- 12/10/2026
- Simone Martino
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La digitalizzazione delle infrastrutture passa da BIM e Digital Twin: modelli digitali e dati condivisi per ridurre sprechi, migliorare la manutenzione e rendere le opere più sostenibili lungo tutto il loro ciclo di vita
La trasformazione digitale delle infrastrutture non riguarda soltanto l’introduzione di nuovi software o l’automazione dei processi. Significa cambiare il modo in cui le opere vengono progettate, costruite, monitorate e gestite, facendo circolare informazioni affidabili tra tutti i soggetti coinvolti e utilizzando i dati per prendere decisioni più consapevoli.
È questa la direzione indicata dall’Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili (AIS) durante gli incontri dedicati all’innovazione al SAIE Bologna 2026. Al centro del confronto, il ruolo del Building Information Modeling (BIM), dei Digital Twin e dell’intelligenza artificiale nella modernizzazione della filiera delle costruzioni, con un obiettivo preciso: trasformare la tecnologia in un vantaggio concreto per l’efficienza, la sostenibilità e la sicurezza delle infrastrutture.
Digitalizzazione e sostenibilità, due pilastri della strategia AIS
Per l’Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili, la digitalizzazione non è un semplice strumento di innovazione tecnologica, ma una componente essenziale di qualsiasi strategia orientata alla sostenibilità. Un principio che accompagna AIS fin dalla sua costituzione e che si affianca ad altri tre pilastri: la misurazione della sostenibilità, l’utilizzo di prodotti green e il rispetto dei criteri ESG, relativi agli aspetti ambientali, sociali e di governance.
A spiegarlo è Luca Ferrari, vicepresidente di AIS, che, rispondendo alla nostra domanda sul perché la digitalizzazione sia diventata fondamentale per raggiungere la sostenibilità nel settore delle infrastrutture, ha sottolineato lo stretto legame tra le due dimensioni.
«In AIS riteniamo infatti che non si possa parlare di sostenibilità nelle sue tre declinazioni, ambientale, economica e sociale, senza contemplare il contributo determinante che la digitalizzazione è in grado di fornire al raggiungimento dell’obiettivo di una maggiore sostenibilità», ha dichiarato Ferrari.
La trasformazione digitale diventa quindi una leva per migliorare non soltanto l’efficienza dei processi, ma anche la capacità di valutare gli impatti delle opere, utilizzare meglio le risorse e prendere decisioni sulla base di informazioni affidabili. Il suo contributo riguarda l’intero ciclo di vita delle infrastrutture: dalla progettazione alla realizzazione, fino alla gestione e alla manutenzione.
«Digitalizzazione e sostenibilità sono le sfide chiave del nostro tempo, intrinsecamente legate l’una all’altra nell’ottica delle strategie e degli indirizzi del settore delle costruzioni e in particolare nell’ambito della gestione dell’intero ciclo di vita delle infrastrutture», ha aggiunto il vicepresidente.
Questa impostazione trova spazio anche nei Position Paper elaborati dall’Associazione. Come ha ricordato Ferrari, nei documenti pubblicati finora AIS ha dedicato ampio spazio a esempi concreti del contributo offerto dalle tecnologie digitali, con l’obiettivo di mostrare come l’innovazione possa tradursi in applicazioni operative per il settore.
Il Position Paper n. 8: standard e strumenti per la digitalizzazione
Tra i riferimenti operativi elaborati da AIS figura il Position Paper n. 8, Digitalizzazione per la Sostenibilità, che approfondisce la gestione dei flussi informativi nel settore delle costruzioni. Il documento richiama standard normativi come la UNI 11337 e collega i processi di digitalizzazione ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
Un aspetto centrale riguarda il monitoraggio delle prestazioni attraverso indicatori chiave, i cosiddetti KPI (Key Performance Indicators), utili a valutare i risultati raggiunti sul piano ambientale, economico e sociale. La disponibilità di dati strutturati e confrontabili permette di seguire l’evoluzione delle opere, verificare il rispetto degli obiettivi e supportare decisioni basate su informazioni misurabili.
Perché questo approccio sia efficace, è fondamentale garantire la qualità e l’interoperabilità dei dati, affinché le informazioni possano essere condivise e utilizzate dai diversi soggetti coinvolti nelle fasi di progettazione, realizzazione e gestione. È su questi aspetti che si gioca una parte importante dell’applicazione concreta degli strumenti digitali ai processi infrastrutturali.
BIM e Digital Twin, la gestione delle opere diventa digitale
Il Building Information Modeling è una metodologia che consente di organizzare le informazioni relative a un’opera attraverso modelli digitali condivisi. Non si tratta semplicemente di realizzare una rappresentazione tridimensionale di un edificio o di un’infrastruttura: il valore del BIM risiede nella possibilità di collegare geometrie, caratteristiche tecniche e dati utili alle diverse fasi del progetto.
Quando queste informazioni vengono mantenute e aggiornate nel tempo, possono diventare la base per costruire un Digital Twin, un modello digitale che supporta la conoscenza e il monitoraggio dell’opera reale.
L’integrazione tra questi strumenti permette di migliorare il coordinamento tra progettisti, imprese, committenti e gestori. Può inoltre contribuire a individuare incongruenze prima dell’avvio dei lavori, ridurre le rilavorazioni, limitare gli sprechi di materiali e programmare in modo più efficace la manutenzione.
