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ENEA ha presentato a Ecomondo 2025 l’Hub MPC, la nuova infrastruttura per il riciclo sostenibile delle materie prime critiche

Innovazione ed economia circolare: sono questi i pilastri con cui ENEA si è presentata a Ecomondo 2025. Il protagonista assoluto è stato l’Hub MPC (Materie Prime Critiche), una nuova infrastruttura di ricerca dedicata al riciclo delle materie prime strategiche, all’ecodesign e alla creazione di materiali innovativi a basso impatto ambientale.

Noi ne abbiamo parlato con Marco Tammaro, Responsabile del Laboratorio Tecnologie per Rifiuti e Materie Prime Seconde (RMP) in ENEA

Qual è la missione principale dell’Hub MPC e in che modo può contribuire a rendere l’Italia più autonoma nel reperimento delle materie prime critiche?

La missione principale è quella di creare un punto di riferimento per il Paese e per le imprese che intendono migliorare, ampliare o avviare un percorso di circolarità dei propri processi in termini di impiantistica gestionale, sia per quanto riguarda le problematiche legate agli scarti e ai rifiuti, sia per la progettazione di nuovi prodotti.

Le imprese potranno rivolgersi a questa infrastruttura, che fornirà supporto tramite il personale dell’ENEA, sia per attività sperimentali sui nuovi processi di recupero delle materie prime critiche, sia come supporto all’ecodesign, quindi alla progettazione di nuovi prodotti in un’ottica di agevolare la gestione del fine vita, ovvero quando questi dovranno essere trattati per consentire il recupero delle materie prime, critiche e non. Inoltre, nella fase di progettazione si terrà conto anche dell’utilizzo di materiali alternativi e di tutte le soluzioni che permettono di rendere il sistema produttivo più circolare, con particolare attenzione alle materie prime critiche.

Sappiamo che il Critical Raw Materials Act, già in vigore dal 2024, stabilisce diversi obiettivi volti a rendere l’Europa più indipendente per quanto riguarda l’approvvigionamento delle materie prime critiche, o quantomeno meno dipendente dai Paesi terzi ed extraeuropei. Uno degli obiettivi prevede che il 25% del fabbisogno nazionale di materie prime critiche provenga dal riciclo.

E dove si può trovare questo 25%?

Si trovano nei RAEE, cioè nei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche dove sono stati inizialmente utilizzati. L’Hub MPC si propone di supportare il sistema Paese nell’approvvigionamento delle materie prime critiche, intervenendo soprattutto — ma non solo — nel raggiungimento dell’obiettivo del 25%. Un traguardo che può sembrare modesto, ma che in realtà è di grande importanza, considerando che per diverse materie prime critiche il riciclo è attualmente pari a zero.

Va sottolineato, però, che l’attenzione all’ecodesign rimane fondamentale, con particolare riferimento allo studio e all’utilizzo di materiali alternativi alle materie prime critiche. È chiaro che, nel momento in cui si riesca a impiegare materiali alternativi, si riduce automaticamente la domanda di materie prime critiche e, di conseguenza, anche la dipendenza del Paese dai fornitori esteri.

Quindi in che modo l’Hub MPC si inserisce nelle strategie europee per la sicurezza delle risorse e la transizione verde previste proprio dal Critical Raw Materials Act?

È un Hub destinato a diffondersi sul territorio nazionale. L’infrastruttura è articolata in sei laboratori distribuiti in tre Centri Ricerche ENEA e offrirà servizi alle imprese e al sistema produttivo, valorizzando ad esempio le filiere tipiche dei territori in cui opera: ceramica e automotive nel polo ENEA di Faenza (Ravenna); aerospazio, nautica e rinnovabili nel Centro Ricerche di Brindisi; riciclo di RAEE e manifattura additiva nel Centro Ricerche Casaccia (Roma).

Si tratta di strutture aperte alle imprese: sia a imprese riciclatrici di RAEE, sia ad aziende produttrici di AEE, cioè apparecchiature elettriche ed elettroniche, interessate a migliorare la capacità di recuperare le materie prime critiche dai RAEE. In questo modo, l’Hub potrà supportare le imprese nel perseguire gli obiettivi previsti dal Critical Raw Materials Act.

