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Il settore agroalimentare italiano cresce tra innovazione, sostenibilità e sfide climatiche, puntando su ricerca, energia verde e economia circolare

Il convegno “Sistema Agroalimentare sostenibile e nuova visione europea: crescita economica, attrattività e decarbonizzazione” tenutosi ad Ecomondo 2025 ha messo in luce opportunità e criticità del settore.

Noi ne abbiamo parlato con Massimo Iannetta, Responsabile Divisione “Biotecnologie e Agroindustria” dell’ENEA

Qual è la situazione sullo stato di salute del comparto agroalimentare italiano?

Il quadro emerso durante il convegno, coorganizzato da ENEA con Confagricoltura, Federalimentare e con il Cluster Tecnologico Nazionale Agri-Food, ha evidenziato come il dinamismo delle imprese, sia agricole sia agroindustriali, rimanga molto elevato, con un fatturato in crescita. Tuttavia, il saldo della bilancia commerciale ha registrato quest’anno un valore leggermente negativo, dovuto all’aumento delle importazioni di materie prime.

L’Italia è un Paese trasformatore: abbiamo bisogno di materie prime che non riusciamo a produrre internamente, nonostante i notevoli progressi tecnologici legati all’innovazione in agricoltura. Ciò è dovuto anche al fatto che il settore è fortemente condizionato dai cambiamenti climatici in atto, con un impatto significativo sulla produzione primaria. A sottolineare questa difficoltà sono state soprattutto le organizzazioni dei produttori. Tuttavia, se da un lato esiste una criticità di questo tipo, dall’altro il settore può contare su diversi punti di forza legati alla filiera, sui quali è necessario continuare a fare leva.

Quali sono i principali punti di forza e di debolezza emersi dal convegno sul settore agroalimentare?

In primo luogo, come ente di ricerca, noi puntiamo sull’innovazione. Nell’ambito delle attività del Cluster, è stata creata una rete per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico (ReRITT), con l’obiettivo di valorizzare i risultati dei progetti finanziati attraverso il PNRR.

Le attività si concentrano in particolare sul tema del trasferimento dell’innovazione dal mondo della ricerca a quello delle imprese, poiché proprio questo rappresenta un punto di criticità che occorre affrontare. Produciamo molta innovazione, ma investiamo ancora troppo poco nel suo trasferimento. Per questo abbiamo coinvolto le fondazioni che hanno promosso tali progetti, il Centro Nazionale Agritech, il Partenariato esteso On Foods, le due infrastrutture di ricerca MetroFood e Mirri, nonché l’iniziativa PRIMA, che esercita un ruolo di diplomazia scientifica nel Mediterraneo incentrato sui temi dell’agricoltura e dell’agroalimentare.

L’obiettivo è creare sinergie, integrare i risultati già conseguiti e garantire la sostenibilità di lungo periodo delle iniziative. Dobbiamo valorizzare tutti gli investimenti realizzati grazie ai fondi del PNRR, anche perché essi rappresentano, di fatto, un prestito che graverà sulle generazioni future. È quindi nostro dovere assicurare un ritorno concreto, che può manifestarsi attraverso l’innovazione, la promozione di nuove start-up e l’inserimento dei giovani nel sistema agroalimentare nazionale.

Foto: Massimo Iannetta, Responsabile Divisione “Biotecnologie e Agroindustria” dell’ENEA

Un altro elemento riguarda gli aspetti più specifici della competitività. Uno dei principali è certamente quello energetico. In Italia il costo dell’energia è più elevato rispetto ad altri Paesi europei: per questo dobbiamo pensare a fonti alternative e puntare sull’efficientamento energetico. In collaborazione con le imprese, è necessario sviluppare filiere tecnologiche per la decarbonizzazione.

Su questo tema è in corso un ampio dibattito. A livello europeo è stata approvata la legge sul Net Zero Industry Act, finalizzata a favorire la reindustrializzazione verde, e sono previste ingenti risorse economiche — si parla di circa 100 miliardi di euro. Dobbiamo essere pronti a cogliere questa opportunità e a garantire una produzione nazionale capace di sostenere le imprese in questo processo fondamentale di decarbonizzazione, indispensabile per la sostenibilità delle nostre filiere.

Come si inserisce l’economia circolare in questo processo?

