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L’Unione europea vuole triplicare la capacità dei data center entro i prossimi 5-7 anni, ma punta a contenere consumi di energia e acqua. Dal 2027 le prime etichette di sostenibilità per le grandi infrastrutture digitali

La crescita dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali sta cambiando anche il modo in cui l’Europa deve gestire una delle infrastrutture meno visibili, ma ormai indispensabili, dell’economia digitale: i data center.

La Commissione europea ha proposto un sistema di rating comune per i data center con l’obiettivo di rendere più trasparente il loro impatto sul consumo di energia e di risorse e, allo stesso tempo, favorirne l’integrazione nel sistema energetico europeo.

La questione è destinata a diventare sempre più rilevante. Bruxelles punta infatti a triplicare la capacità dei data center nell’Unione europea nei prossimi cinque-sette anni, una strategia considerata importante per rafforzare la capacità di calcolo, l’autonomia tecnologica e la sovranità digitale europea.

Ma una maggiore capacità digitale significa anche una maggiore domanda di energia e, potenzialmente, una pressione crescente sulle infrastrutture elettriche e sulle risorse naturali.

Un’etichetta per capire quanto è sostenibile un data center

Il regime di rating riguarderà i singoli data center con una capacità superiore a 500 kW e dovrebbe fornire informazioni comparabili sul loro utilizzo delle risorse, a partire da energia e acqua.

Non si tratterà però soltanto di misurare quanto consumano. Il sistema prenderà in considerazione anche il contributo che un data center può offrire alla rete e alla transizione energetica.

Tra gli elementi considerati rientrano, per esempio, il riutilizzo del calore di scarto, la disponibilità di ulteriore capacità di generazione da fonti pulite e la capacità degli impianti di modificare i propri consumi elettrici in funzione delle condizioni della rete.

L’obiettivo è trasformare il data center da semplice grande consumatore di energia a possibile componente attiva del sistema energetico.

Il calore di scarto può diventare una risorsa

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il calore prodotto dai data center. Secondo la Commissione europea, il riutilizzo di circa la metà del calore di scarto generato complessivamente dai data center europei potrebbe equivalere alla domanda totale di riscaldamento di 4 milioni di famiglie.

Il principio è quello dell’economia circolare applicato all’infrastruttura digitale: l’energia utilizzata per alimentare server e sistemi di raffreddamento produce anche calore che, anziché essere disperso, può essere recuperato e utilizzato per altri scopi.

In presenza delle infrastrutture necessarie, questo potrebbe contribuire a ridurre gli sprechi e a rendere più efficiente il sistema energetico locale.

Data center e rete elettrica: la flessibilità diventa centrale

La questione non riguarda soltanto la quantità di elettricità consumata, ma anche quando viene consumata.

Data center progettati per essere efficienti e flessibili possono, in determinate condizioni, adeguare parte dei propri consumi alla disponibilità di energia e alle esigenze della rete.

Per Bruxelles, questa flessibilità potrebbe contribuire a contenere il costo complessivo del sistema elettrico, aumentare la stabilità della rete e facilitare l’integrazione di una quota maggiore di energia rinnovabile.

È una questione particolarmente importante in una fase in cui la domanda elettrica è destinata a crescere anche per effetto della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e dell’elettrificazione dell’economia.

Il prossimo passo: standard minimi di prestazione

La Commissione non si è fermata al nuovo sistema di rating. È stata avviata anche una consultazione pubblica sugli standard minimi di prestazione che dovranno essere applicati ai data center operativi in Europa.

L’obiettivo dichiarato è creare un mercato europeo nel quale efficienza energetica e sostenibilità diventino caratteristiche sempre più rilevanti delle infrastrutture digitali.

La consultazione sulle norme minime di prestazione energetica resterà aperta fino al 14 dicembre 2026. Bruxelles prevede di continuare il confronto con Stati membri, imprese e società civile per definire un quadro normativo che tenga insieme sviluppo digitale e sostenibilità.

Quando arriveranno le prime etichette

Il regolamento delegato che istituisce il nuovo regime di rating è ora sottoposto al periodo di controllo di due mesi da parte del Parlamento europeo e del Consiglio.

I primi risultati concreti sono attesi nel 2027: le prime etichette di sostenibilità dei singoli data center dovrebbero essere visualizzate proprio quell’anno.

Una prima revisione del sistema è invece prevista entro la fine del 2028, quando la Commissione valuterà l’efficacia del meccanismo e la necessità di eventuali modifiche.

Parallelamente proseguirà il lavoro per integrare maggiormente i data center nel sistema energetico europeo. La Commissione sta dando seguito anche alla dichiarazione d’intenti firmata nel giugno 2026, che coinvolge operatori dei data center, gestori delle reti, fornitori di energia e autorità pubbliche nell’obiettivo di arrivare a un accordo tripartito nella seconda metà dell’anno.

La sfida europea: sovranità digitale senza aumentare gli sprechi

La strategia di Bruxelles mette così in evidenza una delle grandi contraddizioni della trasformazione digitale: per aumentare la capacità tecnologica servono infrastrutture fisiche che consumano energia e risorse.

La Commissione vuole quindi che l’espansione dei data center proceda insieme a maggiore efficienza, trasparenza e capacità di integrazione con le reti.

Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per la transizione pulita, giusta e competitiva, ha sottolineato che triplicare la capacità dei data center non dovrebbe tradursi in un analogo aumento della pressione sulle reti elettriche, sull’acqua e sulle bollette energetiche.

Il commissario europeo per l’Energia e l’Edilizia abitativa, Dan Jørgensen, ha invece evidenziato il legame tra trasformazione digitale e responsabilità energetica: comprendere quanto consumano i data center e quali risorse utilizzano rappresenta, secondo la Commissione, il primo passaggio per integrarli in modo sostenibile nel sistema europeo.

La partita, dunque, non riguarda soltanto i server e i grandi impianti tecnologici. Riguarda il modo in cui l’Europa riuscirà a sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale e dell’economia digitale senza trasformare la nuova domanda di calcolo in un nuovo fattore di pressione sul sistema energetico.

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