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Trasferimento tecnologico e opportunità per le imprese nei settori energia, nucleare avanzato ed economia circolare. Collaborazioni, competenze e supporto all’innovazione sostenibile

ENEA mette a disposizione delle imprese un patrimonio unico di tecnologie, laboratori e competenze avanzate. Attraverso il Servizio di Trasferimento Tecnologico strutturato e orientato ai fabbisogni delle imprese, ENEA facilita la nascita di progetti collaborativi, riduce il rischio percepito dagli investitori e favorisce la competitività delle filiere produttive.

Noi ne abbiamo parlato con l’Ing. Alessandro Coppola, Direttore della Direzione Trasferimento TECnologico (TTEC) dell’ENEA.

Quali sono le principali tecnologie e infrastrutture di ricerca che ENEA mette a disposizione delle imprese?

Sicuramente le principali infrastrutture sono rappresentate dai grandi Centri di Ricerca, come ad esempio il Centro della Casaccia, anche se non è l’unico: disponiamo infatti anche del Centro di Portici e, più in generale, di una rete territoriale che comprende circa tredici Centri di Ricerca, tra maggiori e minori.

Il focus dei Centri di Ricerca è storicamente legato al settore dell’energia, poiché, come è noto, ENEA nasce come CNEN, con competenze originarie in ambito nucleare. Successivamente, l’Agenzia ha sviluppato in modo significativo le tecnologie legate alle fonti rinnovabili — fotovoltaico, solare a concentrazione, power storage — e più in generale tutto il comparto energetico. Nel corso del tempo si è poi affiancato un insieme sempre più ampio di competenze derivanti dall’esperienza in ambito biologico, radiobiologico e biotecnologico, che hanno aperto la strada anche ai temi dell’economia circolare.

Le competenze di ENEA si sono progressivamente ampliate per rispondere alle nuove esigenze della società, alle direttive europee e alle criticità emergenti, come il recupero dei materiali e la valorizzazione delle materie prime seconde, pilastri dell’economia circolare. Quest’ultima va intesa non solo come valorizzazione delle biomasse, ma anche come riutilizzo dei materiali contenuti, ad esempio, nei dispositivi elettronici, come i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

Oggi ENEA concentra le proprie attività su tre assi principali. Il primo riguarda l’energia e l’efficienza energetica. Il secondo asse è quello del nuovo nucleare, inteso non solo come produzione di energia, ma anche come applicazione in campo medico, in particolare nella medicina nucleare, ed in campo diagnostico e di studio dei materiali. Si tratta di un settore in cui ENEA è fortemente impegnata e nel quale possiede competenze di grande rilievo. Il terzo asse, infine, è rappresentato dall’economia circolare, che comprende la valorizzazione delle materie prime seconde, il riutilizzo dei materiali e il supporto all’agricoltura attraverso tecnologie e processi sostenibili. Anche in questo ambito l’Agenzia vanta un patrimonio di conoscenze e capacità operative di altissimo livello.

In che modo il Servizio di Trasferimento Tecnologico supporta le aziende nel processo di innovazione sostenibile?

Questo è un aspetto di fondamentale importanza. Permettendomi una generalizzazione, mettere insieme ricercatori e aziende è un po’ come cercare di mescolare acqua e olio e l’aggiunta delle risorse economiche equivale a scuotere la bottiglia pensando di ottenere una miscela stabile. In realtà, appena finiscono i fondi, le due parti tendono a separarsi di nuovo. E perché accade questo? Perché, pur affrontando gli stessi temi, ricercatori e imprese hanno interessi e prospettive differenti. Inoltre, il passaggio tecnologico dal laboratorio all’azienda deve avvenire riuscendo ad attrarre capitali e investimenti esterni.

Il trasferimento tecnologico, quindi, non è principalmente una questione di denaro: se i fondi mancano, è perché il rischio percepito è elevato e gli investitori esitano. Il vero nodo sta nel disallineamento culturale tra il mondo della ricerca e quello delle imprese.