Foto: Marco Tammaro, Responsabile del Laboratorio Tecnologie per Rifiuti e Materie Prime Seconde (RMP) in ENEA

In quale momento della filiera s’inserisce la Vostra azione?

All’interno della filiera, ci inseriamo sia nella fase iniziale sia in quella finale. Nella fase iniziale offriamo supporto alla progettazione, integrando elementi di eco-design e di sostenibilità ambientale; nella fase finale interveniamo nella gestione dei rifiuti, agendo sulla capacità di riciclare.

Va però sottolineato che la tecnologia ha dei limiti: si può intervenire meglio su un prodotto concepito e progettato per essere riciclato, mentre è più arduo, ma non impossibile, su un prodotto che non è stato ideato affinché un giorno i suoi componenti fossero riciclati. La tecnologia, in questi casi, non può fare miracoli.

Inoltre, bisogna fare i conti con il mercato, che impone vincoli, e con i costi, che potrebbero diventare troppo elevati. Per questo motivo, oltre alla tecnologia, è fondamentale concentrarsi sull’eco-design e adottare un approccio integrato che tenga conto sia del design sostenibile sia della riciclabilità dei prodotti.

L’Hub nasce dunque per collaborare con le imprese. Che tipo di opportunità concrete offre al sistema produttivo e, in particolare, alle PMI?

Va detto che l’Hub è un progetto finanziato nell’ambito del PNRR, precisamente nella Missione 7, quella collegata ai fondi REPowerEU, che integrano i fondi del Next Generation EU. Si tratta di un progetto ancora in corso, e il nostro obiettivo è realizzare una struttura flessibile e modulare.

ENEA è un’Agenzia che svolge ricerca applicata e dispone già di vari canali di interazione con le aziende, anche grazie ad altre piattaforme in corso di realizzazione, ad esempio nel riciclo delle batterie o nella gestione dei rifiuti plastici. L’Hub va a completare l’offerta tecnologica e di supporto al trasferimento tecnologico alle imprese. Attraverso questi canali cerchiamo di dialogare e interagire con le imprese, con cui sarà poi necessario definire forme concrete di collaborazione.

Qui a Ecomondo abbiamo presentato il portale OVER – Officina Virtuale per l’Ecodesign e il Riciclo, attualmente in fase di implementazione, che rappresenta il primo prodotto dell’Hub. Si tratta di una realtà virtuale realizzata con un contratto esterno, che consente, tramite visori, di “entrare” nella natura di un RAEE. In questo caso, abbiamo scelto i pannelli fotovoltaici: grazie al visore è possibile simulare il disassemblaggio di un modulo fotovoltaico e osservare i diversi materiali che lo compongono.

Il portale costituisce per noi un esempio di strumento utile sia per la dissemination, come ad esempio all’interno di Ecomondo, sia come strumento operativo, utile sia all’ecodesign sia all’individuazione del metodo di riciclo più adatto, sempre con attenzione alla sostenibilità ambientale ed economica.

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Tra le tecnologie sviluppate nei vostri laboratori, quali ritiene possano avere l’impatto più immediato sul riciclo di RAEE, batterie e materiali complessi?

In Italia siamo sicuramente bravi nel riciclo di alcuni materiali, come i rifiuti monomateriali, mentre su altre categorie, come i RAEE e le batterie, siamo presenti principalmente nello smontaggio e nel trattamento meccanico, cioè nella separazione meccanica dei componenti.

Il segmento in cui risultiamo ancora un pò indietro è il trattamento chimico, uno step successivo al processo di recupero fisico-meccanico. Solo recentemente, nel panorama industriale italiano, iniziano ad emergere attori interessati ad investire in questo settore. Come sistema Paese, quindi, dobbiamo diventare più presenti nella raffinazione, e noi ci occupiamo di questo aspetto principalmente attraverso processi di tipo idrometallurgico.

Parallelamente, prestiamo attenzione alla sostenibilità dei processi, sia economica sia ambientale, e cerchiamo di proporre soluzioni anche negli ambiti dello smontaggio, della separazione dei materiali e del loro riutilizzo. Noi siamo ricercatori ed eseguiamo test sperimentali, ovviamente facciamo pubblicazioni, quando siamo bravi facciamo brevetti e quando siamo ancora più bravi sviluppiamo anche degli impianti pilota, però poi manca un pezzo di tragitto che deve essere realizzato direttamente dalle imprese.

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