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Data center sostenibili, efficienza energetica, gestione delle risorse idriche e intelligenza artificiale: il progetto ROM1 punta a rafforzare il ruolo di Roma come hub digitale del Mediterraneo

I data center sono infrastrutture strategiche per l’economia digitale, ma il loro sviluppo pone interrogativi importanti in termini di consumi energetici, utilizzo dell’acqua e sostenibilità ambientale. La crescente domanda di capacità di calcolo, anche legata all’intelligenza artificiale, rende sempre più centrale la ricerca di un equilibrio tra innovazione, efficienza e valore per i territori.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Talotta, Executive Managing Director di Digital Realty, che ci ha raccontato il progetto ROM1, il rapporto tra data center e sostenibilità e le prospettive di Roma come hub di interconnessione digitale per il Mediterraneo.

I data center consumano sempre più energia, ma sono anche alla base di servizi digitali che possono ridurre sprechi, spostamenti e consumi in altri settori. È il grande paradosso della rivoluzione digitale: più tecnologia significa necessariamente più impatto ambientale? Come si misura il bilancio tra energia consumata e risorse risparmiate grazie alla digitalizzazione?

È un bilancio complesso, poiché l’impatto di un data center e i benefici della digitalizzazione riguardano sistemi molto diversi e non esiste un unico indicatore per un confronto diretto. Nel nostro settore utilizziamo metriche specifiche come il PUE (Power Usage Effectiveness), per misurare l’efficienza dell’infrastruttura rispetto all’energia usata dagli apparati IT, e il WUE (Water Usage Effectiveness), per l’efficienza idrica.

La domanda corretta, tuttavia, non è semplicemente quanta energia consuma un data center, ma con quale efficienza tale energia viene trasformata in servizi digitali e valore economico. Il nostro obiettivo è realizzare infrastrutture altamente efficienti e scalabili, capaci di abilitare cloud, intelligenza artificiale e trasformazione digitale, migliorando al contempo e continuamente le prestazioni ambientali.

Quando si parla di data center, l’attenzione non è rivolta soltanto all’energia. Anche l’acqua è diventata un tema centrale, soprattutto nei territori che ospitano queste infrastrutture. Per ROM1 avete scelto un sistema di raffreddamento che punta ad azzerare il consumo continuativo di acqua potabile dalla rete pubblica. Ci spiega meglio come funziona?

ROM1 è stato progettato con un sistema di raffreddamento a circuito chiuso, integrato da soluzioni di free cooling e raffreddamento adiabatico, proprio per evitare il consumo continuativo di acqua potabile dalla rete pubblica. In pratica, l’acqua all’interno del circuito viene ricircolata anziché essere prelevata in modo costante dall’acquedotto.

L’obiettivo è minimizzare il ricorso alla risorsa idrica potabile fin dalla fase di progettazione dell’infrastruttura, garantendo al contempo le elevate prestazioni e la resilienza richieste dai moderni carichi di lavoro digitali.

L’Italia vuole attrarre i grandi investimenti nelle infrastrutture digitali, ma la partita con gli altri hub europei è tutt’altro che scontata. Tra costo dell’energia, disponibilità di rete e tempi della burocrazia, quali sono oggi le condizioni indispensabili perché l’Italia possa rafforzare il proprio ruolo e diventare uno dei principali hub digitali del Sud Europa?

Il costo dell’energia è certamente un fattore rilevante, ma le decisioni di investimento dipendono da un ecosistema più ampio: l’accesso a una capacità elettrica stabile e affidabile, la connettività, la rapidità dei processi autorizzativi e la prevedibilità del quadro regolatorio.

L’Italia ha l’opportunità di consolidare e rafforzare la propria posizione come uno dei principali mercati dell’infrastruttura digitale nel Sud Europa lavorando in modo sinergico su tutti questi elementi.

ROM1 nasce dal recupero di un’ex area industriale dismessa, con interventi sulla viabilità e sugli spazi verdi. Quali altre forme di valore può generare un progetto di queste dimensioni per il territorio? E quali opportunità si possono aprire attraverso collaborazioni con università, imprese locali e programmi di formazione?

Per noi un data center deve creare valore anche all’esterno del proprio perimetro. Con ROM1 stiamo trasformando un’ex area industriale dismessa in un’infrastruttura digitale strategica, limitando il consumo di nuovo suolo e contribuendo alla riqualificazione della viabilità e degli spazi verdi circostanti.

In prospettiva, l’ambizione è rafforzare i legami con università, imprese locali e programmi di formazione sulle competenze digitali, oltre a valutare opportunità come il recupero del calore di scarto laddove sia tecnicamente ed economicamente fattibile.

Nel futuro della connettività mediterranea c’è anche Roma. La Capitale guarda a un ruolo strategico nei collegamenti tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia, accanto a hub già affermati come Marsiglia. Quali sono i punti di forza su cui può costruire questa ambizione? E quale ruolo potrà giocare nel nuovo ecosistema digitale mediterraneo nei prossimi cinque-dieci anni?

Roma non ha bisogno di replicare il modello di Marsiglia per avere successo: la sua opportunità risiede nello sviluppare un ruolo complementare all’interno di un ecosistema di connettività mediterraneo sempre più distribuito. La posizione geografica di Roma e la vicinanza alle rotte dei cavi sottomarini costituiscono basi solide per questa crescita.

Il passo successivo sarà ampliare l’ecosistema di operatori di rete, cloud provider, piattaforme e imprese attorno a questa connettività neutrale. In questa prospettiva, Roma si integra perfettamente con Milano nel nostro modello “dual-city” in Italia: Milano come hub primario per il cloud, l’enterprise e la connettività europea, e Roma come gateway strategico di interconnessione per il Mediterraneo.

L’intelligenza artificiale sta cambiando le regole del gioco e la domanda di capacità di calcolo è destinata a crescere. In questo scenario, Digital Realty punta a sviluppare a Roma un campus da 35,2 MW e sei data center. Quali aziende e settori volete attrarre nella Capitale?

Il campus è stato progettato per crescere in modo progressivo e coordinato con l’evoluzione della domanda del mercato. ROM1 partirà con una capacità IT iniziale di 3,2 MW, all’interno di un piano pluriennale che prevede di raggiungere 35,2 MW a pieno sviluppo.

Il nostro obiettivo è creare a Roma un ecosistema aperto, neutrale rispetto agli operatori di rete e ai cloud provider (carrier- and cloud-neutral), capace di supportare le aziende, i fornitori di servizi digitali e i carichi di lavoro ad alta intensità computazionale, inclusa l’intelligenza artificiale.

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