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Nuovi impianti, fotovoltaico e landfill mining: Scapigliato punta sull’economia circolare per recuperare materiali e creare valore dai rifiuti

Economia circolare, nuovi impianti di recupero, energie rinnovabili e landfill mining: il Polo Scapigliato guarda al futuro della gestione dei rifiuti con un piano di investimenti che punta a trasformare le discariche in risorse.

Ne abbiamo parlato con l’Ing. Francesco Girardi, Amministratore Unico di Scapigliato s.r.l.

Quali sono le prospettive di investimenti previste dal Polo Scapigliato?

Scapigliato intende dar seguito alle indicazioni impartite dai Soci che sono pienamente in linea con la nuova visione “circolare” impartita agli stati membri dalle direttive UE. Le Leggi in materia di gestione rifiuti, sempre più stringenti sui trattamenti di prossimità dei rifiuti urbani, speciali e industriali, privilegiano il recupero di materia a quello di energia e il riuso e la riparazione a quello del riciclo.

In questo scenario, Scapigliato assume un ruolo fondamentale sia come sito di deposito di rifiuti e scarti non altrimenti riciclabili ma soprattutto, come realtà esperta nella gestione dei rifiuti da avviare a nuove filiere di riciclo e recupero.

Da un lato attraverso la prosecuzione delle attività di smaltimento dei rifiuti, con un contributo sempre maggiore alla salubrità dei territori limitrofi e su scala regionale, grazie all’autorizzazione ottenuta per il prossimo avvio di un impianto di smaltimento dei manufatti in amianto. Dall’altro, l’iter autorizzativo in corso per nuovi impianti di dedicati al riciclo e al recupero di materia, dai rifiuti elettronici agli scarti organici provenienti da sfalci e cucine, fino all’olio vegetale esausto.

A servizio di questi nuovi impianti, vi sarà un’appendice impiantistica a fonte rinnovabile fotovoltaica in grado di generare oltre 5 milioni di KWh anno per almeno i prossimi 40 anni garantendo risparmi in bolletta e dunque vantaggi competitivi sul mercato del riciclo e del recupero in favore anche dei nostri futuri clienti.

Parallelamente, stiamo pensando anche al futuro più lontano che può essere costituito dal landfill mining, una pratica che prevede la riapertura di fronti di discariche esaurite per estrarne materie prime seconde oggi selezionabili e riciclabili grazie alle ecotecnologie esistenti e all’expertice acquisita in 40 anni di attività di gestione della discarica.  

Foto: Polo Impiantistico Scapigliato s.r.l.

Il landfill mining può essere considerato una tecnologia “abilitante” per un nuovo modello di gestione dei rifiuti?

Si tratta di vere e proprie miniere urbane. Quando parliamo di discariche della fine del secolo scorso, periodo in cui la raccolta differenziata non era obbligatoria e non esistevano filiere industriali circolari, nelle discariche finivano tutti i rifiuti urbani prodotti durante una fase di forte crescita economica e dei consumi. 

Nei fronti di discarica più antichi, risalenti agli anni ‘80/90, presenti a Scapigliato è quindi custodito un patrimonio di materiali dal significativo valore ambientale ed economico, che potrebbe essere reimmesso nei cicli produttivi attraverso adeguate attività di recupero.

Quali sono le opportunità e criticità tecniche legate all’applicazione del landfill mining su scala industriale?

Non credo si possa parlare di scala industriale per attività di questo tipo, o quantomeno non se il termine “industriale” viene associato a logiche di catena di montaggio e a procedure standardizzate replicabili ovunque. Ogni discarica e ogni territorio presentano caratteristiche uniche, sia dal punto di vista stratigrafico sia per quanto riguarda la composizione dei rifiuti conferiti nel tempo.

Non è dunque possibile immaginare il landfill mining come standard futuro nella gestione delle discariche esaurite in Italia?

Se il modus operandi sarà improntato su “Healt and Safety” piuttosto che su logiche “business as usual”, sarà possibile costruire, caso per caso, modelli operativi e business plan dedicati, nei quali la sicurezza rappresenti la principale voce di investimento, sostenibile grazie ai rilevanti ricavi derivanti dal recupero di materia e delle volumetrie disponibili.

Che ruolo hanno le tecnologie di caratterizzazione dei rifiuti, come la radiografia muonica, nel rendere questi interventi più affidabili ed efficienti?

Con il Dipartimento di Fisica “E. Pancini” dell’Università degli Studi di Napoli Federico II stiamo avviando una convenzione finalizzata all’utilizzo di telescopi “muonici” in grado di restituire informazioni su cavità e consistenza fisica e densimetrica dell’interno della discarica, riducendo fin dalla fase di caratterizzazione iniziale, una invasività eccessiva di carotaggi.

I muoni sono particelle con cui l’universo ci inonda e tra le più piccole scoperte negli ultimi decenni nei laboratori di fisica Europei. Grazie a radiotelescopi di ultima generazione, saremo tra i primi in Italia a ricostruire la stratigrafia del corpo di discarica, ottenendo informazioni preziose per gestire in modo più efficace la fase preliminare di prefattibilità.

E dopo la fase di riescavazione, quale percorso seguiranno i rifiuti estratti?

La grande opportunità per Scapigliato è quella di poter contare su un impianto di Trattamento Meccanico già esistente, dove effettuare le operazioni preliminari di selezione e valorizzazione dei materiali estratti con maggiore interesse commerciale. A questo si aggiunge il nuovo impianto di riciclo RAEE previsto dal piano industriale, che potrà contribuire al trattamento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche recuperate dalle attività di landfill mining.

In genere nell’ambito della tradizionale economia lineare, si parla di conferimenti a bocca di impianti essendo lo smaltimento in discarica il punto terminale di tale linea economica e industriale.

In questo caso, potremmo coniare il termine di “rigurgito” del metabolismo: prevedendo una risalita dalle viscere dello stomaco all’esofago laddove l’impianto di trattamento meccanico rappresenterà non più e non solo un ingresso, ma una uscita dall’impianto reimmettendo in circolo nuove meterie prime in favore di industrie più o meno prossime, interessate a risparmiare rispetto al reperimento di materie vergini da giacimenti lontani e/o in esaurimento.

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