Aereo di linea in volo che lascia scie di condensazione, fenomeno legato all’impatto climatico dell’aviazione
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La revisione del sistema europeo di scambio delle emissioni (EU ETS) prevista per il 2026 potrebbe accelerare la decarbonizzazione dell’aviazione: più voli inclusi, incentivi ai carburanti sostenibili e nuove misure contro le scie di condensazione

L’aviazione è uno dei settori più difficili da decarbonizzare e, allo stesso tempo, uno di quelli destinati a crescere di più nei prossimi decenni. Per questo motivo la revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS) prevista per luglio 2026 viene considerata da molti osservatori una svolta possibile per ridurre l’impatto climatico dei voli.

L’obiettivo è duplice: contribuire al raggiungimento dei target climatici fissati dall’Accordo di Parigi e applicare in modo più rigoroso il principio “chi inquina paga”. La proposta principale è ampliare l’attuale sistema ETS, che oggi riguarda solo i voli all’interno dell’Europa, e reinvestire i ricavi generati per accelerare la transizione verde dell’aviazione europea.

Perché estendere l’ETS a tutti i voli in partenza dall’UE

Attualmente il sistema ETS copre solo i voli che avvengono interamente nello spazio europeo. Questo significa che una quota significativa delle emissioni generate dall’aviazione non viene inclusa nel meccanismo di scambio delle quote.

Secondo le stime, l’estensione del sistema a tutti i voli in partenza dall’Unione europea permetterebbe di includere circa 80 milioni di tonnellate aggiuntive di CO₂, oltre alle circa 64 milioni già contabilizzate.

Un altro nodo riguarda i jet privati, che oggi sfuggono in gran parte al sistema. Si stima che l’attuale normativa lasci scoperto circa il 67% delle emissioni prodotte da questi velivoli.

Ampliare il campo di applicazione avrebbe anche un impatto economico importante: i ricavi del sistema ETS per l’aviazione potrebbero passare da circa 3 miliardi di euro nel 2024 a oltre 10 miliardi complessivi. Risorse che potrebbero essere reinvestite nella decarbonizzazione del settore.

Tra i Paesi che beneficerebbero maggiormente di questa estensione figurano Germania, Polonia e Italia.

Carburanti sostenibili per l’aviazione: cosa sono i SAF

Uno degli strumenti già previsti dall’Unione europea per ridurre le emissioni è l’introduzione dei SAF (Sustainable Aviation Fuels), i carburanti sostenibili per l’aviazione.

Per incentivare il loro utilizzo, l’UE ha creato delle quote SAF, cioè un sistema di supporto economico pensato per ridurre la differenza di prezzo tra i carburanti sostenibili e il cherosene tradizionale.

Tuttavia, secondo molti analisti, il meccanismo attuale non è sufficiente per garantire investimenti di lungo periodo, soprattutto per i cosiddetti e-SAF, carburanti sintetici prodotti con elettricità rinnovabile e noti anche come e-kerosene.

Le proposte di riforma prevedono quindi:

  • estensione nel tempo delle quote SAF

  • aumento delle quantità disponibili

  • destinazione di almeno il 50% delle quote agli e-SAF

  • passaggio da un sistema di assegnazione ex post a uno ex ante, per dare maggiore certezza agli investitori.

Secondo le analisi dell’organizzazione Transport & Environment, con queste modifiche i volumi di e-SAF sostenuti potrebbero diventare fino a cinque volte superiori rispetto allo scenario attuale.

Il problema poco noto delle scie di condensazione

Quando si parla di emissioni degli aerei si pensa quasi sempre alla CO₂, ma non è l’unico fattore che contribuisce al riscaldamento globale.

Le scie di condensazione, le linee bianche visibili dietro gli aerei ad alta quota, possono avere un impatto climatico significativo. In alcune stime il loro contributo al riscaldamento globale è paragonabile a quello delle emissioni di CO₂ dell’aviazione.

La buona notizia è che evitarle potrebbe essere relativamente semplice: in molti casi basta modificare leggermente la rotta o l’altitudine di alcuni voli per ridurre la formazione di queste scie.

Nonostante questo, oggi le compagnie aeree non hanno né incentivi né obblighi specifici per farlo.

Per questo la proposta prevede l’introduzione di una sorta di “quota per le scie di condensazione”, un sistema di incentivi finanziato con una piccola parte dei ricavi dell’ETS.

Secondo le stime, questa misura potrebbe evitare tra 20 e 40 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente ogni anno.

Dal 2027 più dati sugli effetti climatici dei voli

Un altro cambiamento previsto riguarda il monitoraggio dell’impatto climatico dell’aviazione.

Dal 2027 le compagnie aeree dovranno segnalare gli effetti non legati alla CO₂ per tutti i voli in partenza e in arrivo in Europa, mentre oggi l’obbligo riguarda solo una parte limitata dei voli all’interno dello Spazio economico europeo.

Questo ampliamento del sistema di monitoraggio consentirà di raccogliere più dati, soprattutto sui voli a lungo raggio, migliorando la comprensione dell’impatto complessivo del settore sul clima.

Le principali raccomandazioni per la riforma del sistema ETS

Tra le proposte avanzate per la revisione del sistema europeo figurano alcune misure chiave:

Estendere il sistema ETS

Dal 2027 l’UE dovrebbe includere tutti i voli in partenza, invece di affidarsi al sistema globale CORSIA.

Includere pienamente i jet privati

I jet privati dovrebbero rientrare completamente nel sistema ETS, eliminando le soglie minime di emissione.

Sostenere i carburanti sintetici

Una parte significativa dei ricavi ETS dovrebbe sostenere la produzione di e-SAF, anche attraverso nuovi meccanismi di mercato.

Riformare il sistema delle quote SAF

Il meccanismo dovrebbe essere ampliato nel tempo e nelle quantità e orientato maggiormente verso carburanti sostenibili avanzati.

Migliorare il monitoraggio climatico

Il sistema di monitoraggio delle emissioni dovrebbe includere tutti i voli da e verso l’Europa.

Incentivare la riduzione delle scie di condensazione

Un sistema di incentivi economici potrebbe spingere le compagnie aeree a modificare alcune rotte per ridurre questo effetto climatico.

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