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Next Bite, il nuovo evento di punta di EIT Food, che si è svolto il 15 e 16 ottobre a Roma, ha rappresentato un’opportunità unica per la più grande comunità di innovazione alimentare al mondo.

L’evento ha riunito i principali leader, imprenditori e operatori del settore alimentare, creando un’occasione unica per condividere conoscenze e prospettive innovative sul futuro del cibo. Ne abbiamo parlato con Begoña Pérez Villarreal, Regional Director Eit Food South.

Lo slogan dell’iniziativa è costruire il futuro del cibo insieme. Tra innovazione e sostenibilità, qual è il futuro del cibo?

I sistemi alimentari devono adattarsi a quanto di nuovo richiede la società e cioè al cambiamento climatico. Quando dico la società intendo le nuove generazioni tra le quali il tema della sostenibilità è forse molto più presente rispetto a quelle precedenti. Il cambiamento climatico sta avendo conseguenze sul nostro sistema alimentare sia nel settore primario che in quello secondario e tutto ciò comporta che nei processi di produzione e trasformazione ci debbano essere degli adattamenti.

Stiamo parlando di nuove varietà di verdure e frutta che sono resistenti alla temperature o alla scarsità d’acqua. Per esempio, per quanto riguarda il premio di giornalismo in Italia che abbiamo assegnato, il primo posto è andato ad un articolo che spiegava molto bene il processo di creazione di una nuova varietà di mela più resistente alle temperature, anche fino a 40°, la cui coltivazione è molto diffusa in Spagna e in Italia.

 
eitfood

Il settore dell’agroalimentare sta attraversando un momento particolare a causa dei danni provocati da alluvioni e siccità. Quanto i cambiamenti climatici stanno incidendo sull’agricoltura e di conseguenza sul cibo e quale strategia occorre adottare?

Uno dei nostri assi prioritari in Eit Food è lavorare, insieme al settore primario e secondario, sull’agricoltura rigenerativa. E perché? Perché sappiamo che il 60% delle terre coltivabili europee ha una bassa qualità, è malato.

Questo è molto preoccupante, soprattutto in Europa, ed è proprio per questo che ci sono dei fondi speciali previsti  dalle “Missione Suoli” dell’Unione Europea attraverso i quali si incentiva la ricerca di soluzioni. Noi da cinque anni con agricoltori italiani, spagnoli, portoghesi, greci, lavoriamo per realizzare un’agricoltura più rigenerativa.

In Italia 425 agricoltori che gestiscono 12.000 ettari hanno seguito i nostri corsi. Adesso stiamo cercando di coinvolgere grandi aziende perché dobbiamo ingrandirci. E’ un lavoro che riguarda tutti.

Cosa s’intende per agricoltura rigenerativa?

Quando parliamo di agricoltura rigenerativa stiamo parlando di applicare pratiche agricole più rispettuose del suolo. Per esempio, diminuire l’uso di fertilizzanti chimici, sostituirli gradualmente con fertilizzanti naturali o, magari, provare a cercare altre forme di agricoltura che non richiedano l’uso eccessivo di fertilizzanti.

Un altro aprroccio, inoltre, è quello fitosanitario, ossia cercare di diminuire i prodotti fitosanitari applicando pratiche che già si conoscono, alcune anche antiche, il cui utilizzo è stato messo da parte, sono state dimenticate, ma che, tuttavia, preservano in modo naturale la qualità del suolo.

Fare rotazioni di coltivazioni, l’utilizzo del pascolo con l’agricoltura che produce fertilizzanti naturali e che, inoltre, contribuisce al recupero della biodiversità sia del suolo che dell’ambiente. Le nuove tecnologie possono essere di grande aiuto.

Grazie all’economia circolare si possono produrre fertilizzanti di origine naturale che sono ideali per sostituire i fertilizzanti chimici; si possono utilizzare i sensori; l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, inoltre, può aiutare a prevenire malattie senza dover utilizzare grandi quantità di prodotti chimici.

Leggi anche: Presentata la relazione sul futuro dell’agricoltura nell’UE

Il concetto di economia circolare è ormai diventato centrale in molti settori industriali. Nel settore agroalimentare lo troviamo applicato in tanti aspetti: dai metodi di coltivazione al packaging, dal processo di produzione al riutilizzo dei sottoprodotti alimentari. Possiamo affermare che il futuro del cibo non può prescindere dall’applicazione dei principi di economia circolare?

No, non può farne a meno, non ci perdoneranno le nuove generazioni, è impossibile. Un’ azienda che vuole mantenersi nel mercato deve pianificare il proprio ruolo nell’ambito dell’economia circolare. Tutti sappiamo che le materie prime non sono infinite, che il nostro pianeta non è infinito, che dobbiamo prenderci cura del nostro ambiente, e dobbiamo iniziare a farlo nelle nostre case, nelle aziende. Tutti, con il nostro operato, dobbiamo considerare l’economia circolare come una routine della nostra vita quotidiana. E lo devono fare anche le aziende.

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