È proprio l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura a rappresentare il punto di svolta: le informazioni raccolte durante la progettazione e la costruzione possono continuare a essere utilizzate anche nella fase di esercizio, evitando che dati importanti vadano dispersi al termine del cantiere.
Intelligenza artificiale, robotica e smart city: le sfide del settore
Il futuro delle infrastrutture sarà sempre più legato all’integrazione tra diverse tecnologie. L’automazione avanzata, la robotica e l’intelligenza artificiale possono supportare le attività operative e l’analisi dei dati, mentre la realtà virtuale offre nuove possibilità per la formazione e la preparazione degli addetti.
Anche lo sviluppo delle smart city richiede una maggiore capacità di raccogliere, condividere e interpretare informazioni provenienti da reti, edifici e servizi urbani.
Perché queste opportunità si traducano in risultati concreti, tuttavia, occorre affrontare alcune criticità. Tra le priorità individuate da AIS figurano l’aggiornamento delle competenze professionali, la sicurezza informatica e l’evoluzione del quadro normativo.
La disponibilità di grandi quantità di dati, infatti, non garantisce automaticamente una gestione migliore delle opere. Servono informazioni strutturate, standard condivisi e sistemi capaci di comunicare tra loro. Senza interoperabilità, il rischio è che ogni soggetto utilizzi piattaforme separate, rendendo più difficile la collaborazione e riducendo il valore delle informazioni disponibili.
Il caso TELT: meno errori e sprechi grazie al BIM
Un esempio concreto delle potenzialità della digitalizzazione è stato presentato da Chiara Butera, responsabile della struttura organizzativa Building Information Management di TELT, la società impegnata nella realizzazione della sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.
L’esperienza illustrata al SAIE mostra come l’adozione del BIM e lo sviluppo progressivo del Digital Twin possano contribuire a migliorare il coordinamento delle attività attraverso ambienti di condivisione dei dati, noti come ACDat, e modelli interoperabili.
La disponibilità di informazioni organizzate permette di individuare più facilmente le incongruenze progettuali, riducendo gli errori e le rilavorazioni che possono tradursi in ritardi, maggiori costi e sprechi di materiale in cantiere.
I vantaggi riguardano anche la fase successiva alla costruzione. Un patrimonio informativo strutturato può supportare la gestione dell’opera, il monitoraggio delle prestazioni e la pianificazione degli interventi di manutenzione.
Un ulteriore elemento è l’integrazione tra BIM, sistemi informativi geografici (GIS) e piattaforme collaborative. Collegare il modello dell’infrastruttura alle informazioni territoriali consente di valutare con maggiore consapevolezza gli aspetti ambientali ed economici e di mettere a disposizione dei diversi operatori una base informativa comune.
Il caso evidenzia un punto essenziale: il valore della digitalizzazione non si esaurisce nella fase di progettazione, ma dipende dalla capacità di mantenere le informazioni accessibili e utili durante tutta la vita dell’opera.
Credit: AIS – Associazione Infrastrutture Sostenibili
Dati condivisi e regole comuni per accelerare l’innovazione
Per AIS, la trasformazione digitale richiede un impegno che coinvolga l’intera filiera. Committenti, stazioni appaltanti, progettisti, imprese, gestori e mondo accademico devono poter lavorare con processi compatibili, obiettivi condivisi e criteri di valutazione coerenti.
L’Associazione punta a favorire questo dialogo attraverso la diffusione di buone pratiche, la produzione di linee guida e lo sviluppo di riferimenti operativi per il settore. L’obiettivo è trasferire le innovazioni tecnologiche, già disponibili in molti ambiti applicativi, all’interno delle procedure, della regolamentazione e dei criteri economici e finanziari utilizzati per valutare gli investimenti.
In questo percorso si inserisce anche il modello di rating del «Cantiere Sostenibile», diventato all’inizio del 2025 la UNI/PdR 172, secondo quanto riportato dall’Associazione. Il risultato testimonia il ruolo che strumenti condivisi possono assumere nel tradurre principi generali in criteri applicabili ai processi di costruzione.
La sfida riguarda quindi non soltanto l’adozione delle tecnologie, ma anche la capacità del sistema di utilizzarle in modo coerente e continuativo.
Digitalizzazione e sostenibilità, due obiettivi inseparabili
Il confronto al SAIE Bologna 2026 restituisce una visione in cui innovazione digitale e sostenibilità procedono insieme. Modelli informativi, intelligenza artificiale e sistemi di monitoraggio possono migliorare la conoscenza delle opere, ridurre gli sprechi e rendere più efficiente la gestione delle risorse.
Perché questo potenziale diventi realtà, sarà necessario investire nelle competenze, garantire la qualità e la sicurezza dei dati e superare le frammentazioni tra sistemi e operatori.



























































































































