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A Bologna il Festival del Biologico apre il confronto tra ricerca, imprese e associazioni. Focus su innovazione, agroecologia e futuro del settore

Si chiude oggi a Bologna il Festival del Biologico e della Sostenibilità, l’evento dedicato a ricerca, innovazione e modelli agroecologici che coinvolge università, istituzioni, imprese e cittadini. La manifestazione — organizzata da DSG, DISTAL, AssoBio e FederBio — punta a costruire un dialogo concreto sul ruolo del biologico nel sistema agroalimentare italiano.

La prima giornata, dedicata al confronto tra mondo accademico e imprese, ha riunito tutte le principali associazioni del settore, che hanno portato una visione condivisa sulla necessità di un modello produttivo più trasparente, equo e sostenibile.

“Il biologico è la risposta più concreta alla sostenibilità”: l’intervento di AssoBio

A portare la voce di AssoBio è stata la presidente Nicoletta Maffini, che ha delineato un quadro realistico, tra difficoltà e opportunità.

«Nonostante il contesto internazionale complesso – tra tensioni geopolitiche e instabilità – il biologico oggi mostra una tenuta migliore rispetto all’agroalimentare nel suo insieme», ha spiegato. «Tuttavia, questo non significa che la situazione sia rosea. È necessario ribadire la nostra visione: il biologico rappresenta la risposta più concreta alla sostenibilità».

Maffini ha poi affrontato il tema dell’agricoltura rigenerativa, spesso proposta senza un chiaro collegamento al mondo bio: «In Europa si parla sempre più di agricoltura rigenerativa, spesso senza citare il biologico, ma per noi l’agricoltura rigenerativa è solo quella biologica: un modello di agricoltura che prevede regole precise, fondato su evidenze scientifiche e capace di riportare vitalità ai terreni in pochi anni».

Il discorso si è poi spostato sulle difficoltà economiche: «Lo scontrino medio nei supermercati italiani è di 21–22 euro per circa 13 prodotti, quindi meno di 2 euro ad articolo, segno di risorse familiari molto limitate. La povertà è ormai diffusa e, dal Covid in poi, la situazione non è migliorata». Secondo Maffini, anche gli agricoltori soffrono: «Spesso non viene riconosciuto loro un prezzo adeguato rispetto al proprio lavoro, e le difficoltà sono le stesse della distribuzione e delle imprese di trasformazione che rappresento. La marginalità nel settore è così ridotta che, senza una vera sinergia, rischiamo di perdere tutti».

Foto: Nicoletta Maffini, Presidente di Assobio e Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio

La presidente di AssoBio ha ribadito la necessità di costruire un equilibrio fra tutti gli attori della filiera: «Distribuzione e trasformazione devono costruire un equilibrio win-win, in cui ciascuno rinuncia a qualcosa per permettere al sistema di reggere». E ha concluso sottolineando il valore del Festival: «Incontri come questo sono cruciali: rafforzano le relazioni tra le associazioni che portano istanze comuni al Ministero e all’Europa. Solo un approccio sistemico può supportare davvero la transizione ecologica».

Consumi in crescita ma produttori in difficoltà: l’analisi di FederBio

A seguire è intervenuta Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, che ha ricordato come il settore sia in crescita costante.

«Dal 2012 superfici e consumi sono in continuo aumento e, per la prima volta, nel 2024 la percentuale di crescita dei consumi ha superato la percentuale di crescita delle superfici coltivate a bio», ha spiegato.

Per Mammuccini, promuovere il biologico significa anche tutelare l’ambiente e le persone: «Numerose evidenze scientifiche attestano i benefici del biologico: favorirne la diffusione significa tutelare la salute del pianeta e delle persone». Il settore sostiene anche modelli virtuosi: «Lo sviluppo del bio rafforza esperienze come i distretti biologici, che innovano i modelli di produzione e consumo e consolidano una comunità del cibo che ne tutela il valore economico, sociale e culturale».

Ma anche FederBio evidenzia criticità ormai strutturali: «Servono maggiore semplificazione burocratica, soluzioni per affrontare la crisi climatica e, soprattutto, un prezzo equo, sia per gli agricoltori sia per i cittadini». Il nodo principale resta economico: «A fronte di un aumento dei prezzi al consumo del 24%, quelli riconosciuti ai produttori in molti casi sono crollati: molti agricoltori non reggono più. Non si può continuare ad andare sotto i costi di produzione».

Mammuccini ha poi richiamato l’urgenza di investire in ricerca e innovazione, ricordando che molte pratiche agroecologiche sono già diffuse anche nel convenzionale:
«I dati dell’Osservatorio Agrofarma, che attestano un calo del 18% dei fitosanitari di sintesi e un aumento del 133% dei principi attivi di origine naturale, dimostrano che molte innovazioni agroecologiche sono già diffuse, perché più efficaci e meno soggette a resistenze».

Infine, un monito alla politica: «Ecco il paradosso: mentre le imprese avanzano verso gli obiettivi del Green Deal, la politica rallenta. Tornare indietro ora sarebbe una scelta disastrosa: è necessario proseguire nella transizione ecologica, a tutela anche delle future generazioni».

Ascolta qui il podcast Prospera

Workshop, visite e sfide per studenti: come si è svolto il Festival

Il Festival ha previsto tavole rotonde, workshop, visite guidate ad aziende sperimentali e challenge dedicate agli studenti. L’obiettivo è stato quello di creare nuove connessioni tra ricerca, imprese e istituzioni, stimolare progettualità sostenibili e raccontare come il biologico possa essere una leva decisiva per il futuro dell’agroalimentare italiano.

L’iniziativa è stata finanziata dall’Unione Europea tramite NextGenerationEU, attraverso il Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR.

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