- 22/09/2025
- Simone Martino
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Il nucleare “Too late, Too costly” così Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, a margine della presentazione del World Nuclear Industry Status Report 2025 (WNISR)
È stato presentato oggi presso Spazio Europa il World Nuclear Industry Status Report 2025 (WNISR), il rapporto internazionale di riferimento che fotografa lo stato dell’industria nucleare mondiale.
L’iniziativa è stata co-organizzata da Kyoto Club, Fondazione Heinrich-Böll, Fondazione Friedrich-Ebert, Ufficio Federale Tedesco per la sicurezza della gestione delle scorie nucleari (BASE), Mycle Schneider Consulting e, per l’evento pubblico, dal Coordinamento FREE.
Nel giugno 2025 la produzione di elettricità solare ha superato quella nucleare di un quinto
Durante la presentazione, esperti e rappresentanti del mondo scientifico e associativo hanno discusso dati e scenari che evidenziano come, mentre le energie rinnovabili accelerano la loro crescita, il nucleare fatichi a mantenere un ruolo rilevante nel mercato globale dell’energia.
Noi ne abbiamo parlato con Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club.
Dott. Silvestrini, gli ultimi report diffusi evidenziano una crescita delle fonti rinnovabili a livello mondiale. È una sorpresa?
Assolutamente no. Diciamo che la vera sorpresa è l’accelerazione di questa crescita, soprattutto per quanto riguarda la Cina. Il divario tra la quota di rinnovabili e quella del nucleare si allarga sempre di più. Le rinnovabili stanno crescendo — in alcuni casi, come il fotovoltaico, in modo esponenziale — mentre il nucleare fatica ed è praticamente stazionario da vent’anni.
Crisi climatica, crescita demografica ed espansione delle infrastrutture digitali stanno portando il mondo a consumare più elettricità del previsto. Quanto e come le fonti rinnovabili possono aiutare in questa fase e nel futuro?
È vero, anche se a volte si tende a esagerare. Tuttavia, i data center assorbono molta energia elettrica. Il punto è che ne avranno bisogno subito, nei prossimi tre-cinque anni, soprattutto negli Stati Uniti — ma non solo. E chi può fornire energia in tempi così brevi? Le rinnovabili, perché per il nucleare se ne parla dal 2035 in poi, se tutto va bene.
Questa situazione rappresenta un’ulteriore opportunità per le rinnovabili di contribuire alla crescita della domanda energetica, dando anche una spinta agli investimenti nei sistemi di accumulo: le rinnovabili da sole, infatti, non bastano. Anche i sistemi di accumulo stanno crescendo in maniera esponenziale.
Una delle ragioni principali di questa crescita che riguarda non solo le fonti rinnovabili — in particolare il fotovoltaico — ma anche gli accumuli, è rappresentata da un trend di riduzione dei costi molto significativo.
Quindi in questo contesto il nucleare che ruolo gioca?
“Too late, Too costly” cioè arriva troppo tardi ed è troppo costoso. Per quanto riguarda l’Italia penso che non si farà mai.
A che punto sono l’Unione Europea e l’Italia nello sviluppo delle fonti rinnovabili e nella loro integrazione nel mix energetico, soprattutto rispetto alla Cina e ad altri Paesi?
La crescita delle rinnovabili nel mondo è piuttosto disomogenea. La Cina ha compiuto una corsa impressionante, raggiungendo già nel 2024 gli obiettivi che si era posta per il 2030, e continua a crescere in modo significativo. Ma ciò che risulta interessante è che stanno avanzando anche altri Paesi, non solo europei ma anche asiatici, e qualche segnale positivo si comincia a vedere perfino in Africa. L’Europa dispone di un’industria fortemente impegnata nella transizione, e dunque può essere considerata a pieno titolo tra i protagonisti di questa fase di espansione.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la situazione è piuttosto particolare: le fonti rinnovabili e l’industria a esse collegata hanno registrato ottimi risultati, grazie soprattutto agli sforzi compiuti dall’ex presidente Biden. Tuttavia, oggi si assiste a una frenata, che presenta due aspetti distinti: da un lato, alcuni Stati — come la California — che godono di ampi poteri decisionali, continuano a investire e a sostenere la transizione; dall’altro, in aree dove il ruolo del Governo centrale è più rilevante, si sono verificati ostacoli significativi. Basti pensare, per esempio, al blocco di un grande impianto eolico offshore sulla costa orientale.
Nel complesso, mi sento di affermare che quella delle rinnovabili è una corsa ormai inarrestabile: si stanno raggiungendo risultati più rapidi e più ambiziosi di quanto si potesse immaginare appena quattro o cinque anni fa. Si respira una buona aria.





