Foto: Ing. Alessandro Coppola, Direttore della Direzione Trasferimento TECnologico (TTEC) dell’ENEA

Come si fa a risolvere questo disallineamento?

Beh, da un lato è necessario avere piena contezza di tutti gli asset che si possono offrire in termini di competenze di ricerca e, dall’altro, comprendere come le aziende siano organizzate e quali siano le loro esigenze. La ricerca, infatti, è strutturata per ambiti tecnico-scientifici trasversali — ad esempio biotecnologie, nanomateriali, fotoelettronica, ecc. — mentre le imprese sono solitamente organizzate per verticali industriali, ovvero per settori B2B, nei quali, tra l’altro, circa il 95% delle aziende sono piccole e medie imprese inserite nelle supply chain di realtà più grandi.

L’aspetto fondamentale, quindi, è riuscire a trasferire tutte le nostre competenze all’interno dei vari verticali e proporle in maniera attiva alle imprese, che sono per lo più medio-piccole, facendo comprendere quanto l’innovazione possa essere monetizzabile all’interno della loro value proposition. Ciò significa guardare al loro business model nella catena di fornitura e valutare in che modo la nuova tecnologia possa aiutarle a diventare più competitive e a difendersi dagli incumbent provenienti dall’esterno.

È chiaro, dunque, che la tecnologia non deve essere presentata come la si presenterebbe a uno scienziato, ma come la si proporrebbe a un responsabile aziendale interessato a capire in che modo essa possa migliorare la propria posizione nei confronti del cliente.

Come Direzione Trasferimento Tecnologico, questo è esattamente lo sforzo che compiamo: raccogliere le numerose competenze diffuse all’interno dei dipartimenti e riallocarle sotto forma di soluzioni per le imprese che operano nei diversi verticali. Abbiamo creato una mappatura interna degli asset, denominata Matrix, e, parallelamente, una razionalizzazione del mercato in 14 verticali industriali. Ora stiamo riassociando tutti gli asset a specifiche proposte per ciascun verticale.

E’ sufficiente?

No, perché non basta disporre di un’offerta affinché qualcuno la colga: è necessario proporla in modo proattivo. Per questo, oltre ad aver riorganizzato l’offerta per verticali, abbiamo istituito una struttura di knowledge transfer manager, che operano come i key account aziendali. Essi si recano presso le imprese del tessuto produttivo e presentano le nostre value proposition articolate per verticali.

E quindi in questo senso che si sviluppano i possibili progetti di coprogettazione e partenariati con le piccole e medie imprese?

Assolutamente sì. Noi trasferiamo le competenze tecnico-scientifiche alle aziende affinché possano comprendere come utilizzarle in modo efficace. D’altro canto, le imprese ci sottopongono problemi ed esigenze a cui magari non avevamo ancora pensato e, in un’ottica di open innovation, possiamo anche procedere in senso inverso, riportando nei laboratori le necessità delle piccole e medie imprese e, più in generale, delle filiere produttive. Ciò offre nuovi spunti ai nostri ricercatori, alle nostre divisioni e ai nostri dipartimenti su come orientare e sviluppare nuovi orizzonti di ricerca.

Si tratta, quindi, di un meccanismo che contribuisce a superare il problema del disallineamento culturale, facendo al contempo comprendere agli investitori – che rappresentano il pubblico pagante di questo sistema – che stiamo lavorando anche in un’ottica di riduzione del rischio legato al trasferimento tecnologico, tipicamente a livello di TRL 5-6. In questo modo si affronta anche la questione dell’attrattività dei capitali, che rappresenta un’ulteriore criticità.

Se non si realizza un trasferimento tecnologico efficace e si genera quella che viene definita death valley dell’innovazione, non è perché manchino i fondi: la scarsità di risorse economiche è infatti solo l’indicatore di un problema più profondo, ossia il rischio percepito dagli investitori. Questi ultimi sono molto democratici e investono laddove ottengono il miglior rendimento in rapporto al rischio che si assumono.

Qual è il Valore aggiunto di ENEA?