L’economia circolare pervade ogni ambito della nostra attività. Tutto ciò che facciamo, quando parliamo di sostenibilità, lo realizziamo in un’ottica di economia e bioeconomia circolare, ossia di recupero e valorizzazione di tutti i residui e sottoprodotti delle nostre filiere agroalimentari, affinché possano essere reintrodotti in altri processi e generare valore aggiunto all’interno della filiera stessa.

Per quanto riguarda il tema dell’efficienza energetica e dell’energia in agricoltura, il pensiero va subito all’agrivoltaico. Come lo giudica?

L’agrivoltaico, al pari di altre fonti energetiche che devono essere sviluppate e integrate tra loro, rappresenta una risorsa importante perché consente di coniugare la produzione agricola con quella di energia. La creazione di comunità energetiche nelle aree rurali, supportate da infrastrutture digitali adeguate per gestire in modo efficiente l’energia prodotta, è un obiettivo assolutamente strategico.

Naturalmente, è fondamentale evitare approcci demagogici: gli impianti agrivoltaici non devono sostituire la produzione agricola, ma integrarsi con essa. L’integrazione equilibrata tra produzione agricola ed energetica è la chiave per garantire sostenibilità e sviluppo armonico dei territori.

Quali sono i prossimi passi di ENEA dal punto di vista tecnologico e dell’innovazione per quanto riguarda il settore agroalimentare?

La prima area di intervento riguarda le biotecnologie. Disponiamo oggi di una tecnologia fondamentale, quella legata al genome editing, definita in italiano come tecniche di evoluzione assistita (TEA). Queste non vanno confuse, come purtroppo spesso avviene a livello europeo, con gli OGM, poiché non prevedono alcun trasferimento di geni da una specie all’altra, ma operano all’interno dello stesso genoma.

Oggi conosciamo con precisione il genoma degli organismi — vegetali e animali — e possiamo intervenire mediante forbici molecolari su specifici geni: possiamo attivarli, silenziarli o riposizionarli all’interno del genoma stesso per conferire all’organismo una maggiore produttività e una migliore resistenza. Si tratta, per esempio, di resistenze verso fitofagi alieni che infestano sempre più frequentemente le nostre colture, oppure verso stress idrici, salini o termici: tutti fattori che incidono sulla capacità di sostenere un’intensificazione produttiva sostenibile.

La seconda area di innovazione riguarda gli aspetti microbiologici, e quindi lo studio del microbioma e del microbiota delle piante e del suolo, elementi che contribuiscono in modo determinante a migliorare la resilienza e la resistenza delle piante agli stress, sia abiotici che biotici.

Un altro ambito di grande rilievo è quello della bioeconomia circolare e rigenerativa, concepita come un processo a cascata per valorizzare tutto ciò che viene prodotto in agricoltura. A questo si collega anche il tema dell’innovazione di processo e di prodotto. ENEA dispone di pilot plants e tecnologie avanzate sia presso il centro della Casaccia sia presso il centro della Trisaia, in Basilicata, dove è possibile realizzare scale-up dei processi innovativi insieme alle imprese. Lo scale-up consente di portare le innovazioni alla scala pre-industriale, così che le aziende possano più facilmente trasferirle nei propri stabilimenti produttivi.

Altra importante area di innovazione è la metrologia per il food e cioè dare evidenza oggettiva della qualità e della salubrità dei prodotti attraverso misure analitiche certe ed affidabili. In questo contesto, ENEA coordina la grande infrastruttura di ricerca europea MetroFood, che si occupa di salubrità, sicurezza alimentare, tracciabilità, origine e autenticità dei prodotti.

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Un altro aspetto cruciale riguarda il rapporto tra nutrizione e salute. Il consumatore è oggi sempre più attento a ciò che consuma, ed è quindi fondamentale promuovere la consapevolezza di corretti stili di vita e di una sana alimentazione. Su questo fronte stiamo lavorando, tra l’altro, nell’ambito del Festival dei Cinque Colori, iniziativa che richiama i colori degli alimenti che consumiamo quotidianamente e che coinvolge un pubblico sempre più vasto. L’obiettivo è promuovere un approccio di citizen science, avvicinando la scienza alla società, in particolare ai bambini e ai più giovani.

Infine, proseguiamo il lavoro avviato già da alcuni anni sul tema degli sprechi alimentari. Anche in questo caso, lavorare con i più piccoli è fondamentale: educare le nuove generazioni significa favorire comportamenti virtuosi nelle famiglie e contribuire a ridurre in modo concreto gli sprechi.

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