aziendali potrebbero generare fino a 344mila nuovi posti di lavoro nell’UE entro il 2030

Accelerare la diffusione delle auto elettriche nelle flotte aziendali potrebbe generare fino a 344mila posti di lavoro aggiuntivi nell’Unione europea entro il 2030, accompagnati da 18 miliardi di euro di investimenti supplementari.

È quanto emerge da uno studio di Transport & Environment (T&E), che individua nelle politiche di acquisto delle grandi aziende uno strumento per rafforzare la competitività dell’industria automobilistica europea.

Il risultato dipenderebbe da una combinazione di obiettivi più ambiziosi per l’elettrificazione e incentivi pubblici riservati ai veicoli a basse o zero emissioni prodotti in Europa. Anche in uno scenario meno incisivo, l’analisi stima la creazione di 196mila nuovi posti di lavoro.

Flotte aziendali, il ruolo delle regole europee

Le grandi flotte rappresentano un mercato strategico per i costruttori: orientarne gli acquisti verso modelli elettrici può contribuire ad aumentare la domanda e offrire maggiore certezza alle imprese che investono nella produzione.

Il regolamento europeo sui veicoli aziendali puliti prevede, secondo lo studio, un obiettivo del 45% di auto elettriche nelle nuove vendite delle grandi flotte entro il 2030. T&E propone inoltre di subordinare, dal gennaio 2028, il sostegno finanziario alle auto aziendali al rispetto di requisiti ambientali e di produzione europea, richiamando l’articolo 4 del regolamento.

L’obiettivo è fare in modo che la crescita delle vendite si traduca in attività industriali e occupazione nell’Unione, anziché alimentare principalmente le filiere produttive concorrenti.

Investimenti fino a 38 miliardi nello scenario più ambizioso

Nello scenario più favorevole analizzato da T&E, la quota di auto elettriche nelle nuove vendite delle grandi flotte raggiungerebbe il 69% entro il 2030. I benefici economici complessivi salirebbero così da 28 a 48 miliardi di euro, mentre gli investimenti passerebbero da 20 a 38 miliardi.

Si tratta di proiezioni, non di risultati acquisiti: la loro realizzazione dipenderà dalle scelte normative e dalla capacità delle aziende di aumentare la produzione europea.

Germania e Polonia al centro della crescita occupazionale

La Germania potrebbe beneficiare di 134mila nuovi posti di lavoro, pari al 39% del totale stimato per l’UE. Per la Polonia, invece, la previsione è di 38.500 occupati aggiuntivi, con un contributo significativo della filiera delle batterie.

Il caso tedesco è particolarmente rilevante per Volkswagen, che ha annunciato un piano di riduzione di 35mila posti di lavoro entro il 2030. Secondo lo studio, le nuove regole potrebbero generare fino a 56.300 posti diretti aggiuntivi presso il gruppo nello stesso periodo. Le due stime, tuttavia, si riferiscono a scenari diversi e non implicano una compensazione automatica tra tagli e nuove assunzioni.

Batterie, la filiera strategica per l’Europa

In Polonia, la capacità produttiva di celle per batterie potrebbe passare da 31 a 81 GWh entro il 2030, più che raddoppiando. Secondo T&E, l’82% dei nuovi posti di lavoro stimati nel Paese sarebbe legato proprio a questo comparto.

Il dato mostra quanto la transizione elettrica coinvolga un ecosistema industriale più ampio dell’assemblaggio delle automobili. Batterie, componentistica e impianti produttivi possono beneficiare della crescita della domanda, a condizione che gli investimenti annunciati si traducano in capacità effettivamente operativa.

La competizione con la Cina si gioca anche sulla produzione

Per T&E, il tema centrale è la capacità dell’Europa di competere con la Cina nel mercato dei veicoli elettrici. Una domanda più stabile potrebbe incoraggiare i costruttori a espandere la produzione e favorire la realizzazione di nuovi impianti per le batterie.

Sofie Grande y Rodriguez, Clean Fleets Policy Manager di T&E, sostiene che le auto aziendali possano diventare un motore per trasformare la transizione elettrica in opportunità occupazionali. Secondo la responsabile, indebolire i requisiti legati al Made in Europe ridurrebbe gli incentivi a localizzare la produzione nell’Unione.

La questione riguarda quindi non soltanto la velocità con cui aumenta il numero di auto elettriche, ma anche dove vengono realizzati i veicoli e i loro componenti. Perché le stime occupazionali si concretizzino, saranno decisive le regole definitive, la competitività degli stabilimenti europei e la capacità di sostenere gli investimenti lungo tutta la filiera.

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