- 08/02/2026
- Redazione
- 0
Secondo la Corte dei conti europea, le città dell’UE devono fare di più per convincere i pendolari a lasciare l’auto. Servono investimenti locali mirati e strategie integrate di mobilità sostenibile
Gran parte della popolazione europea vive in città, dove si concentrano lavoro, attività economiche e traffico intenso. Nonostante l’Unione Europea promuova da anni la mobilità urbana sostenibile con norme, finanziamenti e progetti mirati, molti pendolari continuano a preferire l’automobile.
Questo è quanto emerge dall’ultima relazione speciale pubblicata dalla Corte dei conti europea, che evidenzia come gli sforzi a livello locale siano spesso insufficienti.
“Molti cittadini dell’UE usano quotidianamente l’auto nelle aree urbane, spesso perché non esistono valide alternative di mobilità”, ha spiegato Carlo Alberto Manfredi Selvaggi, membro della Corte responsabile dell’audit. “Solo interventi mirati a livello locale possono ridurre ingorghi, migliorare la qualità dell’aria e la vita dei cittadini.”
Piani di mobilità sostenibile: cosa funziona e cosa no
L’UE ha investito circa 60 miliardi di euro tra il 2014 e il 2027 per favorire alternative all’auto privata. Gli investimenti hanno riguardato treni regionali, tram, piste ciclabili e nodi multimodali per collegare diversi mezzi di trasporto. Inoltre, i Piani Urbani di Mobilità Sostenibile (PUMS) diventeranno obbligatori nel 2024 per 431 città europee.
Tuttavia, secondo la Corte, molti PUMS presentano criticità:
Non sempre rispettano le linee guida UE, soprattutto in relazione all’integrazione tra sviluppo urbano e mobilità.
Mancano informazioni precise sui finanziamenti necessari per gli investimenti previsti.
La pianificazione spesso segue i confini amministrativi, ignorando i reali flussi dei pendolari.
Un esempio pratico riguarda l’accessibilità delle periferie: gli auditor hanno scoperto che le automobili raggiungono molte più zone in 45 minuti rispetto ai mezzi pubblici durante le ore di punta, confermando quanto sia difficile scoraggiare l’uso dell’auto senza misure locali più incisive.
Dove serve intervenire
La relazione evidenzia come gli investimenti dell’UE abbiano prodotto i risultati attesi in termini di infrastrutture, ma non sempre abbiano risolto i problemi dei pendolari. Tra le criticità: mancanza di coordinamento tra città vicine; analisi inadeguata dei bisogni reali dei cittadini e progetti incompleti o sottoutilizzati, come parcheggi park-and-ride o piste ciclabili interrotte ai confini urbani.
Secondo la Corte, le politiche europee devono essere accompagnate da strategie locali più efficaci che incentivino i pendolari a lasciare l’auto, ad esempio: limitare l’accesso in auto a zone centrali e offrire incentivi economici per usare mezzi pubblici, bici o soluzioni condivise.
Un percorso iniziato 20 anni fa che deve accelerare
Ci sono voluti due decenni per rendere obbligatoria la pianificazione sostenibile della mobilità urbana nelle principali città europee. La revisione del 2024 del regolamento sulle reti transeuropee dei trasporti (TEN-T) rafforza ulteriormente l’attenzione su trasporto pubblico, piste ciclabili e nodi multimodali, integrandosi con fondi UE come i programmi di coesione, il meccanismo per collegare l’Europa e il dispositivo per la ripresa e resilienza.
Gli auditor della Corte dei conti europea lanciano quindi un messaggio chiaro: per ridurre traffico e inquinamento, migliorare la qualità della vita e raggiungere gli obiettivi climatici, le città devono fare molto di più a livello locale.




















































































































































































































