Il nostro valore aggiunto risiede nel fatto che, quando offriamo i nostri asset come competenze in termini di ricerca e sviluppo, li proponiamo sempre all’interno di un contesto strutturato di Project Management. Non è sufficiente avere le migliori idee se queste non sono adeguatamente organizzate dal punto di vista dell’execution. Per questo motivo, non ci limitiamo a presentare alle aziende i nostri asset: come Dipartimento e come Direzione, ci impegniamo anche a far comprendere loro quale sia il modello di business di ENEA, ovvero ciò che l’Agenzia può effettivamente fare e ciò che non può fare.

Evidenziamo inoltre le nostre modalità operative in termini di engagement, illustrando in concreto i diversi passaggi che caratterizzano lo sviluppo delle progettualità: dalla fase di primo contatto agli accordi quadro, dalla gestione dei progetti alla pianificazione delle attività (Gantt). Si tratta di aspetti che risultano molto apprezzati dalle aziende e, ancor di più, dagli investitori, poiché è fondamentale collocare la ricerca e il trasferimento tecnologico all’interno di un percorso definito e strutturato.

E, guardando agli investitori, stiamo sviluppando sempre più il network con tali soggetti che risultano interessati sia ai nostri progetti di Proof of Concept, sia a sviluppare quelle sinergie di competenze che permettono di avviare collaborazioni con aziende su progetti di innovazioni specifici con considerevole de-risking.

Quali sono i settori produttivi che possono beneficiare maggiormente della collaborazione con ENEA?

Dipende dal baricentro delle competenze presenti nei laboratori. Come modello di trasferimento tecnologico, possiamo operare in qualunque settore e con qualunque tecnologia. Naturalmente, esistono ambiti più rilevanti e strategici, in quanto prioritari per i singoli dipartimenti. Il nostro ruolo, come Direzione Trasferimento Tecnologico, è proprio quello di favorire e sostenere le strategie dei dipartimenti.

Nel Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali (SSPT), la strategia principale riguarda l’economia circolare; nel Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili (TERIN), invece, l’attenzione è focalizzata sul tema dell’energia. Accanto a questi, esistono poi alcuni verticali trasversali che attraversano più dipartimenti, come la produzione e lo storage di energia, le batterie per il settore automotive, l’agri-food e l’agricoltura, ambiti nei quali possediamo competenze molto avanzate.

Un altro settore di grande interesse è la space economy, mentre guardando al futuro l’attenzione è sempre più rivolta al digitale. In questo ambito disponiamo di competenze specifiche nel calcolo ad alte prestazioni (HPC), grazie al supercomputer CRESCO8 installato presso il Centro di Portici, uno dei più potenti d’Europa, che mettiamo a disposizione sia dei nostri ricercatori sia della comunità scientifica esterna.

Sempre in ottica digitale, stiamo sviluppando i digital twin, con l’obiettivo di integrare le tecnologie digitali in tutte le filiere produttive più tradizionali, favorendo così processi di innovazione diffusa.

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Come si accede concretamente ai servizi che mette a disposizione il Servizio di Trasferimento Tecnologico e quindi alle opportunità di collaborazione con lo sportello?

I metodi che adottiamo sono molteplici. Come ENEA, siamo presenti in numerosi contesti dedicati al trasferimento tecnologico, sia a livello dei singoli dipartimenti sia attraverso la Direzione Trasferimento Tecnologico. Inoltre, partecipiamo attivamente a diverse associazioni e a reti territoriali che operano nello stesso ambito, a cui chiediamo chiaramente collaborazione nello stimolare proattivamente contatti con le aziende.

A ciò si aggiunge il sito istituzionale di ENEA, e in particolare il portale dell’innovazione, dove sono disponibili i nostri contatti e le informazioni sui servizi offerti. Oltre alla presenza online, ci impegniamo anche in un’attività diretta di incontro con le imprese: cogliamo, infatti, le occasioni offerte da eventi e fiere di settore – come Ecomondo – per entrare in contatto con le aziende e presentare in modo proattivo le nostre iniziative, grazie al lavoro dei nostri Knowledge Transfer Manager (KTM).

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