Condividi questo articolo

Milioni di pannelli fotovoltaici arriveranno a fine vita nei prossimi decenni. Il riciclo può trasformare il problema dei rifiuti in una nuova filiera da oltre 20 miliardi di dollari

La corsa mondiale al fotovoltaico sta aprendo un nuovo capitolo della transizione energetica: quello dei pannelli solari arrivati a fine vita. Se da una parte la diffusione dell’energia solare è indispensabile per accelerare la decarbonizzazione, dall’altra il crescente numero di moduli dismessi pone una domanda sempre più urgente: che cosa ne faremo quando non saranno più utilizzabili?

La risposta potrebbe arrivare dall’economia circolare. Ridurre gli sprechi, riutilizzare i componenti ancora funzionanti e riciclare le materie prime contenute nei pannelli potrebbe trasformare quello che oggi viene considerato soprattutto un problema ambientale in una nuova filiera industriale.

Il potenziale economico è tutt’altro che trascurabile. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), il valore dei materiali recuperati ogni anno dai pannelli fotovoltaici a fine vita potrebbe arrivare a 6 miliardi di dollari entro il 2040 e superare 20 miliardi di dollari entro il 2050.

Entro il 2050 oltre 25 milioni di tonnellate di pannelli da gestire

Il fenomeno è destinato ad accelerare con l’invecchiamento degli impianti installati negli ultimi decenni. Un pannello fotovoltaico ha normalmente una vita utile nell’ordine dei 25-30 anni: una volta terminato il suo ciclo operativo, deve essere dismesso, raccolto e avviato al riutilizzo o al trattamento.

Nello scenario compatibile con l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C, IRENA stima che entro il 2050 i pannelli fotovoltaici a fine vita potrebbero superare 25 milioni di tonnellate a livello globale, equivalenti a oltre 400 GW di capacità fotovoltaica.

Numeri che danno la misura della sfida logistica. Nei prossimi dieci anni, la raccolta e il trattamento dei moduli dismessi richiederebbero, secondo le stime riportate nel comunicato, almeno 120.000 viaggi di autocarri pesanti e più di 150 impianti di trattamento di medie dimensioni pienamente operativi.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto lo smaltimento. La vera partita sarà costruire una filiera capace di recuperare il maggior numero possibile di materiali e reinserirli nell’economia.

Credit: IRENA

Dal vetro all’argento: dentro un pannello c’è una miniera di materiali

La componente più interessante dell’economia circolare applicata al fotovoltaico è proprio il valore delle materie prime recuperabili.

Le tecnologie di riciclo oggi disponibili consentono di recuperare oltre il 90% dei materiali contenuti nei pannelli, tra cui vetro, alluminio, rame, silicio e argento. Con l’evoluzione dei processi industriali, il recupero dei materiali di maggiore valore potrebbe diventare ancora più efficiente, arrivando tecnicamente vicino al 100% per alcuni minerali preziosi.

Il passaggio decisivo è trasformare questi materiali recuperati da rifiuti in nuove risorse industriali. Una volta separati e trattati, possono infatti essere immessi nuovamente nei mercati esistenti e utilizzati per realizzare nuovi prodotti.

È qui che la sostenibilità ambientale incontra l’interesse economico: meno materie prime da estrarre, meno rifiuti da gestire e, contemporaneamente, nuove risorse da commercializzare.

Il valore potrebbe superare i 20 miliardi di dollari

La prospettiva economica diventa particolarmente significativa osservando le proiezioni di lungo periodo. Il mercato dei materiali recuperati dai pannelli fotovoltaici a fine vita potrebbe raggiungere circa 6 miliardi di dollari l’anno nel 2040, per poi superare 20 miliardi di dollari entro il 2050.

Il riciclo, dunque, potrebbe diventare una componente strutturale della stessa industria solare, accompagnando la crescita delle installazioni con una filiera dedicata alla gestione della loro seconda vita.

Non solo riciclo: la partita riguarda anche occupazione e nuove competenze

L’economia circolare non produce soltanto materie prime. Può creare anche lavoro.

Il fotovoltaico rappresentava già nel 2024 il 43% dell’occupazione complessiva nel settore delle energie rinnovabili, con oltre 7,2 milioni di posti di lavoro nel mondo. L’aumento dei pannelli da gestire a fine vita potrebbe quindi aprire un ulteriore mercato occupazionale legato alla raccolta, alla selezione, alla riparazione, al riutilizzo e al riciclo.

Uno studio condotto da una rete di imprese sociali in Europa indica, in particolare, che una forza lavoro adeguatamente formata può generare tra 60 e 140 posti di lavoro ogni 1.000 tonnellate di materiali raccolti per il riutilizzo dei rifiuti elettronici.

Il modello può assumere un peso ancora maggiore nei Paesi in via di sviluppo, dove le attività di raccolta, riparazione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti possono rappresentare una fonte di reddito per chi opera nell’economia informale.

La sostenibilità non può prescindere dalla sicurezza dei lavoratori

C’è però un elemento che non può essere trascurato: l’economia circolare non è automaticamente sinonimo di sostenibilità sociale.

Le attività di raccolta e trattamento devono essere accompagnate da regole capaci di tutelare la salute dei lavoratori e l’ambiente. In particolare, l’integrazione delle attività informali nelle filiere circolari richiede standard di sicurezza, politiche del lavoro e adeguate misure di protezione ambientale.

L’obiettivo è evitare che il recupero delle materie prime si trasformi in un’attività a basso costo ottenuta a discapito della sicurezza di chi lavora nella filiera.

La prossima sfida del fotovoltaico è costruire una filiera circolare

La crescita del solare porta con sé una conseguenza inevitabile: prima o poi, milioni di pannelli installati oggi arriveranno al termine della loro vita utile.

La sfida sarà allora decidere se considerarli semplicemente rifiuti oppure risorse da recuperare. La seconda strada apre una prospettiva diversa: trasformare il fine vita dei pannelli in un nuovo segmento industriale, capace di generare materie prime, valore economico e occupazione.

Per riuscirci, però, non basterà investire nelle tecnologie di riciclo. Servirà una strategia coordinata che coinvolga produttori, operatori della gestione dei rifiuti, istituzioni, lavoratori e comunità locali, con regole adeguate ai diversi mercati.

Il futuro del fotovoltaico, insomma, non si giocherà soltanto su quanti pannelli riusciremo a installare. Una parte sempre più importante della transizione energetica passerà anche dalla capacità di recuperare, riutilizzare e riciclare quelli che abbiamo già prodotto.

Condividi questo articolo