- 17/11/2025
- Redazione
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Uno studio T&E rivela che usare alluminio verde nelle auto UE ridurrebbe enormemente le emissioni, con un costo di soli 25 euro per veicolo entro il 2040
Un investimento minimo, un beneficio enorme. Secondo una nuova ricerca di Transport & Environment (T&E), adottare l’alluminio “verde” nella produzione delle automobili europee potrebbe tagliare quantità di CO₂ equivalenti a togliere dalle strade 900.000 auto a benzina o diesel. E tutto questo con un costo aggiuntivo stimato di appena 25 euro per veicolo entro il 2040.

Perché l’alluminio pesa così tanto sulle emissioni
Quando si parla di auto elettriche, si pensa subito agli scarichi “puliti”. Ma la vera sfida oggi è ridurre l’impatto legato alla produzione dei veicoli, che rappresenta il 60% dell’impronta climatica complessiva di un’elettrica. E qui entra in gioco l’alluminio, indispensabile per telaio, batteria e molte altre parti: da solo genera un quinto delle emissioni totali legate alla fabbricazione dell’auto.
Produrre alluminio è energivoro: fondere una sola tonnellata richiede dieci volte l’elettricità consumata in un anno da una famiglia media europea. Ecco perché usare un alluminio a basse emissioni può fare una grande differenza.
Che cos’è l’alluminio “verde”
Per “alluminio verde” si intendono due tipologie:
alluminio riciclato, molto meno impattante rispetto a quello primario;
alluminio primario prodotto con energia elettrica pulita o tramite nuove tecnologie di fusione elettrificata.

Grazie alla sua rete elettrica relativamente più “pulita”, l’Europa avrebbe un vantaggio competitivo nella produzione di questo materiale rispetto ad altre regioni del mondo.
Quanto si risparmierebbe: l’equivalente di 900.000 auto in meno
Secondo T&E, portare la quota di alluminio verde al 60% nelle nuove auto entro il 2035 e all’85% entro il 2040 è un obiettivo realistico. E questi numeri basterebbero per ridurre le emissioni in modo paragonabile alla rimozione di quasi un milione di veicoli inquinanti dalle strade europee.
Il ricercatore T&E Michael Carron sottolinea: “I veicoli elettrici sono già molto migliori per il pianeta rispetto ai motori a combustione. Con l’alluminio verde, questo vantaggio aumenterà ancora. L’Europa ha l’opportunità di guidare il mondo in questa tecnologia, ma deve coinvolgere l’industria automobilistica con obiettivi chiari.”
Un settore strategico che l’Europa sta perdendo
Oggi l’UE importa oltre metà dell’alluminio primario che utilizza. Le fonderie europee si sono dimezzate in dieci anni, mentre il fabbisogno di questo materiale cresce con la transizione all’elettrico e alle tecnologie pulite.
Secondo T&E, per invertire la rotta servono regole che: incentivino l’uso di alluminio verde prodotto in Europa; fissino obiettivi di utilizzo di alluminio riciclato locale; limitino l’esportazione dei rottami, materia prima fondamentale.
Cosa può fare l’Unione Europea
T&E chiede alla Commissione di introdurre obiettivi obbligatori di contenuto minimo di alluminio verde per i costruttori, nell’ambito del prossimo Industrial Accelerator Act.
E nel futuro Circular Economy Act, l’associazione propone anche nuovi target di recupero e riciclo, modificando le norme sui veicoli fuori uso.
Un piccolo costo per un grande impatto
Se l’industria seguirà questa direzione, entro il 2040 il sovrapprezzo per auto sarà di appena 25 euro: un importo irrisorio a fronte di benefici climatici enormi.
L’alluminio verde potrebbe diventare una delle leve più efficaci per rendere l’auto elettrica ancora più sostenibile, sostenendo allo stesso tempo una filiera industriale europea strategica per il futuro.


















































































































































































































































